Google Stadia, il nuovo pilastro del gaming tra dubbi e speranze - articolo

“E si sono riuniti tutti i publisher e i loro giochi, in un piattaforma chiamata Google Stadia.”

Google Stadia ha suscitato in molti le stesse, contrastanti emozioni tipiche di un primo appuntamento con una persona conosciuta a distanza: ci si domanda se si possa essere all'altezza delle aspettative, se l'altra persona abbia intenzioni serie, se i rispettivi stili di vita possano essere compatibili e, soprattutto, se chi stiamo andando a incontrare sia la giovane sorridente in primo piano con gli occhiali da sole e il cappello di paglia e non il tipo pallido, agitato e fuori fuoco che appare un po' troppo spesso nell'angolo delle foto che ci hanno inviato.

A distanza di circa tre mesi dall'annuncio di Google Stadia, il primo video della serie Stadia Connect (un format equivalente al rinomato Nintendo Direct e il più recente State of Play di Sony) ha mostrato un Phil Harrison intento a presentare i primi titoli disponibili al lancio della nuova, promettente piattaforma di gioco, pensata per rendere "il videogiocare un'attività accessibile per tutti" e per "unire giocatori e spettatori del medium in una community globale".

È stata ribadita la possibilità di giocare fin dal lancio su qualunque schermo a disposizione in qualunque momento, tra TV, desktop, laptop, tablet e smartphone a partire da Pixel 3, il tutto senza bisogno d'installare e aggiornare alcun software di gioco, così come la presenza di titoli esclusiva e offerte lancio.

Utilizzare il data center di Google come "piattaforma di gioco" suonava fantascientifico ai tempi della presentazione di Stadia e sentirlo ribadito non ha cambiato la sensazione di gioiosa incredulità: al di là di quelle che saranno le effettive prestazioni del servizio, la sola esistenza di un simile concept è un incredibile passo avanti nella natura stessa del gaming ed è evidente che l'iniziativa presa da Google segnerà il percorso entro il quale si muoveranno in futuro anche le altre aziende del settore.

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Google Stadia offrirà una libreria viva via più ampia di prodotti diversissimi tra loro, per garantire una copertura totale di gusti ed esigenze dei consumatori.

Harrison ha posto l'accento anche su come Stadia voglia focalizzarsi sui videogiochi e la community intorno ad essi, senza limitarsi a un singolo genere o una singola tipologia di prodotti, ma puntando a offrire un'esperienza il più possibile completa e adatta ai gusti e le esigenze di chiunque.

Stadia Connect è stato l'evento durante il quale Larian Studios ha mostrato per la prima volta il teaser del suo nuovo (e assai anticipato) progetto in collaborazione con Wizards of the Coast: Baldur's Gate 3. Si tratta di un annuncio che ha a dir poco scaldato il cuore dei giocatori di decenni ormai lontani e, per quanto ancora nulla sia stato mostrato come gameplay effettivo, la sola esistenza di questo trailer dimostra quanto Larian Studios abbia dimostrato negli anni il proprio valore, meritando di tenere fra le mani un progetto così importante.

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L'intervista a Swen Vincke, fondatore di Larian Studios, lascia trasparire genuina emozione e gioia per la possibilità di sviluppare un titolo importante e simbolico come Baldur's Gate 3.

L'annuncio di Baldur's Gate 3 nel corso di Stadia Connect evidenzia anche come Google non punti all'attenzione dei soli giocatori occasionali da "pausa sul trono", o dei feticisti dei numeri e delle prestazioni hardware da "master race", in cui i software acquistati sono più che altro agnelli immolati alla potenza della macchina da gioco: l'offerta proposta da Stadia vuole essere "democratica", uguale ed efficiente per tutti.

Va da sé che per raggiungere un simile traguardo la principale barriera all'entrata sia la connessione internet a disposizione del cliente. La massima prestazione a cui punta Stadia è il 4K, accompagnato da HDR, audio surround 5.1 e 60 fotogrammi al secondo e, stando a quanto dichiarato, per ottenere questo risultato sarà necessaria "solamente" una connessione di 35 Mbps, visto che il carico di elaborazione sarà gestito quasi totalmente dai server Google e non dall'utente.

