Il giorno che tutti i fan più accaniti di Call of Duty hanno atteso negli ultimi mesi è appena giunto. Stiamo infatti parlando della Beta privata del multigiocatore di Call of Duty WWII, resa accessibile solo a coloro che hanno già prenotato il gioco. Ovviamente noi non abbiamo perso l'occasione per tuffarci nell'esperienza multiplayer firmata Sledgehammer Games, andando a cogliere nel dettaglio cosa di buono (o brutto) è stato fatto nei tre anni di sviluppo conosciuti dall'ultimo sparatutto della celebre saga.

La scelta di ambientare nuovamente il gioco nella Seconda Guerra Mondiale a vari anni di distanza da Call of Duty: World at War, ha fatto accendere sin da subito l'interesse del pubblico e della critica attorno al progetto, complice forse l'eccessiva deriva futuristica in cui si è arenata la serie di Activision, unita alla riproposizione di un immaginario bellico sempreverde per il genere di riferimento.

Basterà far ritornare il franchise alle proprie origini rappresentative per stimolare i giocatori a cimentarsi in qualcosa al contempo più "fresco" e, magari, innovativo nei suoi elementi? Detto così sembra quasi una sorta di ossimoro ma, strano a dirsi, già dai primi minuti della nostra anteprima abbiamo percepito la presenza di questo concetto fondamentale, evidente frutto della volontà degli sviluppatori. La posta in gioco per Activision e Sledgehammer Games è alta, per cui non resta che scoprire se la strada intrapresa risulti convincente.

Non appena abbiamo avviato la Beta di Call of Duty: WWII siamo scesi da una jeep in un ampio avamposto militare degli Alleati, ossia il Quartier Generale, una sorta di lobby virtuale dove la comunità di gioco potrà interagire attraverso attività social, addestramenti, confronti di statistiche accumulate, nonché godere di alcune funzioni in-game, come assistere ai tornei ufficiali in delle sale di proiezione video. Ovviamente tutto ciò si è rivelato un biglietto da visita di uno spazio che potrà essere esplorato interamente solo nell'esperienza completa.

Una volta approdati nel menù di gioco, la prima cosa che abbiamo fatto è stata scegliere in quale Divisione far arruolare il nostro soldato virtuale. Le Divisioni sono molto importanti e fungono come delle vere e proprie classi, e sono in totale cinque: Fanteria, Aviotrasportato, Corazzato, Montana e Spedizionieri, ognuna con caratteristiche di combattimento e abilità uniche.

Per entrare nello specifico, il soldato di fanteria è quello che presenta un'attitudine agli scontri più equilibrata e versatile, attraverso vantaggi come la baionetta attaccata al suo fucile d'assalto (con la quale è possibile caricare verso i nemici, alla stessa stregua di quanto visto in Battlefield 1, e tremendamente letale nei combattimenti ravvicinati), caricatori extra, un accessorio aggiuntivo per l'arma principale e uno spostamento più rapido mentre mira.

L'aviotrasportato è invece portato per un approccio al combattimento più schivo e rapido, infatti è dotato di un silenziatore per la mitraglietta, di uno scatto aumentato ed ha la possibilità di scalare gli ostacoli più in fretta; il corazzato, come intuibile, fa leva sulla potenza di fuoco grazie alla mitraglietta leggera, nonché sulla resistenza, grazie all'immunità a traumi ed equipaggiamento tattico nemico, ai minori danni subiti da proiettili ed esplosivi; la divisione Montana è dedicata invece ai fanatici del cecchinaggio, e dispone di una maggiore esperienza coi fucili di precisione, dell'invisibilità ai velivoli spia nemici mentre il soldato si muove, e di una ridotta rumorosità dei movimenti.

Infine gli Spedizionieri rappresentano i combattenti più devastanti per il fuoco ravvicinato, con le loro munizioni incendiarie per fucile a canna liscia, la disponibilità di equipaggiamento sia letale che tattico (per intenderci granate a frammentazione e stordenti), la possibilità di lanciarle più lontano e mentre scattano, ma anche l'abilità di raccogliere gli stessi equipaggiamenti dai cadaveri dei nemici uccisi.

