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Virtua Tennis 4

Prima campione, ora sfidante...

Ricordo ancora quando i colleghi della redazione in cui lavoravo dieci anni fa mi regalarono per il mio compleanno la versione giapponese di Virtua Tennis (Power Smash) per Dreamcast, con tanto di Puru Puru Pack per la vibrazione e 5 euro di resto.

Nei mesi precedenti avevo gettato nel cabinato originale praticamente la stessa cifra necessaria per acquistare un attico in centro, ma non ero ancora sazio... e infatti le settimane successive mi videro chiuso, anzi blindato nella mia camera a giocare con quella meraviglia targata Sega-AM3.

Purtroppo con il passare del tempo la mia stima nei confronti di questa serie è andata via via scemando, fino a raggiungere il minimo storico nel capitolo uscito nel 2009, poco più di una fotografia sbiadita del grandioso gioco che fu.

Questo, abbinato al crescente amore per il rivale Top Spin, ha fatto sì che l'annuncio del quarto capitolo passasse quasi inosservato alle mie orecchie, ma una piccola scarica elettrica ha percorso le mie sinapsi quando ho saputo che al timone di questo ennesimo sequel c'era il team originale, quello che tante ore di divertimento mi regalò quando ero ancora (anche se per poco) nella schiera dei ventenni.

In alto, a destra e a sinistra, sono indicati gli stili di gioco dei tennisti, che possono essere cambiati nel corso della carriera.
I tuffi sono ancora possibili, ma rispetto ai capitoli precedenti sono fortunatamente molto meno frequenti.

Meglio chiarire subito che Virtua Tennis 4 è rimasto un gioco di tennis arcade. La crescita del rivale appena citato, che ha sempre puntato su un approccio maggiormente realistico, non ha cambiato le carte in tavola. Fortunatamente però qualcosa è cambiato nel gameplay, che non assomiglia più a quella specie di "simulatori di tuffi" in cui si erano trasformati gli ultimi capitoli.

Gli scambi sono sempre piuttosto guidati nel loro svolgimento ma non si assiste più a scambi interminabili nei quali vince solo chi riesce a mandare fuori posizione l'avversario. Gli errori sono più frequenti perché il posizionamento del giocatore rispetto alla palla è molto più importante di quanto lo era nei capitoli precedenti.

La potenza impressa alla pallina non dipende più solo da quanto si tiene premuto il pulsante corrispondente ma anche dalla situazione in cui si cerca di effettuare il colpo.

Provare un tiro piatto mentre si corre a rete in precario equilibrio, ad esempio, non è la scelta migliore, così come non lo è tentare un backspin in controtempo contro un avversario posizionato a rete. Non siamo ai livelli di maniacalità raggiunti da Top Spin 4, ma il cambio di rotta è comunque piuttosto evidente.

Gli sviluppatori hanno poi aggiunto un ulteriore fattore agli scambi di ogni partita, il Match Momentum. Grazie ad esso è possibile accumulare un certo quantitativo di energia durante gli scambi, che potrà poi essere liberata per effettuare tiri speciali. Purtroppo questa caratteristica non era implementata nella versione da me provata, quindi dovremo attendere ancora un po' per saggiarne l'effettiva efficacia.

Quello che invece ho avuto modo di provare a fondo è il rinnovato World Tour, da sempre il vero cuore del single-player di Virtua Tennis. Dimenticatevi il pianeta costellato di tornei e allenamenti a cui eravate abituati fino all'edizione 2009, stavolta il team di sviluppo ha optato per uno stile più vicino a quello di un gioco da tavolo, per certi versi simile al Monopoli.

Ecco com'è Virtua Tennis 4.

A proposito dell'autore

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Daniele Cucchiarelli

Contributor

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 20 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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