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Paladins: Champions of the Realm (Switch) - recensione

La conversione dei campioni.

Per gli utenti Nintendo di vecchia data i free to play non sono una totale novità. In passato non sono mancati gli esperimenti, alcuni più riusciti di altri. Pokémon Shuffle, per esempio, è stato parecchio apprezzato fra i possessori di 3DS. Meno fortunato invece Lost Reavers, sviluppato da Bandai Namco in esclusiva per Wii U: un dungeon crawler cooperativo finito ben presto nel dimenticatoio. Ma a prescindere dalla qualità, questi titoli sono rimasti per lo più dei casi isolati, incapaci di apportare un valore aggiunto al catalogo delle rispettive piattaforme.

Con Switch sembra che questa tendenza sia stata finalmente invertita. La Grande N, forte anche dei suoi successi nel mercato mobile, ha abbracciato questo nuovo modello commerciale con rinnovata fiducia, promuovendo ed incentivando la conversione dei videogame più popolari. In fondo, basta dare una sbirciatina ai numeri di Fortnite per capire al volo quale sia l'immenso potenziale dei free to play, sia in termini di incassi che di visibilità.

Il Battle Royale di Epic Games, presentato in pompa magna durante lo scorso E3 ha fatto da apripista, e con i porting di Warframe e di Arena of Valor in arrivo, nei prossimi mesi i giochi gratuiti ci terranno incollati allo schermo di Switch per ore ed ore. E nel nuovo mosaico di esperienze allestito dall'azienda di Kyoto, Paladins: Champions of the Realm è una tessera da non sottovalutare.

Questo sparatutto multiplayer, disponibile su PC, PS4 e Xbox One già da un paio d'anni, arriva sull'ibrida Nintendo in forma smagliante. L'analisi tecnica di Digital Foundry ha confermato l'ottimo lavoro svolto dagli sviluppatori, in grado di spremere al massimo la piccola console per offrire prestazioni all'altezza: Paladins gira su Switch a 60 fotogrammi al secondo, mantenendo inalterato il gameplay sia in modalità fissa che in portatile.

Per ottenere questo risultato sono stati fatti dei sacrifici, ovviamente, soprattutto dal punto di vista del dettaglio grafico. La risoluzione dinamica, che raggiunge nei momenti ottimali un conteggio di 1600x900 pixel su schermo, può calare vistosamente nelle fasi più concitate, spesso e volentieri durante i respawn dei personaggi.Un espediente necessario per alleggerire il carico su GPU e processore ma fortunatamente l'effetto pastoso e sgranato che ne consegue non dura mai più di un paio di secondi.

A mascherare ulteriormente l'impoverimento di texture e dettagli contribuisce lo stesso stile grafico del titolo, che punta su colore e fantasia piuttosto che sull'iperrealismo. Questa versione non può certo vantare la nitidezza che troviamo sulle altre piattaforme, ma se mettiamo via la lente di ingrandimento le differenze con le macchine di Microsoft e Sony si assottigliano.

Il framerate fissato a 60 fps è un fattore fondamentale anche per garantire il cross-play. I possessorie di Switch infatti condividono gli stessi server popolati dagli utenti Xbox, garantendo in questo modo un matchmaking veloce a tutte le ore del giorno. Purtroppo le possibilità offerte dal multiplayer cross-platform non sono state sfruttate al massimo. Mentre su Fortnite e Rocket League, per esempio, è possibile organizzare partite con i nostri amici che giocano impugnando un controller diverso, nello sparatutto di Hi-Rez Studios possiamo invitare nel nostro party solamente chi è già registrato nella lista amici della console.

Anche per quanto riguarda i contenuti questa versione non ha nulla da invidiare alle sue sorelle maggiori. Sono state tagliate alcune modalità di allenamento, forse per ridurre lo spazio occupato su disco. Ma a parte ciò, sull'ibrida Nintendo possiamo godere di un'esperienza completa e assai soddisfacente di Paladins: Champions of the Realm. Sono presenti tutti i campioni, tutte le modalità e le partite classificate. Non poteva mancare lo store, con decine di skin alternative esposte in vetrina.

L'attacco speciale di Ruckus non lascia scampo a nessuno.