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Anche stavolta la progressione del nostro soldato è un elemento cruciale per salire di grado, sbloccare nuove armi, accessori e abilità di addestramento

Scontato aggiungere che anche il vestiario di ogni classe cambia in base alla rispettiva specialità del soldato, e a tratti non solo sempre ed esclusivamente per bellezza, poiché talvolta si traduce in un ipotetico vantaggio concreto. Se pensiamo alla divisione Montana, infatti, le foglie indossate dal cecchino lo fanno mimetizzare agli occhi degli avversari nelle zone più immerse nella natura.

Le armi disponibili si suddividono anche questa volta per macrocategorie, le stesse sopracitate per l'arma principale, mentre le secondarie si alternano con pistole e bazooka a seconda della divisione. L'armamentario presente nel gioco riproduce in maniera visivamente fedele i fucili e le mitragliatrici che hanno fatto la storia della Seconda Guerra Mondiale, ad eccezione di qualche imprecisione storica grossolana inserita per non sacrificare l'equilibrio del gameplay e che farà storcere il naso ai patiti di History Channel (ci viene in mente l'esempio del Garand M1, che viene ricaricato a proprio piacimento così come alcuni anacronistici, seppur rudimentali, mirini olografici montati sulle armi tra i tanti accessori extra sbloccabili).

Scelto una volta per tutte il nostro avatar e la rispettiva divisione, ci siamo lanciati subito nel vivo dell'esperienza offerta dal multigiocatore. Le prime modalità che abbiamo provato sono state Deathmatch a Squadre e Dominio, tra le più classiche e riciclate di tutta la serie. Per quelle pochissime anime che per qualche singolare motivo ancora non conoscono le meccaniche, si tratta riguardo la prima di uno scontro diretto sei contro sei tra le due fazioni (Alleati e potenze dell'Asse), in cui prevale chi uccide più nemici fino al punteggio finale.

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Ecco il leggendario M1 Garand, con tutti gli accessori sbloccabili ad esso dedicati.

La seconda invece consiste in una battaglia tra i giocatori per il controllo di determinate zone statiche sulla mappa, che farà accumulare punti fino alla vittoria. Come ben sappiamo ormai, ogni volta che si ucciderà uno o più nemici e dopo che si conquisterà un obbiettivo, si accumuleranno punti esperienza che permetteranno al vostro soldato di scalare i gradi gerarchici e sbloccare nuove armi sempre più potenti, nonché i relativi accessori, a patto di avere sufficienti punti abilità. Nel corso della partita, ovviamente, sono presenti le serie di punti: esse, qualora uccisi più nemici consecutivamente senza morire, vi garantiranno alcuni vantaggi temporanei, come i velivoli spia che segnalano gli avversari sulla mini-mappa, la richiesta di bombardamenti a tappeto in determinate zone, l'uso di armi speciali, approvvigionamenti, e così via.

Il feeling generale come avrete ben capito, di primo acchito, ci è apparso tutto come già visto e di fatto, ad un'iniziale lettura superficiale, lo è stato. Ma con il passare dei minuti ci sono venuti incontro diversi elementi che hanno subito ravvivato il nostro interesse nei confronti dello sparatutto. In primo luogo, rispetto ai capitoli più recenti, nonostante la ricorrente frenesia degli scontri, sembra che la gravità che attira i corpi dei nostri soldati verso la madre Terra abbia letteralmente gridato vendetta: i movimenti dei combattenti e il loro incedere nella mappa ci sono apparsi più pesanti del solito e "fisicamente" percepibili.

In questa frase c'è l'esatta antitesi di tutto ciò che è stato finora proposto, in particolare, nel multigiocatore della saga da Advanced Warfare in poi. Dimenticatevi quindi di svolazzare beatamente a mezz'aria come grilli iperattivi, e correre sui muri e schizzare in ogni direzione a colpi di jet-pack: qui gli scontri si combattono a terra, a viso aperto col nemico e, checché se ne dica, si sentono di più sulla nostra pelle, essendo maggiormente rudimentali e sofferti.

