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Dungeon Siege III

Un regno da salvare.

Quello di Dungeon Siege è senza dubbio uno dei franchise più popolari ed amati nel campo dei giochi di ruolo e non c'è dunque da stupirsi nel vedere il livello di hype che ha caratterizzato e che sta tutt'ora caratterizzando il processo di sviluppo di questo terzo capitolo. Io stesso ho atteso a lungo il giorno in cui avrei potuto mettere le mani sul prodotto, seppur in una versione ancora incompleta come in questo caso, ma il motivo, oltre alla mia passione per questo genere di produzioni, era un altro: volevo rendermi conto quali effetti avesse prodotto il passaggio del brand dalle mani di Gas Powered Games a quelle di Obsidian Entertainment.

La software house californiana si è sempre distinta per la qualità delle sue produzioni ruolistiche - e New Vegas ne è solo l'esempio più recente - e fortunatamente, almeno stando a quello che ho potuto vedere fino ad oggi, sembra che Dungeon Siege III non rappresenterà un'eccezione in questo senso.

Come anticipatovi nei nostri precedenti articoli, i ragazzi di Obsidian non hanno tuttavia optato per un rivoluzionamento del concept di base ma, al contrario, puntando più che altro su un arricchimento dello stesso, hanno dato vita ad un'esperienza di gioco tutto sommato gradevole.

Gran parte delle battaglie vi vedranno affrontare grandi gruppi di nemici.

L'impegno profuso del team per realizzare un qualcosa di "moderno" ed al tempo stesso fedele alla tradizione del brand è evidente, ma è tuttavia impossibile ignorare come, specie sotto il profilo del gameplay, il tradizionalismo tenda a primeggiare sull'innovazione.

Joypad alla mano il titolo evidenzia infatti una struttura molto classica che non si discosta poi tanto da quella del suo predecessore; la visuale, disponibile in più varianti per andare incontro alle esigenze dei più - una in stile Diablo ed una ravvicinata per chi dovesse prediligere un'impostazione tipica degli hack 'n' slash - segue i personaggi dall'alto, mentre questi si prodigano in ambientazioni ricche di segreti e nemici pronti a rilasciare chili di loot al momento della loro dipartita.

Cooperare sarà fondamentale per uscire vivi dalle situazioni più complesse.

Il battle system ricalca quello dei più noti action-RPG attualmente presenti sul mercato, dandoci la possibilità di affrontare i nemici, con tradizionali attacchi diretti o con abilità speciali che avremo modo di acquisire nel corso dell'avventura, in combattimenti in tempo reale che metteranno a dura prova le nostre capacità tattico-strategiche.

A dispetto di una pregevole struttura di base i combattimenti evidenziano però alcuni limiti non proprio trascurabili sotto il profilo della loro gestione; l'angolazione della telecamera più ampia, a mio parere non proprio perfetta, contribuisce spesso a creare un certo senso di confusione - specie quando si ha a che fare con più di 4-5 nemici contemporaneamente, il che accade molto spesso - mentre quella più bassa, in perfetto stile hack 'n' slash, limita oltremodo la gestione del campo di battaglia e dunque la pianificazione di eventuali strategie o tattiche.

Chiaramente non si tratta di un problema così significativo da pregiudicare la qualità complessiva dell'esperienza, ciononostante alcuni potrebbero avere più difficoltà di altri nell'imparare a conviverci e a limitarne gli effetti.

La premessa narrativa.

A proposito dell'autore

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Davide Persiani

Contributor

Davide inizia a lavorare nel campo dell'editoria videoludica all'età di 16 anni. Dopo qualche anno di gavetta in Spaziogames e Play Media Company, subisce l'irresistibile fascino di Eurogamer.it.

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