Gears of War 2

Marcus Fenix costa poco e vale tanto. Lo compriamo?

Lo sappiamo: tutti stanno aspettando Gears of War 3, ma siccome di anteprime, screenshot, news e interviste ai panettieri di Mark Rein e Cliff Bezinsky ne abbiamo fatte abbastanza, è giunto il momento di una retrospettiva sul suo predecessore, Gears of War 2.

Con oltre dieci milioni di pezzi venduti, almeno un possessore su quattro di Xbox 360 ne ha una copia in casa: tuttavia, a uso e consumo degli altri tre, questa è una buona occasione per tornare su un gioco che a fine 2008 ha definitivamente consacrato il marchio Gears of War come la killer application definitiva per la console della casa di Seattle!

Le probabilità che Epic sbagli Gears of War 3 sono pari a quelle che ha il Silvestri di arrivare in ritardo a una presentazione con rinfresco e hostess discinte (arf! ndSS): ma anche se stiamo parlando di un titolo con tre anni di onorato servizio alle spalle, un acquisto ultra-ritardato potrebbe avere senso per svariati motivi.

L'assunto di base riguarda essenzialmente il budget a vostra disposizione: se non l'avete mai fatto e volete saltare a piè pari nell'universo di Marcus Fenix e Locuste, i 15 euro richiesti attualmente dai maggiori rivenditori online assumono un significato ben preciso per quanto riguarda il rapporto qualità/prezzo di un gioco invecchiato molto bene rispetto al catalogo della concorrenza.

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La modalità cooperativa è la fiera del gioco delle coperture. Un amico fidato e un buon paio di cuffie non possono mancare.
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Tre anni e non sentirli: tecnicamente Gears of War 2 regge ancora molto bene il confronto con le produzioni più recenti.

Del single player, come netto miglioramento rispetto al predecessore, si è già parlato in lungo e in largo (anche se il finale un filo troppo improvviso ha lasciato perplesso più di un appassionato). Quello su cui in questa sede è opportuno concentrare la propria attenzione è il multiplayer, che ha visto nella collezione di modalità, mappe e DLC un ottimo lavoro svolto da parte di Epic nel mantenere attiva la comunità fino ad oggi.

Il primo buon motivo che avete quindi per scucire quindici euro è la campagna single player, affrontabile in modalità cooperativa con un amico, che ancora oggi è uno dei pochi coop di qualità realizzati su console, capace di rivaleggiare tranquillamente con i più recenti Left 4 Dead, Borderlands o Halo. Se la campagna in solitario è sicuramente valida, in coppia con un amico assume tutt'altro spessore e, a questo prezzo, lasciarsela sfuggire sarebbe sicuramente un delitto.

Sul fronte del multiplayer tradizionale occorre fare un ragionamento diverso, che non può prescindere da un veloce riassunto di quella che è stato l'evoluzione della community negli ultimi tre anni in relazione alla cura riposta dagli sviluppatori in questo prodotto.

Come anticipato, il supporto da parte di Epic è stato attento: al momento dell'uscita il gioco, per quanto solido, si sono presentati svariati problemi di bilanciamento del gameplay, del sistema di matchmaking e della gestione degli achievement di cui Rein & Co. si sono fatti carico quasi subito. Sono servite tre patch (la prima nell'immediato, le ultime due a inizio e metà 2009) per risolvere i problemi più evidenti del multiplayer, che ha rappresentato un salto in avanti qualitativo notevole rispetto al predecessore.

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Riguardo l'autore

Matteo Lorenzetti

Matteo Lorenzetti

Redattore

Dopo dieci anni di The Games Machine, approda finalmente alla redazione di Eurogamer.it. Onnivoro per quanto riguarda i generi, predilige sparatutto, giochi di guida ed RTS.

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