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La tipologia di arma, ovviamente, cambia sensibilmente l'approccio agli scontri.

Evitiamo fraintendimenti, la formula di gioco è rimasta pressoché la stessa in tali modalità ma arricchita e rivisitata con caratteristiche del genere. E ciò non è che un bene. Possiamo parlare allo stesso modo delle armi: imbracciare ad esempio nuovamente lo storico Garand M1 o un mitragliatore come il Thompson, ci hanno dato un soddisfacente senso di realismo durante i nostri scontri a fuoco. Il tutto è inoltre rafforzato da una gestione della violenza più che incisiva: sovente dai vestiti dei nostri nemici gronderà molto sangue, che rimarrà visibile anche nei cadaveri appena morti, allo stesso modo non è raro far perdere (o perdere, sigh!) letteralmente pezzi di bracci e gambe a seguito di forti esplosioni, così come abbrustolire degli urlanti e deliranti avversari con lanciafiamme e bombe molotov.

Le mappe disponibili per le suddette modalità sono tre: Pointe du Hoc, ambientata in un avamposto della costa della Normandia appena invasa dagli Alleati, punteggiata da snodi di trincee e bunker tedeschi; Foresta delle Ardenne, un ambiente montano innevato sconvolto dalla guerra; infine Gibilterra, un soleggiato avamposto marittimo britannico.

Tecnicamente il multigiocatore di Call of Duty: WWII ci ha piacevolmente convinti: i paesaggi sono dettagliati e ben animati, e ci hanno dato l'idea di trovarci davvero realmente nel contesto di un conflitto mondiale. Gli sfondi che corredano le nostre battaglie sono perennemente in movimento, con aerei che sfrecciano e si sparano continuamente nei cieli, stormi di paracadutisti intenti ad atterrare in lontananza, incrociatori impegnati a bombardare a tappeto le coste presenti nel panorama visivo, preceduti da scialuppe cariche di soldati.

Il tutto è reso ancora più vivo dalle scie lasciate dai proiettili, dal vento che muove la vegetazione, dal fumo e dalle esplosioni di cui siamo costantemente circondati (e che ci stordiranno a dovere qualora vicine, con i cliché visivi di bianco e nero, rallenty e motion-blur di 'spielberghiana' memoria), grazie anche ad un comparto audio di qualità, che ricrea positivamente gli effetti di spari ed esplosioni, così come musiche ben orchestrate che invadono la scena nei momenti della partita più tesi. Entrando maggiormente in qualche dettaglio tecnico, i modelli poligonali dei combattenti sono più che discreti, così come i restanti elementi che compongono il level design.

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È presente anche un accenno di personalizzazione del nostro avatar: si può scegliere infatti tra alcune tipologie di volto e il sesso del soldato.

Abbiamo interagito inoltre con un accenno di fisica, che ha animato alcuni oggetti secondari come barili, casse e cianfrusaglie di poco conto in determinate mappe. A spiccare è inoltre una pulizia grafica notevole, coadiuvata da una fluidità granitica, stabilizzata sui canonici 60 frame al secondo. Alla luce di ciò, non possiamo che incuriosirci nell'immaginare a come sarà il comparto grafico della modalità campagna, dato che in genere, come l'esperienza insegna in Call of Duty, è risultato sempre essere nettamente superiore a quello del multigiocatore.

Spostandoci verso le restanti modalità, abbiamo provato "Postazione", una sorta di Dominio rivisitato con regole di gioco differenti. Qui i giocatori dovranno prendere il controllo di una postazione che comparirà casualmente su più zone della mappa, per poi difenderla dall'assalto dei nemici. Ciò che ci ha sorpreso di questa modalità è stata appunto la casualità in cui dovremo difendere con unghie e denti la nostra cara postazione.