Il gioco dà ovviamente il meglio di sé sullo schermo della TV, Pro Controller alla mano. Anche se manca qualsiasi tipo di compatibilità con i sensori di movimento, la sensibilità delle levette analogiche è calibrata con saggezza, permettendo anche a chi non è avvezzo a questo sistema di controllo di familiarizzare in fretta con i comandi e di mirare con facilità. Detto questo, siamo comunque rimasti sorpresi da quanto sia godibile in modalità portatile, merito soprattutto della fluidità. In altri FPS, limitati a 30 fotogrammi al secondo, i minuscoli control stick del Joy-Con risultano più scattosi e meno precisi.

Il porting, comunque, non è esente da sbavature. La navigazione nei menù spesso è resa macchinosa da un minimo di input lag, e ci è capitato in un paio di occasioni di assistere a chiusure inaspettate del software. Problemi minori, che non intaccano la qualità generale del prodotto.

Ed era importante che questa conversione venisse fatta con estrema cura. Questo sparatutto free to play arriva infatti a coprire una delle maggiori lacune nella line up della macchina Nintendo. Anche includendo Splatoon 2, coloratissima reinterpretazione del paintball, su Switch il genere degli FPS competitivi non è certo tra i più prolifici. Se escludiamo Doom e il suo multiplayer in stile arena, le serie più blasonate ancora non sono approdate sulla piattaforma, in parte per i limiti tecnici di quest'ultima, in parte per il bacino di utenza considerato solitamente poco ricettivo. In questo panorama arido e desolante, Paladins si presenta come un bicchiere d'acqua fresca. E tutti possono dissetarsi senza spendere un solo centesimo.

Non tutti gli appassionati condividono però la stessa sete, e per non ingannare le gole più esigenti occorre precisare che ci troviamo davanti ad un sottogenere. Stiamo parlando degli hero shooter, ovvero quegli sparatutto a squadre che permettono ai giocatori di scendere in campo vestendo i panni di personaggi "preconfezionati", ognuno dei quali è caratterizzato da un ruolo ben preciso e da armi e abilità differenti. In molti considerano capostipite del filone Team Fortress 2, e al giorno d'oggi svetta su tutti il fenomeno Overwatch, prodotto a cui spesso Paladins viene accostato.

I nostri compagni stanno spingendo il carico all'interno della base avversaria. Basteranno gli scudi e le torrette dell'altra squadra per rallentare la nostra avanzata?

Il titolo di Hi-Rez Studios, complice anche l'ambientazione fantasy medievaleggiante, appare a tratti più simile a un gioco di ruolo d'azione che ad uno sparatutto. Quando entriamo nei menù di personalizzazione dei combattenti, tra statistiche, percentuali, danni al secondo e cooldown delle abilità, ci accorgiamo che il linguaggio stesso sembra preso pari passo da un RPG occidentale. Una volta scesi in battaglia, questi elementi ruolistici si riflettono ovviamente sul gameplay. Non aspettatevi quindi gli headshot istantanei di un Call of Duty o i potenti attacchi melee di Halo. Pur mantenendo alto il livello di intensità degli scontri, sempre dinamici e frenetici, Paladins rallenta il ritmo, proponendo un approccio più ragionato e favorendo il più possibile la collaborazione fra i giocatori.

Le tre modalità presenti mettono in scena epiche battaglie fra due squadre di cinque campioni ciascuna. Da questo punto di vista purtroppo non si può dire che il titolo brilli per originalità. Oltre ai canonici Team Deathmatch abbiamo due modalità ad obiettivi già viste in tanti titoli simili: Onslaught è paragonabile ad un king of the hill, in cui si acquisiscono punti mantenendo il controllo di una zona della mappa, e in Siege dobbiamo invece scortare un carico di armi fino alla base nemica per ottenere la vittoria. A sopperire a questa mancanza di varietà intervengono però la profondità e ricchezza dei diversi stili di gioco. In base al personaggio che scegliamo ad inizio partita, infatti, l'esperienza può cambiare notevolmente.

I numerosi campioni di sono suddivisi in quattro classi: Front Line raggruppa i personaggi più grossi e resistenti che svolgono solitamente il ruolo di tank. In battaglia sanno essere pericolosi, ma tra le loro abilità spiccano scudi e protezioni con cui possono coprire i compagni di squadra. Damage è la classe degli attaccanti puri, guerrieri armati di tutto punto per infliggere il massimo dei danni. Tra i Flank troviamo i campioni più rapidi e furtivi, meno efficaci nello scontro diretto ma letali quando riescono ad aggirare gli avversari e a prenderli alle spalle. Support, infine, come fa ben intuire il nome, è la categoria di curatori, ma non è da sottovalutare il loro apporto in fase offensiva grazie alla possibilità di bloccare, distrarre e indebolire i nemici.

