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Rogue Warrior

Bethesda ci porta in guerra.

Se qualche vostro parente che si è arruolato nell'esercito della Corea del Nord (per motivi che ci sfuggono, ma di gente strana ce n'è in giro davvero tanta) è da un po' che non si fa sentire, Dick Marcinko potrebbe saperne qualcosa. La sua faccia da cavolo e la sua insopportabile pettinatura sono infatti l'ultima cosa che moltissimi soldati hanno visto prima di dirigersi sereni verso la grande caserma che c'è lassù nel cielo.

Avendo creato così tanti guai in Vietnam che i Vietcong hanno messo una taglia sulla sua zucca, messo in imbarazzo la sicurezza del presidente degli Stati Uniti riuscendo a infiltrarsi sull'Air Force One (che tra l'altro era in volo) e avendo aiutato il governo cambogiano ad avere ragion dei Khmer Rossi, Marcinko è il classico tipo di eroe che è stato in posti che non abbiamo mai sentito nemmeno nominare, incontrato persone che non sapevamo nemmeno che esistessero e, dopo averle guardate per bene negli occhi, ha deciso se dovevano vivere ancora oppure no.

L'unica ragione per la quale non può essere qui con noi oggi è che è appena stato chiuso in un razzo per andare a fare un paiolo grosso cosi ai nazisti lunari.

A quanto pare il team Rebellion [oh Gesù...Shellshock...NdEldacar] è, per farla breve, grandemente fan dell'opera di Marcinko, specialmente la sua serie di libri dedicati a Rogue Warrior, che spiegano come ha creato dal nulla due unità di antiterrorismo della marina americana. Sean Griffiths, Senior Producer diun nuovo gioco sull'argomento nonchè persona talmente abituata ad aver a che fare con inquietanti "consulenti" da avere ormai un sopracciglio costantemente sollevato, ci ha relagalo una decina di minuti del suo preziosissimo tempo per spiegarci qualisono i motivi che rendono questo ex Navy SEAL una minaccia vivente per qualsiasi simpatizzante dell'ideologia comunista.

Marcinko dice sempre un paio di battute prima di piantare il suo pugnalone nel cervello di un nemico.

Dalle sue parole emerge il ritratto di un individuo semplice, onorevole e coraggioso dotato di estreme abilità offensive, talmente sviluppate da rasentare l'umano. Lavorando a stretto contatto con Marcinko, Rebellion sta creando un titolo che sia all'altezza della carriera di questo eroe di guerra. In altre parole, si tratta di mettere al centro del mondo un singolo uomo che se la dovrà vedere da solo con la Corea del Nord, la Russia e un sacco di altre realtà poco collaborative, facendo saltare in aria una imbarazzante quantità di installazioni militari rimandando tutta quella gentaglia dove dovrebbe starsene. Il doppiaggio in originale? Ma che domande...Mickey Rourke.

Rogue Warrior sta prendendo una forma strana, parte stealth e parte decisamente no, e la storia vi piazzerà sul confine della Corea del Nord nel bel mezzo di una serie di scontri nei quali sarete indubbiamente in inferiorità numerica e ovviamente male armati. Suona piuttosto bene, vero?

"Rest in peace, as*hole," dice Marcinko dopo aver buttato qualcuno in un canyon.

Per essere un uomo che affida molte delle sue probabilità di sopravvivenza al fatto di passare inosservato, Marcinko raramente si lascia scappare l'opportunità di dire la sua su qualsiasi cosa gli passi davanti o sotto mano, spessissimo affidandosi alle parolacce per sottolineare in modo adeguato l'incapacità del nemico nel farlo fuori e, di contro, il suo estremo piacere nell'ammazzare tali incompetenti. Il costante chiacchiericcio del Mickey [in Italia non si sa ancora chi darà la voce NdEldacar], è di ottimo livello e concorre a creare la perfetta atmosfera (forse un po' eccessiva) che Rebellion aveva in mente fin dall'inizio. Prima che abbiate fatto a pezzi il primo coreano, sarete già così gasati da non vederne davvero l'ora.

Non che ci voglia molto prima che questo evento si verifichi, per carità. La missione che ci è stata mostrata proviene circa dalla metà del gioco. Siamo sulle tracce di alcune testate nucleari che i cattivi stanno vendendo ai russi (strano, ci saremmo aspettati il contrario) e il nostro obiettivo è basilare: intercettare il cargo, farlo saltare in aria quindi rilassarci con una bella bottiglietta di Jack e l'ultima copia della rivista preferita.

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