In Pointe du Hoc spesso ci siamo ritrovati insieme ai nostri commilitoni a combattere intense battaglie nei posti più scomodi, rappresentati in questo caso dagli incroci di una trincea dove i tedeschi ci attaccavano furiosamente da ogni lato. Più a lungo si tiene una postazione, più si accumulano punti. La fazione che arriva prima al punteggio finale, pure qui, vince.

L'ultima modalità di gioco (ma non per importanza) in cui ci siamo immersi è la cosiddetta "Guerra", finora vero e proprio fiore all'occhiello del comparto multigiocatore, complice la presenza di elementi abbastanza innovativi per colmare, in parte, il vuoto scaturito da anni di minestra riscaldata (in termini di modalità nuove vere e proprie) proposta dalla serie.

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La violenza non è eccessiva ma è comunque incisiva, il che garantisce un buon senso di realismo anche nel multigiocatore.

Ci siamo trovati qui all'interno di una grande mappa (per adesso la sola disponibile), il villaggio di Saint-Lô, in cui le due solite fazioni si affrontano in un gioco di attacco e difesa scandito da importanti obbiettivi: gli attaccanti devono farsi strada conquistando un avamposto entro lo scadere del tempo limite, i difensori lo devono difendere respingendoli il più possibile. Al primo fallimento degli attaccanti, il round si conclude con la vittoria dei difensori, per passare poi al prossimo, dove si invertono i ruoli.

In caso contrario la partita procede verso altri obbiettivi cruciali: un ponte da costruire per proseguire sotto il fuoco dei cecchini nemici, scortare un carro armato in modo che faccia breccia verso le zone successive, nonché infine far saltare un deposito di munizioni. La prima cosa che ci è apparsa giocando in questa modalità è il totale abbandono da parte dei giocatori di una logica individualista nei confronti degli scontri (fin troppo dilagante negli scorsi capitoli), a favore di un gioco di squadra più ragionato.

Semplicemente, se i membri della propria squadra non combattono tutti insieme, coordinandosi per raggiungere i rispettivi obbiettivi e affrontare le difficoltà dettate dalla presenza nemica, perdono all'istante. Una necessità sicuramente ben accetta: le battaglie qui sono divertenti, intense, e cooperare anche solo con semplici strategie tattiche con i propri compagni è stato un qualcosa di cui, forse da troppo tempo o forse mai, i giocatori di Call of Duty erano assetati.

La nostra esperienza con la Beta privata di Call of Duty: WWII si è conclusa così e tirando le somme possiamo dire tranquillamente che i presupposti per qualcosa di positivo, capace di attirare sia i vecchi veterani amanti dei primi due Call of Duty che le nuove reclute più giovani, sembrerebbe proprio esserci. Specie considerando un ritorno alle radici rappresentative originali della serie, che scongiurerebbe una crisi d'identità e di idee che la stessa ha conosciuto negli ultimi anni.

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Le mitragliatrici da postazione fissa ci danno un'enorme potenza di fuoco ma di contro ci espongono maggiormente ai colpi dei nemici.

Ritorniamo qui all'ossimoro menzionato all'inizio dell'articolo: questa "vecchia-nuova" guerra sfonderà i cuori dei videogiocatori amanti del genere? Difficile ora rispondere con certezza, poiché tante sono le variabili in gioco, a cominciare dalla qualità che presenterà la modalità Campagna, così come la profondità della modalità Nazi-Zombie.

Restate quindi sintonizzati sulle nostre pagine e scoprire se Sledgehammer Games riuscirà a superare il difficile esame, ricordandovi che Call of Duty: WWII è atteso per il prossimo 3 novembre su PlayStation 4, Xbox One e PC.

Riguardo l'autore

Edy Bernardini

Edy Bernardini

Redattore

Figlio degli anni 90, tra le sue tante passioni spiccano il cinema e il videogaming: di quest'ultimo medium difende a spada tratta le enormi potenzialità espressive.