Giochi del decennio: What Remains of Edith Finch č incentrato sul lieto fine - articolo

Quelle case vincono sempre.

I videogiochi sono notoriamente caratterizzati dalla morte, ma raramente tendono ad analizzarla a fondo, per esplorare cosa quella morte significhi, oltre a rappresentare un fallimento, un punto da cui ripartire o una vittoria. What Remains of Edith Finch è forse la più grande eccezione a questa regola. Suddiviso in parti uguali tra una fiction da antologia e una tragedia di una dinastia, è la storia di una famiglia destinata a morire prematuramente, come raccontato dall'ultimo membro rimasto in vita. Come Gone Home moltiplicato per 13, vi piazza in un'enorme casa apparentemente costruita dal Dr Seuss, in cui ogni stanza contiene un oggetto che vi riporta agli ultimi istanti di vita del suo proprietario.

Non è la morte che prende il sopravvento sui Finch, ma sono le loro fantasie riguardo alla morte. Sono veicolate dal loro tentativo di immaginare il momento finale, accompagnato da malattia e disgrazia. A volte questi tentativi sanno di sconfitta (penso a Lewis, l'impiegato dalla ditta di scatolame). E talvolta sanno di trionfo, come i grigi dettagli dei quotidiani e delle lettere del medico.

Molly, il cui decesso è il primo in cui v'imbatterete, dipinge sé stessa come un mostro sotto il suo stesso letto affamata di lei. Milton, l'artista nella torre, si descrive come fuori dal mondo con un arco (una sequenza che con grande carisma e incisività rimanda al precedente gioco di Giant Sparrow, Unfinished Swan). Le parti più tristi del gioco non sono (almeno per me) le morti, ma le inconsolabili disperazioni di coloro che sono rimasti, ed in particolare di Dawn (la madre di Edith), che sigilla le porte della casa nel tentativo di confinare la maledizione della famiglia. Nel riaprire quelle stanze, state consentendo a quella devastazione di evadere verso il tramonto, lasciandovela alle spalle come le tenebre che calano.

Un sentimento di chiusura familiare, ma forse innalzato ancor più splendidamente da un game design che non riesce a rendere completamente ciò che vorrebbe. What Remains of Edith Finch è una straordinaria e ben fatta compilation di giochi in forma breve. Ogni camera della casa, ogni perdita, è caratterizzata da un modo differente di giocare, dallo sfogliare le pagine di un fumetto al manovrare un aquilone. Se questo è uno scenario fatalistico, c'è qualcosa di incredibilmente speranzoso nella sua capacità di sorprendere, come in un passo di Ulisse di Tennyson: "ogni ora è risparmiata da quell'eterno silenzio, qualcosa di più un portatore di novità".

Ho letto di lamentale sul fatto che What Remains of Edith Finch sia troppo sprezzante nei vostri confronti, che non offra abbastanza cose da fare e poco controllo per l'utente. Questa lamentala mi sembra assimilabile alla critica che non si possa preparare una torta durante un funerale, e ci fa capire quanto commerciali siano diventati i videogiochi, anche se poi critichiamo la rigidità di altri media. Ci sono tante scelte da fare quando si legge un libro o si guarda un quadro: l'interpretazione dei temi e del contesto, il peso delle frasi, e queste sono scelte molto più interessanti rispetto a decidere se approcciarsi in modo stealth o combattendo. What Remains of Edith Finch è pieno zeppo di scelte simili. Vi chiede di vivere col fatto che il potere della scelta vi sarà tolto un giorno, lasciando ai vostri cari l'onore e l'onere di raccontare la vostra storia al meglio delle loro possibilità.

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Riguardo l'autore

Edwin Evans-Thirlwell

Edwin Evans-Thirlwell

Contributor

Edwin is a writer from London hailed by peers as "terminally middle-class" and "experienced". He would like to review your speculative fiction game.

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