Se clicchi sul link ed completi l'acquisto potremmo ricevere una commissione. Leggi la nostra policy editoriale.

Joe Danger

Il pericolo è il mio mestiere!

Sono una persona fortunata. Non ho vergogna ad ammetterlo né credo ci si debba lasciar prendere dalla falsa modestia quando si ha la piena comprensione di qualcosa. Sono una persona fortunata, dicevo, perché faccio un lavoro che in molti sognano e soprattutto perché ho avuto la buona stella di ammirare la nascita, la crescita e infine la (presunta) maturità di un medium meraviglioso come il videogioco.

Come tutte le cose però c’è anche il rovescio della medaglia e aver vissuto l’età romantica del mio passatempo del cuore comporta il rischio di avere una vista annebbiata verso tutto ciò che è nuovo, reo di aver reso troppo commerciale quello che era un mondo forse non perfetto ma esattamente a misura dei miei sogni.

Comprenderete quindi perché quando incontro sulla mia strada persone come Sean Murray e Grant Duncan, i fondatori di Hello Games, abbia già in partenza un occhio benevolo nei confronti delle loro opere, meritevoli di essere una risposta al grido di aiuto del mio essere eterno bambino e rifugio privilegiato da un mondo a volte troppo artefatto.

Il nostro Joe Danger non soffre certo di vertigini...

Non che in realtà il simpatico duo abbia bisogno di un supporto particolare, come d'altronde può dimostrare la loro ultima opera oggetto di questa anteprima: definibile come un'esplosione di colore in alta definizione, Joe Danger sembra infatti riuscire a fondere in maniera virtuosa l'essenza delle vecchie sale giochi con la dirompenza visiva dei videogame contemporanei, riportando così la mente ai fasti di titoli come California Games o il primo Sonic, dipinti però con un tocco di next generation.

Per tutti questi motivi è difficile definire precisamente cosa questo gioco è e cosa invece non è: potreste ad esempio pensare di essere al cospetto di un semplice remake di un titolo anni '80, rimesso a lucido per essere al passo con i tempi. Quando però vi imbatterete in un editor dalle potenzialità all'apparenza illimitate, in perfetta aderenza con il teorema della creazione condivisa con l'utente che tanto sembra andare di moda, vi sarà più chiaro del perché Joe Danger appartiene fortemente al 2010.

Tutto fin da subito vi sembrerà essere stato costruito avendo ben chiara in mente l'idea che il giocatore debba innanzitutto divertirsi, divertirsi e divertirsi: non troverete così ore e ore di contenuti che richiedono una parte significativa della vostra vita per essere completati, ma “solamente” una grossa dose di rigiocabilità, frutto della facilità con cui prenderete presto possesso del gioco in ogni sua parte.

In questo video possiamo osservare le acrobazie di Joe Danger.

La struttura alla base del gameplay è infatti molto semplice: in sella alla vostra amata motocicletta dovrete riuscire a completare i diversi livelli messi a disposizione degli autori, cercando di soddisfare al meglio le richieste che ogni circuito vi farà; i parametri con cui le vostre perfomance verranno giudicate sono di conseguenza i più vari, andando dai classici basati sul cronometro, per arrivare a moltiplicatori legati alle vostre acrobazie o al numero di ostacoli abbattuti durante le corse.

Al termine di ogni livello verrete quindi valutati con un voto basato su delle stelline che, una volta raggiunta una quota prefissata, vi permetteranno di comprare altre gare con le quali tornare a dilettarvi, in un crescendo di sfida all'ultimo giro della morte. Semplice, rapido e tremendamente efficace.

Dopo aver provato per un periodo consistente Joe Danger, penso che il paragone più calzante per i livelli più avanzati del gioco possa essere fatto con l'organizzazione di un matrimonio.

A proposito dell'autore
Avatar di Roberto Bertoni

Roberto Bertoni

Contributor

Proveniente dalla ridente Brianza, è cresciuto a pane e Amiga. Ama inoltre in maniera viscerale il retro, ma solo videoludico. Piatto preferito: pollo con la carrucola in mezzo.

Commenti