Destiny 2: I Rinnegati - recensione

È finalmente giunto il momento di tirare le somme.

Non è certo un segreto che Destiny stia attraversando il periodo più critico dal suo primo lancio, che risale ormai a ben quattro anni fa. Con questo secondo capitolo, dopo un apprezzamento iniziale, il gioco ha toccato il suo fondo in termini di utenza attiva, complici tutta una serie di scelte sbagliate che hanno segnato i primi mesi di gioco. Questo fino al periodo subito antecedente alla seconda espansione, nettamente migliore rispetto alla prima, che ha segnato un decisivo cambio di rotta: il malcontento generale non era passato inosservato agli sviluppatori che hanno deciso finalmente d'imputarsi e riprendere le redini del brand.

Arriviamo dunque a I Rinnegati, un'espansione frutto non soltanto dei mesi di lavori necessari alla progettazione e alla realizzazione dei contenuti, ma anche il risultato di mesi di attenta analisi e raccolta di pareri dei giocatori stessi, con lo scopo di capire dove si era sbagliato e come porvi rimedio. In molti hanno perso la fiducia non soltanto nell'universo di Destiny ma anche negli sviluppatori, e questa espansione potrebbe essere l'ultima possibilità per Bungie di recuperare tale fiducia: l'inizio di un lungo cammino di redenzione, se vogliamo.

Una doverosa premessa riguarda i criteri con cui sarà affrontata questa recensione: di pari passo con il rilascio dell'espansione a pagamento, il gioco è stato aggiornato alla versione 2.0 attraverso una patch gratuita, che porta con sé diversi cambiamenti anche di una certa rilevanza a livello di gameplay, come il rinnovamento del sistema delle armi. Sebbene questi cambiamenti possano migliorare il prodotto sotto diversi aspetti, trattandosi di contenuti disponibili per tutti i giocatori (che abbiano acquistato o meno l'espansione I Rinnegati), non saranno presi in considerazione al momento del verdetto finale.

Con una certa curiosità dunque, la settimana scorsa siamo volati negli studi Bungie per provare in anteprima alcuni dei contenuti di cui potremo tutti godere nel corso delle settimane successive al lancio. Il provato di qualche ora, naturalmente, non è sufficiente per esprimere un giudizio finale sul prodotto. Come di consueto, dunque, quella che vi apprestate a leggere sarà una Review in Progress: vi invitiamo a seguire i molteplici aggiornamenti su questa pagina, fino a quando non avremo testato a fondo l'espansione e saremo pronti a scrivere il nostro verdetto.

La caccia ha inizio

L'annuncio di questa espansione, per quanto atteso, è arrivato come un fulmine a ciel sereno. L'evento che metterà in moto le vicende che affronteremo nella campagna principale, tanto inaspettato quanto efficace, è la morte di Cayde-6, l'avanguardia dei cacciatori e senza dubbio il personaggio più carismatico a oggi presente nell'universo narrativo. Forse anche troppo, ed è questa la ragione principale per cui si è deciso di toglierlo dai giochi. L'idea, con I Rinnegati, è di tornare a una narrazione dai toni più cupi, simili ad esempio a quelli visti in passato con il Re Dei Corrotti, e risulta subito evidente come, soprattutto con questo secondo capitolo, il personaggio di Cayde sia stato costruito con una componente umoristica forse troppo accentuata e a tratti anche eccessiva.

Opinabile inoltre la scelta di rivelare un evento di questa rilevanza tramite un trailer di annuncio. Certamente lo scopo è stato raggiunto: il titolo ha fatto parlare di sé, e i giocatori han preso la questione piuttosto sul personale, per via dell'attaccamento con il personaggio, anche se senza subbio sarebbe stato un passaggio molto toccante da vivere pad alla mano. In ogni caso, questo sarà soltanto il punto di partenza della narrazione de I Rinnegati e il nostro obiettivo primario sarà di inseguire Uldren Sov, fratello della regina Mara Sov deceduta per mano di Oryx, e di vendicarlo.

