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Need for Speed: Shift

Caccia aperta a RACE Pro.

C'è ancora "bisogno di velocità"? Ovviamente sì, e ce ne sarà sempre. Il problema è che, a seguito delle ultime (infelici) relase di Need for Speed, l'utenza di Electronic Arts ha al momento parecchi validi motivi per mostrare scetticismo. L'impressione, più volte confermata dai fatti, è che lo storico brand sia stato inghiottito da una fitta nebbia di confusione, causata dall'esigenza di mantenersi in corsa (letteralmente) e dare al contempo risposte concrete ai fan.

ProStreet ha voluto tagliare di netto col passato: l'idea di svecchiare la serie era audace e condivisibile, ma in effetti ha avuto il solo risultato di eliminare quegli elementi caratteristici cui gli appassionati erano ormai affezionati. Con Undercover si è invece ritornati al passato, proponendo quello che teoricamente avrebbe dovuto essere un mix in salsa next-gen di inseguimenti adrenalinici e scontri con le forze dell'ordine. Se consideriamo l'alto tasso di narcolessia insito nella trama (sì, Undercover pretendeva di averne una...) capite bene quanto uno dei racing game più amati di sempre fosse allo sbando, incapace di trovare quella coriacea personalità che lo aveva meritatamente imposto all'attenzione del pubblico.

Le recenti indiscrezioni su una possibile cessazione della serie non hanno di certo creato furente allarmismo: a dir la verità sospettiamo anzi più di un sospiro di sollievo da parte dei nostalgici. Urgeva però una soluzione drastica e determinata, e per tale motivo EA ha voluto prepotentemente ritornare in carreggiata annunciando al mondo Need for Speed: Shift. Scelta rischiosa ma comprensibile: nonostante gli inequivocabili segni di stanchezza, nessuno, nemmeno EA, può permettersi di sopprimere un brand capace di generare milioni di dollari pur offrendo prodotti ampiamente al di sotto delle aspettative.

Il comparto tecnico mostra già muscoli di un certo spessore. La differenza con i capitoli precedenti è evidente.

Shift è pertanto la nuova scomessa del publisher statunitense, la fenice che deve risorgere dalle ceneri una volta per tutte, poiché anche i più pazienti tra i giocatori non saranno più disposti ad assecondare la volubilità di un marchio che ha perso fin troppi pezzi lungo il tragitto. Avendo ancora nelle narici l'acre odore di pneumatici bruciati che impregnava Undercover, il nostro atteggiamento vuole essere di moderata cautela, eppure ci sentiamo in un certo senso fiduciosi da quanto mostrato dal team sino ad ora.

Alcuni componenti di Slightly Mad Studios si sono fatti le ossa niente meno che in SimBin (gli stessi di Race Pro) e possono ben vantare una collaudata esperienza sul campo. Una delle parole chiave di questa rinascita è: realismo. Una verosimiglianza non solo tecnica o inerente al gameplay, ma qualcosa di particolarmente sensoriale, come quando la profondità di campo prende a sfumare sottolineando la plausibile incapacità di mettere a fuoco i contorni nei frangenti più spericolati della gara. Need for Speed vuole infatti impegnarsi a ricreare quel senso di velocità che realmente si prova a pilotare un bolide a 280 Km/h. Via le trame da B Movies e i dialoghi sconclusionati tra protagonisti di cartapesta, Shift vuole ficcarvi dentro una vettura di lusso e lanciarvi in corsa senza troppi fromboli. I due anni passati a limare e migliorare un motore grafico già di grande impatto sono d'altronde un discreto esempio del definitivo cambio di rotta.

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