Activision Blizzard punita con una 'tassa misoginia' nel 2017 per aver maltrattato un'aspirante sviluppatrice

La rivincita di una giovane ricercatrice.

Le recenti vicende che hanno colpito Activision-Blizzard e le accuse di molestie e sessismo sul luogo di lavoro hanno spinto diverse persone, le quali in passato hanno avuto rapporti con la compagnia, a raccontare alcune delle loro "disavventure".

Questo è il caso di Emily Mitchell la quale, nel 2015, si era presentata presso lo stand di Blizzard alla conferenza sulla sicurezza informatica Black Hat USA, in cerca di un'occupazione.

La Mitchell era una ricercatrice specializzata sulla cybersicurezza e sperava di avere un'occasione per entrare in una prestigiosa casa di sviluppo: purtroppo, ciò che è accaduto è stato parecchio increscioso.

Ai tempi, la Mitchell indossava una maglia sulla quale era raffigurato un processo di sicurezza informatica noto in gergo come "penetration testing", ovvero un test per accertare la sicurezza di una rete o un sistema informatico.

I due dipendenti Blizzard presenti sul posto non hanno esitato a tartassare la Mitchell con domande denigratorie a doppio senso:

"Uno di loro mi ha chiesto quando è stata l'ultima volta in cui sono stata personalmente penetrata, se mi piacesse essere penetrata e quanto spesso sono stata penetrata. Ero furiosa e mi sono sentita umiliata, quindi ho preso i gadget gratis e me ne sono andata.".

Una vicenda incredibilmente sgradevole, ma che, due anni dopo, sarebbe servita come giustificazione per una piccola "ripicca".

Nel 2017, Blizzard prese contatto con l'agenzia per la sicurezza informatica Sagitta HPC, oggi nota come Terahash, per richiedere i propri servizi. A loro insaputa, la Mitchell era diventata, in questi due anni, COO di Sagitta HPC e, guarda caso, la donna si ricordava benissimo degli eventi passati.

Dopo aver condiviso la sua esperienza con il CEO e fondatore di Sagitta HPC, Jeremi M. Gosney, l'azienda decise di rispondere ufficialmente a Blizzard condannandola per le proprie azioni e per il maltrattamento subito da Mitchell.

Ironicamente, la Sagitta HPC ha comunque espresso il desiderio di fornire i propri servizi a Blizzard, con un piccolo extra: una "tassa misoginia" del 50%.

"Invece di ignorarvi e dirvi che non vogliamo fare affari con voi, vorremmo dare a Blizzard la possibilità di redimersi. Siamo intenzionati a combattere l'inegualità e spero che Blizzard possa fare lo stesso. Nel caso non lo sapeste, oggi è la Giornata Internazionale delle Donne e, in onore di quel gioco, vorremmo aggiungere delle condizioni speciali, se Blizzard è ancora intenzionata a lavorare con noi.".

La condizione in questione era un sovrapprezzo del 50%, chiamata "tassa misoginia" che Sagitta HPC avrebbe destinato a tre diverse associazioni no-profit per i diritti delle donne nell'industria tecnologica. Inoltre, Blizzard sarebbe diventata uno sponsor livello Oro nella conferenza Grace Hopper Celebration of Women in Computing. Infine, i dirigenti Blizzard avrebbero dovuto scrivere una lettera di scuse formale alla Mitchell.

La risposta di Blizzard? Considerando che la compagnia non è apparsa nella lista degli sponsor della sopracitata conferenza, è chiaro che non ha voluto seguire nessuna delle richieste avanzate da Gosney, come confermato da lui stesso.

"Era chiaro che Blizzard non fosse interessata a nessuno dei nostri termini, solo un sacco di promesse vuote nel dire che prendevano il nostro report seriamente, che ci sarebbe stata un'indagine interna e che avrebbero tenuto un training sulle molestie sessuali. Alla fine, sembrava come se fossero più interessati a controllare la loro esposizione legale e a placarmi.".

Considerando tutto quello che abbiamo letto finora sul presente e il passato di Activision-Blizzard, queste nuove scoperte non sembrano più delle sorprese e questo, indubbiamente, è preoccupante.

Fonte: Kotaku

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Marcello Ruina

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