Anche per i meno fortunati in termini di connessione (casi purtroppo assai frequenti anche e soprattutto nel nostro Bel Paese) il servizio di Stadia risulterà accessibile, pur se a prestazioni inferiori, modulando la resa video e audio per garantire un gameplay fluido fino a un minimo imprescindibile di 10 Mbps: la scelta di dar priorità alla bassa latenza e alla stabilità si traduce nella possibilità di usufruire anche di titoli estremamente dinamici e che richiedono la massima precisione, come i giochi sparatutto, di combattimento e, in generale, i titoli dal contenuto adatto anche al gaming competitivo.

Tutto questo era già stato accennato durante la presentazione della piattaforma Google e vederlo confermato e accompagnato da dati concreti non ha fatto altro che alzare l'asticella dell'aspettativa verso l'alto. Terminata una carrellata di trailer di titoli estremamente vari fra loro e che saranno disponibili al lancio di Stadia, Harrison ha lasciato la parola al vicedirettore del progetto, John Justice, che ha discusso i costi e la disponibilità di Stadia al momento del rilascio. Oltre ad evidenziare ancora una volta quanto Google voglia puntare a un'esperienza il più possibile diversificata, accessibile e interessante per chiunque, l'uomo ha messo sul piatto il primo boccone agrodolce della presentazione: Stadia Pro.

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La connessione richiesta per la fruizione del servizio Google Stadia rientra in canoni accettabili anche per le paleolitiche connessioni italiane.

L'abbonamento Premium è una condizione necessaria per usufruire della massima prestazione offerta dal servizio. Per un costo di 9,99 dollari al mese, Stadia Pro sblocca la massima qualità del servizio streaming (4k, HDR, suono 5.1 e 60fps) e la possibilità di "aggiungere gratuitamente del contenuto alla propria libreria"; rimaniamo in attesa di ulteriori approfondimenti su quanto spesso e in che quantità saranno integrati i nuovi giochi gratuiti a disposizione degli utenti Pro.

Subito dopo, Justice ha presentato Stadia Founder's Edition, versione limitata e preordinabile di un bundle in grado d'offrire la massima prestazione di streaming grazie a un Chromecast Ultra, un controller Stadia in colorazione limitata, tre mesi di abbonamento Stadia Pro, un Buddy Pass della stessa durata, per poter condividere l'esperienza Pro con un altro giocatore, la possibilità di scegliere il proprio gametag in anticipo rispetto agli altri abbonati e, ultimo ma non meno importante, accesso alla versione completa di Destiny 2, comprensiva quindi di gioco base, add-on ed espansioni.

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Stadia Pro e il Founder's Pack, così presenti nel corso della conferenza, hanno intiepidito gli animi di molti degli spettatori.

Per chi non fosse interessato all'abbonamento Pro, il servizio Stadia sarà declinato nella versione Base, con risoluzione massima di 1080p: trattandosi di un servizio completamente gratuito, la libreria di Stadia non sarà a libera fruizione, ma ogni singolo articolo andrà acquistato e non è stato ancora reso noto il costo medio che i software avranno in questa nuova versione.

L'iniziale annuncio di Stadia aveva fatto viaggiare la fantasia di molti in sogni che sono stati ora ridimensionati. La differenziazione tra abbonamento Pro e Base permette agli utenti non interessati alle massime prestazioni di risparmiare qualche euro, ma questo da una parte fa venir meno la già citata democraticità della piattaforma, dall'altra rende meno "rivoluzionaria" la realtà Stadia, almeno dal punto di vista dell'impacchettamento del servizio: i titoli aggiunti gratuitamente alla libreria degli utenti Pro e le feature esclusive per chi preordina il Founder's Pack riportano alla mente dei giocatori i tanto criticati Playstation Plus e Xbox Gold, senza però offrire alcuna informazione extra per far intendere che "Stadia Pro sarà diverso".

Tutto questo senza considerare un topic rumorosamente assente nello Stadia Connect, quell'aspetto che potrebbe rendere Stadia un prodotto davvero diverso da qualunque altro tipo servizio di gaming fino ad ora concepito: la possibilità di giocare su qualunque dispositivo compatibile (e adeguatamente connesso) in qualunque momento e, contemporaneamente, condividere l'esperienza sia con altri giocatori che con un qualsiasi streamer, andando quindi ad abbattere del tutto quella sempre più sottile barriera tra content creator e utente, tra "player" e "watcher".

