Wasteland 3 - recensione

Un RPG classico nell'inverno post-apocalittico.

La serie Wasteland merita un posto molto speciale nel cuore di tutti gli appassionati di CRPG. Correva infatti il lontanissimo 1988 quando il titolo originale vide la luce su piattaforme i cui nomi suonano alquanto esoterici per i giocatori contemporanei: Commodore 64, Apple II e MS-DOS.

Ai tempi gli RPG muovevano i primi passi e l'ambientazione post-apocalittica era una novità assoluta, almeno nel medium videoludico. Il gioco fu un grande successo, di critica e di pubblico, tanto che Electronic Arts, ai tempi una realtà decisamente piccola, pianificò un seguito chiamato Fountain of Dreams (poi trasformato in un titolo diverso) e Interplay cancellò Meantime, un altro seguito ideale.

Le idee di design e ambientazione vennero riversate nella serie Fallout che, dopo il secondo episodio, diventò qualcosa di decisamente differente, almeno sul lato del genere. Inxile, capitanata da Brian Fargo (ideatore del titolo originale) ha recentemente riportato il titolo in auge, rimasterizzandolo, dandogli un seguito molto apprezzato e, ora, creando una terza puntata su cui le aspettative sono decisamente alte.

Wasteland 3 è un titolo che, sin dall'inizio mostra un'idea chiara: non stravolgere il sistema classico dei CRPG (stile Obsidian, diciamo) e offrire un'esperienza dedicata agli appassionati del genere e della serie in una nuova, fresca (se non ghiacciata) ambientazione.

Si inizia proprio con una delle poche novità, ovvero scegliendo non un personaggio ma una coppia le cui caratteristiche dettano il mix di skill con cui inizierete. C'è una coppia di soldati particolarmente performanti nei combattimenti, una coppia di nerd con skill legate alla tecnologia, una di survivalisti e altre che lasciamo scoprire a voi. C'è anche la possibilità di creare da zero la coppia di personaggi, personalizzando completamente sia l'aspetto che l'assortimento di caratteristiche.

Il gioco inizia proprio dandovi questi due personaggi e conducendovi lungo una specie di prologo abbastanza drammatico. Il percorso è praticamente su binari ma performa bene come tutorial, utile a spiegarvi come funziona l'interfaccia di gioco, l'esplorazione, il combattimento, l'inventario e il sistema di progressione (le parti centrali di Wasteland 3 insomma).

Wasteland 3 in pratica offre al giocatore tre ambienti distinti. I primi due sono una mappa strategica in cui vi muoverete con un veicolo (comandandolo con il mouse) e mappe tattiche in visuale isometrica classica per ogni locazione a cui accederete. Nelle mappe tattiche si esplora muovendosi liberamente con il proprio gruppo e, quando scatta un combattimento, il motore di gioco "stende" una griglia a quadrati sotto personaggi e nemici e inizia la struttura a turni.

Il terzo ambiente è la vostra base, che otterrete subito dopo il prologo/tutorial e che si presenta come una mappa tattica; qui potrete accedere a pool di potenziali reclute, al garage (in cui modificare il vostro veicolo), a dei vendor e ad alcuni personaggi importanti per la narrativa e per l'ottenimento delle missioni.

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Banditi esposti al pubblico ludibrio e lapidati… Wasteland 3 non si fa problemi a spingere sull'acceleratore della violenza e del sangue.

Nelle varie locazioni ci si muove esplorando i dintorni e, in pratica, cercando NPC con cui interagire e/o punti di interesse da investigare. I vendor abbondano e fin da subito Wasteland 3 mostra un forte desiderio di inondarvi di oggetti, siano essi armi e armature o la classica spazzatura che ha un valore solo nel momento in cui la si vende.

Come da tradizione della serie, il miglioramento di armi e armature è un pilastro del gameplay e, dopo la storia, è il motivo principale per cui vi caccerete nei guai affrontando missioni principali e secondarie. Rimanendo sul discorso degli oggetti utili, abbiamo avuto modo di vederne una quantità decisamente impressionante.

