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Blackwood Crossing - recensione

Un racconto di amore fraterno in bilico tra sogno e realtà.

Il medium videoludico è maturato molto dai tempi delle sue origini. Certo, nella maggior parte dei casi c'è sempre da sparare, picchiare, gareggiare o, più in generale, darsele di santa ragione. Esistono però delle eccezioni, titoli il cui unico scopo è raccontare una storia facendo vivere al giocatore un'ampia gamma di emozioni. Questo è il caso di Blackwood Crossing, un walking simulator che mette da parte il gameplay in favore di una storia capace di intenerire il cuore anche del più duro degli hardcore gamer.

Ci troviamo su un treno, la più classica metafora del viaggio, e il nostro fratellino, Finn, sembra aver voglia di giocare. Dopo essersi andato a nascondere tocca a noi, nei panni di sua sorella Scarlet, andare a cercarlo. Già dopo qualche istante però ci rendiamo conto che qualcosa non torna. Nei vagoni incontriamo strani personaggi i cui volti sono coperti da maschere. Restano immobili e reagiscono al tocco ripetendo sempre le stesse frasi.

Come mai, ci domandiamo? Chi sono queste persone e perché hanno il viso coperto? Proseguendo con l'avventura impareremo a conoscerli meglio. Tutti quanti hanno fatto parte della vita di Finn e Scarlet, alcuni erano loro parenti, altri invece amici o insegnati, ma ognuno ha lasciato una traccia, chi più profonda chi meno, nella vita dei due ragazzi.

Talvolta una maschera risulta più riconoscibile del volto che nasconde.

Con il proseguo della vicenda comincia a delinearsi una storia fatta di dolore e perdita, costellata da lotte impossibili da vincere e il cui amaro epilogo non mancherà di farci riflettere su quanto dura e avversa possa essere la vita. Non vogliamo entrare nel dettaglio per evitare spoiler ma sappiate che qui è meglio tenere i fazzoletti a portata di mano, perché i toni tristi della narrazione attenteranno alle vostre ghiandole lacrimali in più di un'occasione.

Se dal punto di vista della narrativa e del coinvolgimento emotivo Blackwood Crossing svolge egregiamente il suo lavoro, dal lato puramente ludico risulta invece molto più debole. Il titolo quasi non ci prova neanche, lasciando che il giocatore prosegua indisturbato risolvendo i semplicissimi enigmi proposti senza troppi sforzi. Raccogliere qualche oggetto nei vari ambienti, parlare con i personaggi mascherati in un ordine preciso o interagire con alcuni elementi dello scenario, è il massimo che ci viene richiesto.

Se da un certo punto di vista questo potrebbe sembrare un difetto, per quanto riguarda la fluidità della narrazione risulta invece un pregio. La difficoltà permissiva degli enigmi fa si che il giocatore non si impantani eccessivamente a lungo, permettendogli di godersi lo svolgersi degli eventi senza troppi intoppi. D'altro canto è impossibile non segnalare la lentezza (spesso snervante) con cui ci si muove e le difficoltà incontrate durante gli spostamenti negli angusti scompartimenti del treno.

Sul treno possiamo trovare alcune locandine che fanno riferimento a famose produzioni cinematografiche.

Molti degli ambienti, come le carrozze del treno o la casa sull'albero, vengono riproposti più volte durante la storia. Questo backtraking, che ad una prima occhiate potrebbe sembrare gratuito, è invece mitigato dalla situazione e dal contesto emotivo in cui lo si affronta. I posti possono sembrare gli stessi ma in realtà mutano sotto il nostro sguardo, assumendo le sembianze più adatte a veicolare la narrazione.

Dal punto di vista tecnico il titolo può vantare uno stile grafico molto gradevole, anche se il numero di poligoni rimane coerente con il livello della produzione. La trovata delle maschere è geniale e, seppur queste coprano il volto dei personaggi, aiutano inevitabilmente a caratterizzarli. Le piccolezze che ci hanno fatto storcere il naso sono un sistema di puntamento e selezione degli hotspot un po' ballerino e il frame rate per forza di cose bloccato a 30 fps. Un punto a favore invece va alla localizzazione, che all'audio in inglese abbina testi in italiano.

Blackwood Crossing scorre via in pochissimo tempo, per portarlo a termine non vi serviranno più di tre ore. Non ci sono scelte morali o finali multipli e, molto probabilmente, non sentirete il bisogno di rigiocarlo nell'immediato futuro. Detto così potrebbe sembrare poco invitante ma vi invitiamo a riflettere attentamente sul vero valore di un'opera in grado di comunicare emozioni come pochi altri titoli sono riusciti a fare.

Se avete giocato a titoli come N.E.R.O. avrete capito certamente di che genere di produzione stiamo parlando. Ora sta solamente a voi valutare se siete interessati a vivere una storia struggente e piena di significato, oppure se questo genere di esperienza non faccia per voi.

7 / 10

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A proposito dell'autore
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Andrea Forlani

Contributor

Andrea Forlani videogioca da sempre e scrive da parecchio. Il suo ambiente naturale è la sedia davanti al PC e si nutre principalmente di cibo spazzatura. Se importunato, potrebbe difendersi tirandovi contro manciate di dadi da 20.

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