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Monark Recensione: Un viaggio nell'ego umano

Ricevere telefonate non è mai stato così inquietante…

Il sistema scolastico giapponese ha quell'atmosfera magica che, inevitabilmente, ci fa venire voglia di tornare nella nostra vecchia classe. Bastano semplici dettagli, come il suono della campanella e i passi svelti e spensierati, quasi come se nella mente degli studenti non permeasse alcuna preoccupazione, se non quella di ottenere un buon voto...

Insomma, sebbene il mondo scolastico reale sia leggermente diverso, Monark ci proietta in quella dimensione che a tratti sembra nostalgica. All'inizio, almeno. Il nuovo JRPG di Furyu vuole scaraventarci in un labirinto emotivo che fa dell'ego il suo perno principale. Le aule in cui risuonavano risate e pura caciara ora sono terribilmente silenziose. Una fitta nebbia ha infatti invaso la Shin Mikado Academy, dopo aver agguantato il mondo esterno e aver portato le persone alla follia. Gli studenti non possono uscire, e sono barricati in quella trappola infernale che presto si nutrirà delle loro menti. Occhi rossi, sguardi spenti, memorie dissolte come sabbia tra le dita: la Nebbia è solo l'inizio della fine.

Ebbene, a guidare le redini di questo inquietante e macabro spettacolo sono i sette Portatori del Patto, esseri subdoli secondo cui non esistono emozioni genuine. Per fortuna, però, il destino dell'umanità potrà essere cambiato da... voi. Dopo aver scelto il nome del vostro personaggio, vi imbatterete immediatamente in un vero e proprio test psicologico. Ogni singola risposta che darete, all'inizio come in qualsiasi momento del gioco, influenzerà la vostra esperienza. L'ego, infatti, si basa sulle statistiche correlate ai peccati capitali.

Saremo onesti: la trama non ci è parsa estremamente originale, anzi, ci ha decisamente ricordato The Caligula Effect. Tuttavia, il comparto narrativo è stato strutturato in modo piuttosto convincente. Percorrere i corridoi scolastici e addentrarci nella Nebbia, schivando studenti impazziti e disperati, è stato davvero inquietante. Oltretutto, diversi momenti hanno messo alla prova le nostre emozioni, provocandoci con delle riflessioni molto delicate che riguardano la psiche umana.

A dirla tutta, Monark ha saputo coinvolgere fin dall'inizio anche con una intro degna di un anime; una sorta di ciliegina su una torta già allettante. Insomma, come vedete le nostre prime impressioni non hanno faticato ad essere positive. Ciò che però ci fa storcere il naso è la mutezza del personaggio; una sfaccettatura che ha sicuramente intaccato l'esperienza di gioco, seppur non in modo drastico. Poter ascoltare il doppiaggio del protagonista, infatti, avrebbe sicuramente portato il giocatore a empatizzare maggiormente.

Il gameplay, invece, si è rivelato godibile e coinvolgente. Strani enigmi e lettere nascoste e pregne di disperazione hanno dato vita a un cocktail piacevolmente adrenalinico. Ad enfatizzare questa sensazione contribuiscono delle telefonate a dir poco macabre. Ebbene, in piena sessione di gioco siamo stati allertati da una suoneria quasi degna di un titolo horror. Nulla che abbia portato a improvvisi jump scare, sia chiaro, ma è bastato per infonderci quell'ansia necessaria per giocare con entusiasmo. Le telefonate, inoltre, fungono da perno interattivo, in quanto sono l'unico mezzo per accedere all'Otherworld, una dimensione popolata da feroci creature. Questo luogo è la chiave per sconfiggere i Portatori del Patto, nonché per potenziare il personaggio.

Vi lascerete sopraffare dal vostro ego o siete abbastanza forti per cambiare il destino dell'umanità?

Attraverso lo smartphone, infatti, è possibile chiamare diverse linee telefoniche che porteranno direttamente all'Otherworld. Qui entra in gioco il combattimento, una sfaccettatura che abbiamo amato e odiato per molteplici ragioni. Si tratta di uno strategico a turni che, tuttavia, si distingue per essere molto più dinamico (e complesso). Ad affiancarvi saranno i vostri compagni, tra cui i Fiend; quest'ultime sono creature personalizzabili che si riveleranno particolarmente utili. L'aspetto più interessante è che corrispondono ai lati più forti del vostro Ego, rendendo quindi l'esperienza unica.

Ogni personaggio potrà utilizzare Arti e Autorità, plasmando ogni attacco in modo ancor più unico. Le prime consistono in tecniche marziali e richiedono l'uso di HP; le seconde, invece, aumentano la barra della Follia. Tuttavia, per aumentare le proprie statistiche è necessario sconfiggere le creature col corrispondente peccato capitale, escludendo i vari test psicologici in cui vi imbatterete durante l'esplorazione. Tutto ciò ha portato a un combattimento leggermente sbilanciato e non troppo semplice. Nonostante ciò, l'esperienza di gioco complessiva si è rivelata piuttosto godibile e, anzi, incentiva il giocatore a procedere con la storia senza troppa esitazione.

A contribuire è stata anche la presenza di Vanitas, un bizzarro e dolce personaggio che per certi versi ci ha ricordato Monokuma di Danganronpa, sebbene non rispecchi esattamente l'ideale di dolcezza. Ebbene, il nostro piccolo alleato ci ha accompagnato con le sue rime e i suoi spunti rigorosamente filosofici. Un personaggio decisamente delizioso per Monark, insieme a un cast che ha saputo intrattenerci positivamente. Tra l'altro, sarà proprio la piccola creatura a permettervi di spendere punti Spirit per sbloccare nuove abilità o per acquistare nuovi consumabili.

L'esplorazione è piuttosto semplice e godibile, nonostante l'ambientazione sia anonima.

Passiamo ora al comparto grafico, su cui abbiamo alcune osservazioni da fare: se il character design ha mostrato la splendida firma dell'artista So-Bin, le animazioni dei personaggi si sono rivelate molto legnose. Anche le ambientazioni sono piuttosto anonime e datate, facendoci pensare a un titolo molto vecchio. Tuttavia, il comparto tecnico si è fatto perdonare con un magistrale doppiaggio in Giapponese (il gioco non è localizzato in Italiano) e un quadro musicale che ha reso i combattimenti ancor più adrenalinici.

Insomma, Monark non è un titolo perfetto e soffre di alcuni squilibri su cui il team avrebbe potuto lavorare meglio. Nonostante ciò, abbiamo trascorso molte ore in compagnia del Consiglio Studentesco, e siamo molto soddisfatti di questa esperienza. È un gioco sicuramente consigliato agli amanti del genere, ma la sua dinamicità potrebbe coinvolgere tutti.

7 / 10

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Stefania Netti

Contributor

Classe 1995, Stefania ama follemente qualsiasi videogioco dalla trama coinvolgente, non a caso si definisce una “cacciatrice di emozioni”. Nella sua lista non possono mancare le avventure grafiche e, tra una sessione e l’altra di gaming, coccola i suoi gatti.

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