Aspettatevi di spendere parecchio tempo a soppesare acquisti per ogni personaggio della vostra banda o anche solo a pensare come distribuire un bottino sui cui avete messo le mani recentemente. Anche a livello estetico c'è parecchio da divertirsi, visto che armi e armature sono chiaramente visibili, sia nella schermata di inventario sia nel mondo di gioco, insieme alle classiche modifiche estetiche legate ai tratti e all'abbigliamento. Insomma, Wasteland 3 sul lato della customizzazione dei personaggi è decisamente eccellente.

Questa eccellenza la ritroviamo, almeno in parte, anche sul lato della progressione e della caratterizzazione RPG dei personaggi. La vostra squadra può avere al massimo sei componenti; tra reclute e NPC arruolabili, sarà praticamente sempre al massimo della capacità. Non ci sono classi ma starà a voi assortire skill, attributi e perk tra i componenti della squadra, insomma le classi ve le creerete da soli. Avrete il personaggio esperto di esplosivi (e magari di armi pesanti), quello dedicato a tecniche più silenziose (scassinare porte ad esempio), lo scienziato, il leader nato per i dialoghi (e magari le contrattazioni).

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L'inventario di Wasteland 3 è ricco di possibilità e scelte; l'interfaccia non è proprio raffinatissima e manca la possibilità di confrontare velocemente le diverse opzioni.

Le skill e le statistiche si combinano bene e in poche ore avrete a disposizione una squadra composta di elementi chiaramente specializzati, e vi ci affezionerete. Questo anche perché la specializzazione dovrete studiarla anche per i combattimenti. Quindi cecchini, esperti di armi automatiche, altri elementi focalizzati in armi a corto raggio, armi pesanti, armi da mischia, medici e via dicendo.

L'inventario e le schermate di progressione sono realizzate in maniera molto semplice e funzionale, senza fronzoli ma si sa sempre come compiere una determinata azione. Abbiamo particolarmente apprezzato il fatto che l'inventario, per gli oggetti non personali, sia condiviso. Ciò vuol dire che munizioni, medikit, granate e simili vengono pescati, quando li si usa, dal pool comune, senza doverli distribuire a ogni personaggio.

Il sistema dei perk, invece, ci è piaciuto meno. I bonus passivi sono sicuramente utili ma le abilità speciali ci hanno lasciato freddi per la loro scarsa capacità di dare un vantaggio determinante o anche solo tangibile rispetto a una scarica di colpi di mitragliatore o di un colpo ben mirato di un cecchino.

E veniamo proprio ai combattimenti. Il sistema è quello classico a turni in cui il giocatore utilizza tutti gli action point dei propri personaggi e poi passa il turno alla IA. Le coperture sono fondamentali, come lo sono gli aggiramenti e l'utilizzo delle armi giuste alla distanza corretta. Alcune coperture possono essere distrutte e, in generale, i combattimenti sono veloci ed estremamente violenti; eliminare velocemente più nemici possibile è sempre la cosa giusta da fare, soprattutto se ci si concentra prima sui più pericolosi. L'intelligenza artificiale è quasi sempre efficiente ma alcune volte l'abbiamo vista un po' indecisa, e questo ci ha permesso di averne la meglio velocemente.

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Quando si incontra un personaggio scattano i dialoghi a scelta multipla con alcune scelte legate a un determinato punteggio in una skill.

L'interfaccia è ricca di informazioni e quando i combattimenti avvengono in spazi ristretti, c'è un po' di confusione e si fa fatica a comprendere esattamente quello che sta succedendo. Tutti i combattimenti, al di fuori di incontri casuali sulla mappa strategica, partono da nemici posizionati in maniera pressoché fissa in certe locazioni, ma c'è spazio per il giocatore per elaborare una strategia per l'inizio degli scontri.

Posizionare i propri personaggi nei punti giusti e iniziare il combattimento sparando per primi (avendo così il primo turno), offre un grande vantaggio. Armi speciali, granate e l'uso di medikit e droghe varie sono spesso determinanti per dare al vostro team un vantaggio sui nemici; anche per questo l'attenzione all'inventario è decisamente obbligatoria.