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L'espansione però non porta con sé soltanto un nuovo arco narrativo e un'avvincente campagna, e anche dal punto di vista del gameplay troviamo diverse novità. Innanzitutto il nuovo livello massimo da raggiungere è il 50, con un grado di potere ottenibile di 600 punti: quasi il doppio rispetto a prima. Il grinding, quindi, è una prerogativa essenziale per chi vorrà raggiungere il level cap. Oltre a tutta una serie di nuove bocche di fuoco da poter ricercare e utilizzare, possiamo godere anche di ben nove nuove specializzazioni per le altrettante sottoclassi al momento presenti che, a differenza di quelle esistenti, modificano in maniera consistente lo stile di gioco e le super abilità.

Le nuove destinazioni sono ben due: La Riva Contorta e La Città Sognante. La prima si presenta come un ammasso di asteroidi collegati tra di loro e con un'ambientazione piuttosto cupa. Questa location sarà di particolare importanza per la trama perché spesso ci troveremo a esplorare queste lande quasi desolate alla ricerca dei seguaci di Uldren. Sarà inoltre dimora di due NPC molto importanti: Petra Venj, la guardia reale della regina, ancora dalla parte del bene, e Il Ragno, un caduto ancora avvolto da un velo di mistero.

La città sognante, invece, è un discorso totalmente differente: con paesaggi caratteristici e imponenti strutture che ricordano quasi Minas Tirith, il luogo rimane ancora una grossa incognita. La città è esplorabile già adesso, ma le vere attività e la reale natura di questa destinazione saranno rivelate soltanto con l'uscita del raid e l'inizio della dinamicità tanto vantata dagli sviluppatori al momento dell'annuncio.

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Di contorto, infine troviamo, la patch 2.0 che introduce diversi cambiamenti anche di un certo interesse. Innanzitutto le armi torneranno ad avere i perk casuali, similmente a come funzionava nel primo capitolo e anche gli slot delle armi sono stati rivisitati, rimescolando un po' le diverse categorie e dando la possibilità persino di equipaggiare tre fucili a pompa contemporaneamente. Tutte modifiche in grado di portare una ventata di aria fresca al gameplay.

Le novità tra lore e campagna

Cayde è morto e non ritornerà. Nei mesi antecedenti al rilascio, questa frase è stata pronunciata innumerevoli volte dagli sviluppatori, nel tentativo di mettere ben in chiaro quale direzione avrebbe preso la narrazione. Nonostante tutto, però, una piccola parte di ogni guardiano ha sperato fino all'ultimo di vederlo magicamente ritornare in vita, magari con il nome di Cayde-7, ma così non è stato. Quella di Bungie è una scelta tanto coraggiosa quanto efficace: morto Cayde la caccia a Uldren diventerà una questione personale. Per la prima volta dal lancio del primo Destiny, si riesce a percepire una vera immedesimazione con il proprio guardiano, che dopo ben quattro anni rompe il "voto di silenzio" e proferisce parola, seppur limitato soltanto a un paio di righe di dialogo durante l'intera campagna.

L'intera storia, composta di una decina di missioni suddivise in tre atti, richiede circa sei ore per essere completata, escluso il tempo in cui sarà necessario farmare per raggiungere un livello adeguato ad affrontare le missioni. Nella prima parte introduttiva, oltre ad assistere alla toccante morte del cacciatore exo, facciamo la conoscenza di personaggi vecchi e nuovi: Petra Venj, Il Ragno, i Baroni, i leader degli infami e gli scagnozzi di Uldren. Nella seconda parte, invece, ha inizio l'effettiva caccia ai Baroni, durante la quale dobbiamo andare a stanarli singolarmente ed eliminarli. Infine, la campagna si conclude con l'atto finale che ci vedrà faccia a faccia con il principe degli Insonni.

