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Necropolis - recensione

Lasciate ogni speranza, voi che entrate.

Il souls-like è il nuovo genere da cavalcare. Difficile è bello. Basta con tutti questi giochi uguali che si finiscono da soli, From Software ha definitivamente lanciato una moda che sta raggiungendo il proprio apice e il cui declino pare molto lontano. Queste sono una manciata di considerazioni assolutamente innegabili che chiunque abbia una minima conoscenza dell'attuale settore videoludico può facilmente confermare. Il gioco difficile, misterioso, privo di una storia concreta ma ricco di lore è l'archetipo che sembra aver trovato una propria fetta di fedelissimi consumatori e anche il mondo indie non poteva di certo ignorare questo trend.

Ci troviamo, quindi, di fronte all'ennesima produzione di piccole dimensioni di uno studio semisconosciuto che cerca di proporre la propria visione del souls-like? Ni. Citare Harebrained Schemes vi farà, molto probabilmente, pensare alla recente trilogia di Shadowrun, una serie di RPG cyberpunk che sfruttano i combattimenti a turni e che hanno incontrato il favore di pubblico e critica dimostrando tutto il valore del team con base in quel di Seattle.

Una misteriosa pittura rupestre ci mostra il funzionamento del leggendario e famigerato controller.

Necropolis è, però, un progetto completamente diverso, un titolo che cerca di trovare una propria identità nonostante il gameplay profondamente condizionato da quello delle produzioni From. Ma che cos'è esattamente Necropolis? Possiamo tranquillamente definirlo un hack 'n' slash con una marcata anima roguelite che ci metterà a dura prova in più di un'occasione e che farà della schermata del game over la nostra "migliore" amica. Niente paura però, questa volta non morirete da soli.

Vi svegliate in una sorta di grotta la cui entrata è stata completamente bloccata da delle rocce. Abbiamo in mano una spada a mala pena affilata e uno scudo di legno che difficilmente sarebbe in grado di salvarci dall'attacco di qualsiasi creatura. Procediamo lenti e senza alcun indizio fino a quando incontriamo una strana pittura rupestre che ci mette di fronte a qualcosa di stranamente familiare (per noi giocatori, non di certo per l'anonimo avventuriero). Poi una voce che ci parla in una lingua sconosciuta ma che stranamente riusciamo a comprendere.

Una misteriosa piramide gigante si presenta come lo Sfrontato e ci spiega di essere alla ricerca dell'Amuleto di Siuol e di voler ristabilire l'ordine all'interno della necropoli del potente Abraxis. Naturalmente starà a noi riuscire nell'impresa esplorando dieci livelli sempre più complessi e occupati da nemici progressivamente più letali per soddisfare il volere del nostro apparentemente unico alleato e trovare allo stesso tempo una via di fuga da questo gigantesco dungeon.

Esattamente come i Souls, Necropolis adotta uno stile narrativo volutamente criptico e appena accennato con la presenza di un paio di NPC che svolgeranno la funzione di mercanti ma che non ci rivolgeranno mai la parola direttamente, con lo Sfrontato e con un gran numero di scritte e di glifi sui muri, che ci forniranno una manciata di indicazioni sul lore del titolo Harebrained Schemes. L'utilizzo di uno storytelling di questo tipo non è certamente una novità per il genere ma in questo caso le pochissime informazioni fornite non sono riuscite a rapirci e a spingerci alla ricerca di nuovi indizi sulla storia del mondo di gioco.

Lo stesso tono volutamente ironico dello Sfrontato e di diverse iscrizioni, per quanto spesso ispirati, non aiutano un comparto solitamente trascurato in questo tipo di produzioni ma che, all'interno di un titolo fortemente derivativo come questo, avrebbe saputo dare quel tocco in più, quel mordente che sotto molti aspetti manca.

Abbiamo parlato di gioco derivativo e il motivo più evidente di questa definizione è piuttosto semplice: controller alla mano ci troviamo di fronte a un emulo estremamente fedele di Dark Souls. Oltre al movimento, lo scatto e la gestione della telecamera, possiamo effettuare attacchi normali, pesanti e caricati. Saremo poi in grado di gestire l'equipaggiamento di supporto, che si tratti di una balestra o di uno scudo e di saltare, schivare, usare diverse tipologie di oggetti e interagire con l'ambiente di gioco.

Alcune zone di gioco sembrano nascondere una storia potenzialmente molto interessante. Peccato che questo potenziale non sia stato espresso.

Il combattimento è pressoché identico a quello di Dark Souls con una barra della stamina da tenere costantemente d'occhio e da rimpinguare, insieme alla salute nel caso in cui dovesse scendere sotto i livelli di guardia. Ogni azione e soprattutto gli attacchi caricati hanno un costo a livello di stamina sia temporaneo che permanente e, alla lunga, ci troveremo inevitabilmente limitati e senza la possibilità di concatenare più attacchi. Il combat system proposto è molto semplice e ci vedrà quasi sempre combattere utilizzando la combo spada e scudo e approcciando con cautela quasi ogni tipo di nemico, pena un prematuro game over.

Al di là della presenza di alcune trappole ambientali e di strapiombi da evitare, le minacce arriveranno tutte dalle tante tipologie di nemici (ne abbiamo contate circa venti) pronte a farci la pelle. Non sono presenti boss nel senso stretto del termine (a parte quello finale) ma alcune varianti più potenti dei nemici base potrebbero rivelarsi degli avversari decisamente ostici. Di fronte a questa notevole varietà rimane comunque un peccato notare che nel grosso dei casi basterà sfruttare sempre lo stesso approccio di toccata e fuga per avere la meglio.