Nei combattimenti ci è anche piaciuta la possibilità di utilizzare gli ultimi action point rimasti per aumentare la difesa, salvare punti per il turno successivo o, nel caso i punti rimasti siano parecchi, caricare un overwatch. E, in ultimo, anche la possibilità di lanciare attacchi speciali (determinati da quale arma si sta usando) 'caricati' dai colpi messi a segno, ci ha molto divertito, consegnandoci una variabile tattica in più. Insomma, i combattimenti ci hanno convinto e rappresentano la punta di diamante dell'intera produzione.

Al di fuori dai combattimenti Wasteland 3 propone dialoghi a scelta multipla con la possibilità di usare certe skill (con una soglia minima di punteggio). Esse sono anche fondamentali per accedere a certe parti delle quest, come ad esempio scassinare una cassaforte che necessita di un punteggio molto alto in 'Lockpicking', o disattivare un esplosivo tramite la skill 'Explosives'. Ci è capitato più volte di dover lasciare una quest a metà proprio per questo 'skill gating', al che siamo dovuti andare a fare esperienza altrove per sbloccare livelli e ottenere i relativi skill point da investire.

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I combattimenti sono molto divertenti, strategicamente interessanti e dinamici ma anche non sempre chiarissimi a livello di interfaccia.

La parte di esplorazione e investigazione è quindi solo discreta visto che non inventa nulla e propone una formula vecchia e già riutilizzata in mille altre produzioni. La narrativa non ci ha impressionato sul lato della creatività/originalità, ma testi e parlato (in Inglese, il gioco non è stato localizzato in Italiano) sono di assoluta qualità. In particolare gli attori che hanno prestato le voci ai vari personaggi si assestano tutti uniformemente su un livello assolutamente professionale; gli accenti degli Stati Uniti del sud rendono in maniera perfetta e aiutano molto a creare l'atmosfera giusta.

Le missioni sono interessanti e rivelano pian piano un mondo abbastanza intrigante e realizzato con una certa cura. Come detto, l'originalità non è certo uno dei pregi di Wasteland 3 ma la narrativa è perlomeno sufficiente come motivazione e background. C'è un sistema di fazioni e reputazione in Wasteland 3, legato soprattutto alle quest che si rendono disponibili e ad alcuni personaggi che è possibile assoldare.

A livello tecnico Wasteland 3 è solo discreto. Quanto mostrato un paio d'anni fa aveva fatto sperare in un certo salto qualitativo per le produzioni Inxile ma invece ci troviamo di fronte a una direzione artistica e a una realizzazione tecnica solamente nella media, che non possono competere assolutamente con titoli come Disco Elysium e Divinity 2.

I combattimenti sfoggiano buone animazioni ed effetti speciali soddisfacenti e offrono, insieme alla mappa strategica, il meglio di quello che Wasteland 3 ha da offrire a livello tecnico. Gli effetti sonori sono ottimi e una menzione speciale va alla colonna sonora, decisamente evocativa e con momenti letteralmente da pelle d'oca.

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Ogni nemico ha un raggio superato il quale noterà il nostro personaggio e farà scattare il combattimento.

La modalità cooperativa offre l'opportunità di affrontare il mondo di Wasteland in compagnia di un amico. Abbiamo trovato la cosa interessante, non tanto per la possibilità di modificare, magari a tradimento, il mondo di un compare, quanto per l'opportunità di vivere un'esperienza RPG, con tanto di narrativa, insieme.

La versione da noi provata, infine, hamostrato qualche bug di troppo. In un paio di situazioni abbiamo dovuto ricaricare un salvataggio precedente per evitare un freeze dell'interfaccia, mentre un nemico è diventato impenetrabile e invincibile.

In definitiva Wasteland 3 è un titolo che mantiene gran parte delle promesse consegnandoci un'esperienza RPG classica, ben concepita e divertente soprattutto nei combattimenti e nella gestione del proprio team.

Le novità rispetto alla formula classica non sono tante, la storia non vincerà alcun premio per l'originalità e il comparto tecnico non impressiona, ma il gameplay è solido e ricco di cose da fare e di possibilità con cui sperimentare.

7 /10

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Riguardo l'autore

Davide Pessach

Davide Pessach

Redattore

Studia, scrive, videogioca da tanto, tanto tempo. Quando si annoia rimescola le carte e sposta le prioritÓ, ma i tre ingredienti principali rimangono quelli . Obiettivi? Solo due: curiositÓ e divertimento.

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