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Tom Clancy's EndWar

La voce è un'arma micidiale.

Quella legata al riconoscimento vocale non è certo una tecnologia nuova. Già diversi anni fa erano in circolazione alcuni PC dotati di word processor capaci di riconoscere i suoni della voce umana e tradurli in lettera scritta. Una tecnologia sicuramente interessante, ma che oltre all'ambito prettamente medico, non ha probabilmente trovato gli sbocchi che meritava.

Nonostante ciò, svariati esponenti dell'industria tecnologica hanno continuato e perseverato nello sviluppo di metodologie d'uso adeguate. Con Tom Clancy's EndWar, il team ha coniugato tale feature ad una ben più ardua impresa: creare un RTS capace di adattarsi in maniera completa alle esigenze del mondo console. Un cauto scetticismo sarebbe certamente perdonato, se non fosse che dopo la nostra prova della modalità multiplayer, possiamo ancora una volta sostenere che lo sviluppo sembra procedere sorprendentemente bene.

Come quasi tutti i brand legati al nome di Tom Clancy, anche EndWar è legato ad intrighi internazionali, con l'aggiunta di uno scenario futuristico ma plausibile. Il titolo è infatti ambientato in un futuro (nemmeno troppo lontano) in cui il terzo Conflitto Mondiale è purtroppo divenuto realtà. Un pianeta divorato dalla violenza e dalla fame di potere, dove non si esita più a ricorrere ad armi nucleari pur di riuscire a guadagnare le esigue risorse energetiche rimaste nel pianeta. Niente di troppo originale, per carità, ma è pur sempre quanto basta a giustificare una story line capace di interessare il giocatore e fornire svariati pretesti alle meccaniche strategiche del titolo. Persino in Ubisoft hanno ammesso che la trama è poco più di un pretesto al fine di garantire enormi battaglie nel vasto teatro Atlantico. Il trucco ha certamente funzionato: tanto nella campagna in singolo quanto in quella multiplayer, le ambientazioni di gioco passano velocemente dalla costa orientale degli USA alle fredde terre sovietiche.

Sarà guerra senza confini tra USA e Russia, con l'Europa a far danni nel mezzo.

Come riportato in precedenza, lanciare ordini semplicemente parlando tramite headset funziona in maniera egregia. La maggior parte delle battaglie in EndWar ruota attorno all'acquisizione di determinati punti di controllo, i quali una volta conquistati ci fanno entrare in modalità difensiva (DefCon) attivando un adrenalinico conto alla rovescia di cinque minuti. In questo lasso di tempo i nemici saranno autorizzati ad usare armi di distruzione di massa complicando decisamente le cose. (Tra l'altro, sono contemplate variazioni di missione quali raid aerei, incursioni, scenari d'assedio e sfide di sabotaggio). Limitare il comando vocale ad una manciata di sostantivi e verbi, e l'applicazione di una rigida struttura della frase molto semplificata, porta agevolmente a comandare le nostre truppe, ottenendo di spostarle senza problemi, riunirle in grandi squadre, richiedere rinforzi e piegare tutti in ritirata qualora il negativo esito della battaglia lo richieda. Il tutto avviene pressocché istantaneamente.

La maggior parte degli edifici su qualsiasi mappa può essere demolita. Dopo appena trenta minuti di gioco, sarà possibile trasformare tutto in un pugno di macerie fumanti.

Ciò di cui ci siamo resi conto, però, è che i comandi devono essere pronunciati in modo assolutamente corretto, ad esempio: "Unità Uno, assalta Roma", e allora le squadre d'assalto obbediranno prontamente invadendo la città, ma se doveste invertire l'ordine grammaticale non vedrete alcun risultato sullo schermo. Va da sé comunque che imparare la semplice "grammatica" del gioco è davvero un processo intuitivo, e siamo certi che nessuno avrà particolari problemi ad addomesticare questa tipologia di gameplay. Noi, dopo appena cinque minuti, siamo passatti da timidi balbettii incoerenti a stentorei ordini da dittatore, impostando le nostre unità sulla mappa senza doverci pensare due volte. A patto di non avere gravi problemi di dislessia, il titolo sembra pertanto adeguarsi perfettamente agli ordini vocali impartiti dal giocatore.

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