La risoluzione dinamica di 1600x900 pixel tende ad aggiustarsi spesso durante le fasi più concitate, per mantenere il framerate fisso a 60 fps.

Ogni campione, oltretutto, può essere personalizzato a nostro piacimento, eliminando in parte i rigidi paletti della suddivisione in classi. Per ognuno di essi abbiamo a disposizione un mazzo di carte che modificano le abilità attive o aggiungono eventuali abilità passive. Spetta a noi decidere quali carte applicare al nostro paladino prima di ogni match, e trovando il giusto bilanciamento fra attacco e difesa possiamo adattare al meglio lo stile di gioco ai nostri gusti e abitudini. Un Support, per esempio, può massimizzare i danni inflitti a discapito degli incantesimi curativi e trasformarsi in una vera macchina da guerra, mentre un Front Line può potenziare gli scudi e le sue abilità di recupero energia per diventare il tank definitivo.

Altri aggiustamenti possono essere effettuati anche durante le partite. Ad ogni azione compiuta in battaglia guadagniamo dei crediti che possiamo poi spendere in un apposito menù di potenziamenti, i quali vengono poi azzerati al termine del match. Questo ci permette di reagire nel migliore dei modi alle situazioni più disparate, correggendo magari alcuni errori di valutazione. Un tank nemico si è posizionato al centro della zona da conquistare e non si sposta più da lì, complice anche un curatore che lo rifornisce costantemente di energia? Vale la pena spendere i nostri crediti per aumentare i danni provocati agli scudi, e per far sì che i nostri proiettili diminuiscano l'effetto delle cure che il nostro avversario riceve dai compagni.

Inizialmente questa sovrabbondanza di elementi ruolistici, di personalizzazioni ed aggiustamenti vari, può spaventare i campioni alle prime armi. Non appena facciamo partire il matchmaking veniamo bombardati di informazioni senza ricevere alcun tipo di spiegazione: personaggi, classi, abilità, carte, crediti, acquisti da effettuare mentre siamo sotto assedio...sembra tutto così complicato. Ma in verità non lo è. L'immediatezza è forse uno dei punti di forza dello sparatutto di Hi-Rez, e bastano poche partite per prendere mano con le meccaniche di gioco e divertirsi.

Con le carte che abbiamo a disposizione possiamo regolare le abilità dei diversi campioni per adattarle al nostro stile di gioco.

La profondità del gameplay interviene in un secondo momento. Non appena acquisiamo un minimo di familiarità e riusciamo a capire cosa sta avvenendo nel campo di battaglia, ecco che sale la nostra curiosità. Prendiamo coraggio e cominciamo ad esplorare i menù, a sperimentare con le carte, a provare personaggi differenti. Col tempo ci viene voglia di affinare la nostra tecnica, di scalare le classifiche, di giocare con un gruppo di amici con cui mettere in atto strategie più efficaci. E in men che non si dica Paladins ci ha conquistati.

E la cosa più bella è che la natura free to play del titolo non cerca in alcun modo di metterci i bastoni fra le ruote. Le microtransazioni sono limitate ai soli elementi estetici, e il battle pass con le sue molteplici ricompense può senz'altro infondere nuovi stimoli. Ma grazie all'ottimo sistema di progressione presente già nella versione base, il gioco rimane interessante e avvincente per decine e decine di ore, senza il bisogno di aprire il portafogli

Paladins: Champions of the Realm è uno sparatutto divertente e appassionante, a cui perdoniamo i piccoli difetti e la ridotta varietà per il semplice fatto che è disponibile gratuitamente. Data la sua appartenenza alla categoria degli hero shooter potrebbe non piacere a tutti, è vero. Ma gli utenti Nintendo appassionati del genere hanno la bocca asciutta da troppo tempo, e il nostro consiglio è quello di scaricarlo e di provarlo ugualmente. Non costa nulla. E in fondo, sotto la calura del deserto, una sola goccia d'acqua può salvare la vita!

8 / 10

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A proposito dell'autore

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Ugo Ottolenghi

Contributor

Ha trascorso metà della sua vita sui libri, l'altra metà davanti ad una macchina da espresso. La sua grande passione però rimangono i videogiochi, su cui vorrebbe scrivere libri sorseggiando caffè.

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