Dragon Age: Origins

Un capolavoro annunciato prende forma.

Tutti i GDR occidentali sembrano ormai ruotare attorno ad una sola grande ossessione: quella delle scelte morali. Sono anni infatti che ci sentiamo ripetere come tutte le nostre decisioni andranno ad influenzare la trama e le dinamiche del gioco. Promesse indubbiamente allettanti, ma vediamo di essere sinceri: nonostante l'elevata qualità delle ultime produzioni di genere (pensiamo a Mass Effect, Fable 2, Fallout 3...), il presunto potere decisionale del giocatore è sempre rimasto un'illusione splendidamente "orchestrata" dagli sviluppatori.

La via del bene e quella del male sono spesso state delineate da confini ben marcati: possiamo uccidere i nemici o risparmiare la loro vita, possiamo salvare gli innocenti o abbandonarli ad un triste destino, lottare per il bene della comunità o perseguire motivazioni personali. L'interesse per un simile dualismo e la profondità di gioco guadagnata (anche a livello psicologico) da una tale impostazione sono evidenti, ma è altresì vero che alla fine del giro la sensazione sia quasi sempre quella di essere stati tenuti per mano da una volontà estranea ma indulgente, la quale ha volutamente assecondato i nostri capricci senza mai smettere di tenere ben salde le redini dell'intreccio.

D'altronde siamo ben coscienti che la possibilità di decidere realmente e manipolare, anche in maniera casuale, gli eventi del gioco richiederebbe un numero di variabili chiaramente al di fuori della portata degli attuali standard videoludici. Il rapporto di causa ed effetto dettato dalle scelte del giocatore necessita quindi di un filo conduttore sapientemente previsto dallo sviluppatore, ed è qui che entra in gioco la perizia di quest'ultimo nel "celare l'inganno", offrendo la parvenza di un potere che di fatto il giocatore non ha. In questo specifico ambito, BioWare continua la propria battaglia personale preparandosi a sfoderare l'ennesimo asso nella manica, quel Dragon Age: Origins che tutti stiamo aspettando con trepidazione.

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Scheletri che prendono vita? Un classico intramontabile.

Origins è una proprietà intellettuale inedita, un universo fantastico privo di legami ad altri brand e costruito con l'intenzione di espandersi ben oltre il settore ludico (è già stato annunciato in via ufficiale un romanzo e altre iniziative saranno rivelate a breve). BioWare torna pertanto alle proprie radici con quello che è stato più volte definito come l'erede spirituale di Baldur's Gate. Stando alle recenti dichiarazioni di Ray Muzyka, CEO di BioWare, Origins si posizionerà a metà strada tra il classico fantasy eroico, pregno di tutti gli elementi tolkeniani del caso, e il dark fantasy, con ambientazioni e personaggi decisamente più maturi sulla falsa riga delle produzioni letterarie di George R.R. Martin.

Il perché di tale coraggiosa scelta ci riporta di fatto alle considerazioni iniziali: lo scopo è quello di oltrepassare il binomio bene/male offrendo ai giocatori svariate gradazioni di carattere morale e una più incisiva manipolazione della storyline. Le Origini del gioco servono proprio a dare il via all'avventura, mettendo il giocatore in posizione di costruire da subito un proprio personale background all'interno della storia principale. La promessa, ancora una volta, è quella di lasciare la propria impronta nel mondo circostante e scoprirne gli effetti procedendo nel gioco.

Ciò significa che, nel vestire i panni di un Grey Warden, ci ritroveremo ad iniziare con motivazioni ed esperienze differenti a seconda della razza scelta, e ad affrontare in seguito temi di un certo rilievo (tradimento, abusi sessuali...) e in generale un intero mondo che nonostante le sue peculiarità fantastiche rimane saldamente ancorato ad esigenze narrative crude e realistiche. Un mondo maturo come mai raccontato prima da BioWare, sulla falsariga del lavoro svolto per Mass Effect in questo senso.

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