In questo senso gli sviluppatori hanno confermato che stanno lavorando sull'introduzione di nuovi nemici e sul bilanciamento di quelli già presenti per invogliare i giocatori a esplorare stili di combattimento differenti. Harebrained Schemes dovrà, inoltre, concentrarsi anche sull'IA e sul pathing dato che in diversi casi anche il miniboss più minaccioso rimaneva bloccato di fronte al primo ostacolo.

Migliorare il nostro equipaggiamento è fondamentale. Eccoci con una potente falce dorata, lo scudo del famigerato Uomo Verde e la potente armatura del cervo. Inutile aggiungere che dopo dieci minuti abbiamo tirato miseramente le cuoia.

Interessante la presenza del fuoco amico sia tra le schiere dei nemici che tra quelle dei vostri alleati. Già, degli alleati. Necropolis permette, infatti di sfruttare una co-op online drop in-drop out fino a quattro giocatori, ma solo tra amici dato che non è presente il matchmaking (fortunatamente su Steam è già nato un gruppo per chi vuole giocare in co-op). Proprio la cooperativa si dimostra una delle feature più divertenti e in un certo senso anche meno punitive, visto che potrete rianimare i vostri compagni caduti, anche se allo stesso tempo i nemici che incontrerete saranno più ostici.

Abbandonando l'anima puramente action del gioco e prima di parlare direttamente di quella roguelite, vale la pena sottolineare la presenza piuttosto importante del crafting, in grado sin dalla prime fasi di permetterci di creare delle razioni (per ripristinare la salute) e oggetti molto più interessanti acquistando le ricette dai diversi vendor. Fondamentale anche il loot, con armi, scudi, armature e molto altro, acquistabili dai commercianti o ottenibili dai forzieri sparsi per il mondo di gioco. Il grosso dell'equipaggiamento arriverà, tuttavia, direttamente dai nemici: le armi utilizzate per tormentarvi potranno, infatti, diventare vostre una volta sconfitto il vostro antagonista.

Ogni oggetto avrà naturalmente una descrizione che però sarà volutamente criptica e difficile da decifrare. È così che vi ritroverete a proseguire a tentoni tra pozioni di dubbia provenienza (molte sono ignote) e pergamene magiche che potrebbero avere più di un effetto collaterale. Il sistema in questione potrebbe risultare fastidioso ma a conti fatti si sposa piuttosto bene con la permadeath che inevitabilmente dovrete affrontare.

Lo Scriptorium separa Necropolis dalla categoria dei roguelike puri, proponendo una sensazione di progressione anche dopo l'ennesima inevitabile morte.

La morte sarà spesso inevitabile sia per la quantità di nemici a schermo che per il loro alto tasso di letalità e dopo ogni game over le vostre prestazioni verranno valutate, garantendovi un certo numero di gemme. Queste gemme, ottenibili anche svolgendo alcuni semplici compiti proposti dallo Sfrontato, vi permetteranno di ottenere dei bonus permanenti (codex) dallo Scriptorium. I codex, equipaggiabili uno alla volta, rappresentano quel senso di progressione tipica di questa tipologia di roguelike e in alcuni casi propongono delle aggiunte interessanti al gameplay.

Se questa meccanica tipica del genere funziona piuttosto bene, la generazione procedurale degli ambienti risulta in parte deludente, soprattutto nei primi livelli, che ci metteranno di fonte quasi sempre gli stessi nemici e le stesse ambientazioni, provocando un fastidioso senso di ripetitività. Tecnicamente questo particolare roguelite non convince appieno, ma riesce a difendersi egregiamente soprattutto a livello puramente artistico. Se da una parte non possiamo contare su una grafica all'avanguardia, non ci si può di certo lamentare di buona parte delle scelte stilistiche adottate da Harebrained Schemes.

La semplicità non è necessariamente sinonimo di poca cura, ma sa rivelarsi una caratteristica ben studiata e adatta alla misteriosa necropoli. È soprattutto la palette cromatica tendente ai colori freddi che, nonostante risulti alla lunga leggermente ripetitivi, dona a Necropolis un aspetto molto affascinante e ispirato. Meno encomiabile il lavoro sul comparto audio, con il doppiaggio completamente assente (tutti i testi sono tradotti in italiano) e musiche trascurabili e troppo sporadiche per contribuire all'atmosfera complessiva.

Lo Sfrontato sarà una figura chiave e onnipresente della nostra avventura e non mancherà di stuzzicarci con frecciate e battutine.

Necropolis può probabilmente entrare nel vasto gruppo delle cosiddette occasioni perse. La formula da hack 'n' slash/roguelite funziona ed è in grado di regalare un buon numero di ore di divertimento. Purtroppo, alla lunga, l'esperienza in singolo tende a diventare troppo ripetitiva, a causa di un sistema procedurale che non sempre dà il meglio di sé e alla mancanza di veri e propri incentivi per continuare a giocare dopo essere arrivati alla fine dell'ultimo livello.

Il gameplay convince e, soprattutto in compagnia, ci troviamo di fronte a un gioco che sa il fatto suo nonostante i palesi punti in comune con le meccaniche di gioco di Dark Souls. In chiusura, non ci piace valutare un gioco in base al prezzo di lancio ma senza paura di essere smentiti ci sentiamo di affermare che €27,99 è una cifra troppo elevata per i contenuti proposti. In questo senso vale la pena ponderare attentamente un acquisto e magari aspettare degli aggiornamenti (si parla già di nuove classi e nemici) che verranno pubblicati nelle prossime settimane.

7 / 10

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A proposito dell'autore

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Alessandro Baravalle

Contributor

Si avvicina al mondo dei videogiochi grazie ad un porcospino blu incredibilmente veloce e a un certo "Signor Bison". Crede che il Sega Saturn sia la miglior console mai creata e che un giorno il mondo gli darà ragione.

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