Chi sono gli Infami? Dire una nuova razza non è propriamente corretto, ma allo stesso tempo definirli come una nuova fazione di una razza pre-esistente non gli rende per niente giustizia (come fu per i Tecnosimbionti). Gli Infami erano dei caduti, deceduti e successivamente riportati in vita, quindi praticamente degli zombie. Ubbidiscono al Fanatico, leader non soltanto dei Baroni ma dell'intera razza degli Infami, che a sua volta segue le direttive di Uldren, chiamandolo addirittura padre (non in senso biologico, naturalmente). Il design di tutte le creature, a partire dalle più semplici quali i Razziatori, ai maggiori come gli Abomini fino in cima alla gerarchia con i Baroni, è particolarmente ispirato sia artisticamente sia a livello di gameplay, con nuovi attacchi e nuovi move set, tra lanterne incendiare e raggi di energia elettrica. In particole i Baroni rappresentano l'apice, facilmente distinguibili da tratti caratteriali ben definiti e abilità uniche, come l'utilizzo di bombe o la bravura nel colpire dalla distanza. Proprio per questi motivi non troviamo appropriato degradare gli Infami a semplici caduti non-morti.

Una storia avvincente e un ritmo frenetico che quasi non concede sosta rendono la campagna principale di quest'espansione senza ombra di dubbio la migliore a oggi disponibile nell'universo di Destiny. Ottima la narrazione, accompagnata dalle cinematiche di altissima qualità dei Blur Studios e da una colonna sonora dal ritmo incalzante, ma la vera sorpresa si trova nella parte centrale della campagna. Ogni Barone che ci troveremo a dover stanare ha una missione dedicata che, oltre a portarci di volta in volta in covi ben diversi tra di loro, incarna l'essenza del Barone coinvolto. Portandoci, ad esempio, ad affrontare la Centaura a bordo dei suoi stessi veicoli o a combattere la Macchinista in una discarica in mezzo ai rottami. Oltre a essere incredibilmente coinvolgenti come missioni, il classificarle come avventure dà una nuova vita a questa categoria di missioni secondarie, prima considerate soltanto come imprese brevi e dalla scarsa rilevanza.

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Gli otto baroni, seguaci di Uldren

Un ruolo molto importante lo hanno giocato le due nuove destinazioni prima descritte. Se la Riva Contorta è esplorabile sin dal termine della prima missione, nella Città Sognante si potrà accedere soltanto al termine della campagna, tramite una quest alquanto enigmatica di Petra Venj. Basteranno pochi minuti in questa location per constatare quanti segreti vi si celino dietro, oltre a essere evidente come questa destinazione sia pensata per l'endgame.

Molti sono ancora i quesiti che riguardano i fatti narrati e le loro conseguenze e, al termine della storia principale, di risposte a queste domande ne abbiamo ottenute davvero poche. In ogni caso va assolutamente bene così: se c'è una cosa che in quattro anni dovrebbe essere chiara è che il mistero fa parte della natura degli Insonni e la speranza, naturalmente, è che un qualcosa come la Città Sognante, sia ben sfruttata nelle settimane e nei mesi a venire e che possa, con i giusti tempi, continuare indirettamente la narrazione, offrendoci le risposte che stiamo tanto cercando.

Il verdetto finale

La novità principale introdotta con i Rinnegati è Azzardo, a tutti gli effetti, la prima modalità PvEvP a essere aggiunta all'universo di Destiny. La struttura è semplice: si gioca 4v4, e all'interno di una mappa ogni team è nella propria personale istanza. Ogni partita comincia come attività PvE, dove spawneranno nemici di una razza scelta casualmente e ogni creatura, quando uccisa, lascerà cadere sul suo cadavere da una a cinque particelle, a seconda della propria forza. Ne possiamo trasportare fino a un massimo di 15 e lo scopo è quello di depositarle in una banca centrale. Morendo, però, perderemo tutte quelle che abbiamo con noi.

