Dopo gli assaggi dei mesi scorsi abbiamo potuto testare in modo più approfondito Resident Evil 5, completando i primi tre capitoli della modalità principale. Questa quinta incarnazione della serie appare molto più votata a meccaniche di stampo shooter, ponendo inevitabilmente la componente survival horror in secondo piano.

Ambientato dieci anni dopo gli eventi del primo episodio, il gioco si apre con Chris Redfield impegnato a raggiungere un suo contatto in Africa. Attualmente è in servizio per conto della BSAA (Bioterrorism Security Assesment Alliance) e le sue indagini confermano che le armi batteriologiche dell'Umbrella sono finite ancora una volta nelle mani di alcuni individui senza scrupoli. Al suo arrivo nei pressi di una piccola cittadina incontra colei che diventerà la sua compagna di viaggio, l'agente Sheva Ramon, operante nel cuore dell'inospitale territorio africano.

I due rimarranno a stretto contatto per tutto il corso dell'avventura, dal momento in cui un informatore suggerirà loro di cercare, all'interno della baraccopoli, un individuo conosciuto come Irving. Una volta iniziata la perlustrazione compariranno i primi Majini, ovvero gli infetti paragonabili ai Los Ganados di Resident Evil 4 e, almeno nelle fasi preliminari, sarà molto complicato affrontare a viso aperto le ondate di nemici a causa del limitato numero di munizioni disponibili. Per questo motivo i protagonisti opteranno per la fuga attraverso un tunnel sotterraneo accessibile da una casa poco distante.

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Ecco il primo boss del gioco, la povera Sheva sta per essere travolta da questa miriade di tentacoli.

Da qui si giunge in un luogo che suonerà familiare per chi abbia avuto modo di provare la demo scaricabile. I due protagonisti infatti assistono al discorso di un minaccioso individuo dotato di megafono e a una brutale esecuzione. Si comprende come costui sia il soggetto di cui sono state fornite le informazioni pochi minuti prima, ma un ennesimo assalto di Majini inferociti e assetati di sangue, sostenuti da un inquietante quanto gigantesco boss-boia, costringe Chris e la sua compagna a una strenua resistenza.

Qualora si decida di giocare offline, Sheva sarà interamente gestita dall'Intelligenza Artificiale. Nel caso s'impossessi di munizioni per l'arma che state utilizzando non esiterà a passarvele, oltetutto si preoccuperà di ristabilire il livello di salute di Chris ogni volta che la barra dell'energia si avvicini pericolosamente allo zero. A volte capiterà di essere ostacolati dalla propria stessa alleata che non perderà occasione per mettersi nei guai chiedendo poi che le venga prestato soccorso.

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Chris e Sheva agiranno spesso in modo collaborativo, è consigliabile procurarsi un amico con cui completare la campagna, onde evitare gli irritanti comportamenti dell'IA.

Come già ampiamente dibattuto il sistema di controllo rimane il nodo più delicato e discusso. Capcom aveva promesso un gameplay che fosse in grado di ispirarsi alla struttura di Gears of War, ma come sospettavamo questo tentativo non pare aver sortito gli effetti auspicati. In particolare la lentezza negli spostamenti e l'assoluta impossibilità di muoversi mentre si sta puntando per sparare, fanno sì che le azioni che dovrebbero divenire incalzanti e frenetiche per gli spazi angusti e l'elevato numero di nemici, si rivelino al contrario lente e confuse, provocando un discreto senso di frustrazione nel giocatore.