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DiRT 3

Un indimenticabile rombo di motori.

Con Dirt e in un secondo momento con Dirt 2, Codemasters è riuscita a far conoscere, apprezzare e in alcuni casi addirittura a far amare l'universo dell'automobilismo off-road anche a chi non si sarebbe mai immaginato di avere, nel profondo, una passione per il rally. Gran parte dei meriti non derivano però dalle caratteristiche intrinseche del prodotto, bensì dal modo in cui gli sviluppatori hanno deciso di proporle al pubblico.

Abbandonando l'aura di serietà che ha sempre circondato i prodotti della suddetta tipologia negli anni antecedenti al lancio del primo DiRT, la software house britannica non ha infatti ridotto i suoi prodotti a fredde quanto noiose esperienze automobilistiche, ma al contrario ha reso il tutto più coinvolgente, emozionante e soprattutto divertente di quanto si potesse immaginare.

In questo senso DiRT 3 rappresenta forse un passo indietro rispetto al suo predecessore, ma questo non è necessariamente un male. A differenza di DiRT 2, in cui il fulcro dell'esperienza era più che altro tutto ciò che faceva da contorno alle gare proposte, questo terzo capitolo riporta la luce dei riflettori sulle vere protagoniste, ovvero le auto, senza però abbandonare quell'approccio festoso e un po' scanzonato che, insieme a molte altre caratteristiche, ha sancito il successo del franchise sul mercato internazionale.

Gli effetti particellari sono davvero notevoli.
Il sistema delle collisioni non sembra evidenziare alcun tipo di problema.

A questo punto vi starete forse ponendo domande come "Ok, abbiamo capito, ma l'esperienza di guida com'è?" e su questo fronte, ciò che posso dire è che DiRT 3 è esattamente ciò che ci aspettavamo: un DiRT 2 ottimizzato e rifinito nei dettagli, divertente da giocare, stimolante da padroneggiare e bello da vedere. Molto bello da vedere.

Eh sì, perché la prima cosa che salta agli occhi è proprio il comparto tecnico, sensibilmente superiore rispetto al titolo che l'ha preceduto e forse addirittura anche rispetto a qualsiasi altro racing presente sul mercato. Sì, anche a Gran Turismo 5.

Nulla sembra lasciato al caso sia per quanto riguarda le auto, tutte davvero belle da vedere e impreziosite da un sistema di danni/collisioni invidiabile, ma soprattutto per ciò che concerne le ambientazioni. Come molti di voi già sapranno, DiRT 3 ci permetterà di gareggiare in diversi angoli del globo, dalla Finlandia al Kenya, e ciò che stupisce è proprio la cura con cui tali location sono state realizzate.

Oltre a garantire un impressionante impatto visivo, impreziosito da una discreta interazione ambientale che comprende anche erba e rami degli alberi qualora ce ne fossero nel circuito affrontato, gli scenari spiccano per una cura dei dettagli davvero notevole. Se a questo poi aggiungiamo gli straordinari effetti di luce, specie per gli eventi che si svolgo al tramonto, il coinvolgimento non può che beneficiarne in maniera tutt'altro che marginale.

Al momento l'unica cosa a non convincermi pienamente è la visuale interna, ben lontana dagli standard qualitativi di assoluta eccellenza evidenziati dal recente Shift 2, pur essendo comunque di discreta fattura. È tuttavia ancora presto per esprimere un giudizio definitivo su questo aspetto, perciò rimando eventuali considerazioni al momento della recensione.

La fisica di DiRT 3.

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Davide Persiani

Contributor

Davide inizia a lavorare nel campo dell'editoria videoludica all'età di 16 anni. Dopo qualche anno di gavetta in Spaziogames e Play Media Company, subisce l'irresistibile fascino di Eurogamer.it.

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