A quanto già detto si aggiungono altri piccoli ma legittimi dubbi, come quello sull'effettiva concretezza dei valori numerici riportati da Harrison (per quanto trattandosi d'infrastrutture Google i dati dovrebbero essere più che validi) o la reale stabilità delle sessione di gioco su dispositivi mobile... o su quanto esse possano risultare pratiche nel caso di titoli più complessi non inizialmente concepiti per quel tipo di piattaforma.

Buona parte di queste preoccupazioni sono fisiologiche nel caso di annunci tanto arditi, basti pensare alla valanga d'incertezza che ha travolto la community all'annuncio della console ibrida di casa Nintendo, che è riuscita in pochissimo tempo a raggiungere traguardi di vendita e diffusione notevoli in tutto il mondo, cambiando il modo di giocare di milioni di persone. Google Stadia sembra essere lo step successivo, quel passo più in là che potrà portare la cultura del videogioco a chiunque e - quasi - ovunque, con un'offerta cosmopolita e adatta a buona parte delle tasche.

Se ci si ferma un secondo a riflettere, la scelta di mostrare per la prima volta Baldur's Gate 3 nel corso di Stadia Connect è una scelta indirizzata a un pubblico più ampio di quanto si possa credere in un primo momento: in primis ai giocatori di vecchia data, nostalgici e affamati di titoli di un genere ormai quasi del tutto relegato a produzioni indipendenti e/o campagne di crowfunding; in secondo luogo, a chi crede nel talento di studio giovani, freschi e pieni di passione, tanto diversi dagli storici, potenti e polverosi titani genitori dei tripla A e schiavi degli investitori.

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Google ha anche dimostrato di non limitare la sua idea di "futuro del gaming" al prodotto multiplayer e pensato come servizio, ma che la vera identità del videogioco sia nella condivisione dell'esperienza senza barriere, "senza dischi e senza scatolette". Insomma, la presenza di Baldur's Gate 3 al fianco di Destiny 2 nasconde più spunti di riflessione e ottimismo del previsto. Ciò che lascia confusi è però il fatto che i giocatori tradizionali al momento potrebbero non avere un reale, imprescindibile motivo per traslocare da una console o PC.

Al netto delle informazioni a disposizione oggi, Stadia appare come una piattaforma in grado d'espandersi e riempire ogni "fessura" tra i possibili approcci all'esperienza videoludica, senza però la forza di scalzare o mettere davvero in pericolo nessuno dei colossi già presenti: un servizio flessibile e senza dubbio comodo, che oltre a una (non troppo ostruttiva) barriera d'ingresso legata a qualità e stabilità della connessione disponibile, non ha ancora snocciolato abbastanza dati per poteri ingolosire i giocatori vecchia scuola e far loro accantonare l'idea di acquistare una macchina da gioco next-gen.

Mancano diversi mesi dal rilascio di Stadia e Google ha già confermato quanto detto in sede di annuncio: esisteranno titoli esclusivi per la loro piattaforma, a ulteriore conferma del peso che i titoli proprietari di un sistema esercitano sulle forze in gioco. Senza dubbio alcuni saranno i delusi dalla conferenza, altrettanti gli indignati dal Founder's Pack, bundle dal costo onesto ma che durante l'evento è stato presentato in modi e tempistiche forse troppo invasivi. Molti potrebbero aver visto infrangersi il sogno di Stadia come brutale, sferzante svolta dell'industria, che avrebbe fatto dimenticare il gaming come lo avevamo fino ad ora conosciuto.

Invece, come prevedibile e fisiologico che fosse, Google ha puntato a un inserimento più "morbido" nel mercato, più tradizionalista nella forma, ma miracoloso nel contenuto. Da decenni l'industria videoludica è in mano a un'invincibile trinità di multinazionali, che fino ad oggi non ha lasciato spazio di manovra ad alcuna realtà concorrente; eppure, viste le premesse, entro fine dell'anno Google Stadia potrebbe subentrare come quarta forza in gioco... letteralmente.

Potrebbe non rivelarsi l'Armageddon che tanti auspicavano, né il servizio populista che altrettanti sognavano, ma Stadia è e rimane un progetto semplicemente impensabile senza il supporto delle infrastrutture Google e che potrebbe dare il La alla tanto profetizzata ascensione del videogame nella sua forma più animica: un intrattenimento multipiattaforma, equo e libero dai limiti imposti da hardware fisici, ingombranti, costosi e destinati a un rapido invecchiamento tecnologico.

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Lara Arlotta

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