Depositandone a gruppi di cinque, dieci o quindici, invieremo un corrotto a bloccare la banca avversaria e una volta che la nostra banca ne conterà settantacinque, i nemici smetteranno di spawnare e al loro posto arriverà il Primordiale, un grosso boss corrotto. Vince il primo team che uccide il proprio Primordiale. Di base le regole sembrano piuttosto semplici, ci pensa però la componente PvP a smuovere gli equilibri. A determinati intervalli (di particelle depositate o di vita tolta al boss), si aprirà un portale vicino alla banca, che consentirà ad un membro del team di invadere il lato avversario, il quale sarà in grado di vedere sin da subito la posizione dei nemici. Lo scopo naturalmente è quello di uccidere i guardiani, per fargli perdere le particelle, o per curare il Primordiale, qualora fosse già stato evocato; ovviamente prima di venire uccisi o entro il tempo limite. Una modalità senza dubbio interessante che arricchisce di varietà il titolo.

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Il Primordiale, il boss da eliminare nella modalità ibrida Azzardo.

Quanto al Crogiolo classico, invece, non c'è molto da dire: come di consueto anche con I Rinnegati sono introdotte delle nuove mappe, disponibili per tutti i giocatori, che saranno gradualmente rese disponibili con eventi specifici, quali il primo stendardo di ferro o il primo completamento al mondo del raid. Gli unici grandi cambiamenti sono arrivati con la Patch 2.0 e riguardano la gestione degli slot delle armi e un bilanciamento generale al sandbox, che quantomeno riescono a portare una ventata d'aria fresca a un Crogiolo eccessivamente stantio.

Interessanti cambiamenti, invece, per quanto riguarda la gestione delle taglie e più in generale l'economia di gioco. Partendo dal primo punto, adesso, quasi ogni vendor ha delle taglie che cambiano quotidianamente o settimanalmente, che richiedono di completare incarichi ben differenti tra di loro e con ricompense altrettanto varie. Un naturale passo avanti rispetto al sistema a cui il primo capitolo ci ha abituati e che, finalmente, offre al giocatore una discreta varietà in termini di attività utili al progresso del proprio guardiano. Quanto all'economia, sono state rimosse gran parte delle risorse inutili che fino a oggi prendevano polvere nel nostro deposito, dando inoltre un ruolo di rilievo maggiore a quelle dei pianeti, utili sia come moneta di scambio sia per potenziare i nostri equipaggiamenti. L'insieme di questi due cambiamenti nella struttura di Destiny 2 ha reso il grinding molto più soddisfacente ma soprattutto meno ripetitivo.

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Con i Rinnegati le taglie avranno un ruolo chiave nella ricerca degli equipaggiamenti.

Arriviamo infine a parlare del raid: l'attività per eccellenza che rappresenta il vero fulcro dell'endgame. Ultimo Desiderio ha richiesto ben venti ore per il primo completamento al mondo. Davvero parecchio, considerando che i designer non hanno sfruttato meccaniche volte ad allungare il brodo, ma piuttosto un ottimo raid design, ricco di encounter dalle meccaniche con il giusto livello di complessità, il tutto accompagnato da un comparto artistico sempre di altissima qualità.

I Rinnegati si presenta semplicemente come il miglior contenuto di Destiny dal lancio del primo capitolo a oggi. Un pacchetto confezionato con tale cura da dimostrare come il team di Bungie, dopo il periodo buio dei primi mesi di Destiny 2, voglia redimersi e riprendere le redini dell'universo da loro creato. Seppur non perfetta in tutti gli aspetti, si presenta come un'espansione ricca di contenuti, con un'ottima varietà e in grado di offrire centinaia di ore di divertimento, tra novità, grinding e segreti tutti da scoprire, di cui Ultimo Desiderio ne rappresenta la punta di diamante. Per il totale successo, sarà naturalmente cruciale il supporto nei mesi successivi al lancio, ma considerate le premesse i giocatori possono dormire sogni tranquilli.

9 /10

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Riguardo l'autore

Manuel Santangelo

Manuel Santangelo

Redattore

Manuel inizia in tenera età sulla prima Playstation, per poi spostarsi su PS2 e Xbox. Appassionato di sparatutto, s'affeziona a titoli quali Halo e Metal Gear Solid. Apprezza quasi ogni genere e negli ultimi anni inizia a creare contenuti su YouTube, anche per Eurogamer.it.

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