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We Were Here Forever Recensione, il ritorno dei folli enigmi

Collaborare non è mai stato così complicato…

Alcune esperienze ci costringono a riflettere attentamente prima di parlare. Non siete dei bravi interlocutori? Non sapete spiegarvi in modo chiaro e cristallino? Preparatevi allora a un limbo infinito in cui intrappolerete anche il vostro compagno fidato.

Ebbene, abbiamo provato molti giochi co-op e ci siamo divertiti ad affrontare sfide più o meno ardue (o decisamente bizzarre). L’esempio più lampante è It Takes Two, probabilmente l’emblema dell’esperienza cooperativa e una di quelle perle videoludiche difficili da replicare. Se in quel caso è presente una componente narrativa molto più accentuata, con un gameplay ricco di enigmi ma tutto sommato godibile, stavolta ci siamo imbattuti in un mondo diverso.

We Were Here Forever è il quarto capitolo di una serie che ha fatto parlare di sé in questi anni, ed è l’esperimento maggiormente riuscito. Nonostante ciò, dobbiamo ammettere che alcuni elementi si sono rivelati leggermente deleteri per l’esperienza di gioco. Un grande, terribile peccato, dato che all’inizio i presupposti ci erano parsi ottimi. La nostra avventura è iniziata senza troppi fronzoli con un unico elemento a fare da fulcro centrale per tutto il tempo: il walkie talkie. Con questo prezioso strumento, io e il mio partner ci siamo fatti strada tra gli innumerevoli enigmi, i corridoi claustrofobici e i dungeon dal tocco talvolta horror.

Un dispositivo del genere, tra l’altro, insegna ad aspettare che l’interlocutore finisca di parlare e a prestare attenzione alle sue parole. Non è possibile parlare contemporaneamente, quindi spesso bisogna attendere qualche secondo prima di avere “il via libera”. Questo aspetto potrebbe avere dei piccoli effetti collaterali: procedendo con la storia potreste desiderare di passare alla semplice e diretta chat vocale, essendo molto più comoda. È una precisazione che si collega direttamente a uno degli aspetti più importanti di cui vorremmo parlarvi.

La comunicazione è maggiormente agevolata dalla presenza di animazioni utili. È possibile indicare un punto specifico o addirittura giocare a carta, sasso e forbici per decidere le proprie sorti.

Quest’avventura è intrigante, mai monotona e decisamente divertente da giocare con un compagno. La collaborazione in questo caso è vitale e riesce a farci spremere le meningi per trovare la prossima via di uscita. Tuttavia, il divertimento incontra una profonda frustrazione: gli sviluppatori hanno creato un potenziale capolavoro che soffre di alcuni squilibri.

Innanzitutto, il percorso non offre momenti di svago o semplicemente opportunità per rilassare la mente. Andando avanti ci siamo imbattuti in enigmi sempre più difficili e consecutivi, senza mai darci tregua e recando un profondo nervosismo. Certo, la soddisfazione di riuscire a superare un meccanismo contorto e quasi indecifrabile è stata a dir poco immensa. In diversi momenti ci siamo anche emozionati e abbiamo voluto continuare il percorso con ancora più grinta. Nonostante ciò, quest’ultima veniva puntualmente abbattuta da un nuovo e repentino puzzle in grado di far implodere le nostre menti poco allenate (la mia, in particolar modo).

Non vogliamo concentrarci sulla difficoltà di gioco, che con la giusta attenzione e collaborazione può essere abbastanza superabile. Fondamentalmente è un genere che deve piacere, dato che i suoi puzzle sono molto strategici e poco adatti ai neofiti. Trovare la soluzione non è impossibile ma può richiedere un nuovo tentativo a mente lucida (magari il giorno dopo) o, in alternativa, potreste sfruttare i suggerimenti accessibili dal menu. Una cosa è certa: la pazienza è la virtù di questa avventura. Parlate lentamente, scrutate qualsiasi cosa vi circondi, descrivetela nel dettaglio senza il timore di sembrare stupidi. Sì, potete anche menzionare quella sorta di triplice luna che affianca uno strano pallino verde. Ogni singolo dettaglio è vitale, ed è importante che lo spieghiate con lucidità senza dare nulla per scontato.

Alcuni enigmi sono più fattibili di altri. In questo caso, abbiamo dovuto affrontare una mappa che ricorda per certi versi Fall Guys.

In alcuni momenti potreste essere dei semplici informatori mentre il vostro compagno si destreggerà a destra e a sinistra per scovare la combinazione perfetta. Ecco, in quel caso non fatevene una colpa: il gioco cercherà di bilanciare e alternare le vostre responsabilità, sebbene non l’abbia fatto perfettamente. Uno degli aspetti più tediosi in assoluto, però, è strettamente legato alla presenza di numerosi bug e corruzioni dei salvataggi. Spesso ci siamo ritrovati a dover abbandonare la sessione di gioco e riprendere l’ultimo caricamento, talvolta dovendo ricominciare una breve parte dell’enigma. Nulla di esageratamente limitante, sia chiaro, ma si tratta di sfaccettature che vanno a smorzare l’entusiasmo generale, per non parlare delle povere meningi abusate per ore consecutive.

Tralasciando ciò, vogliamo concentrarci sugli aspetti positivi di questa esperienza tanto strana quanto meravigliosa. Senza il mio partner avrei probabilmente impiegato il doppio (se non il triplo) del tempo per risolvere gli enigmi. Non si tratta di ignoranza o di pignoleria: questo gioco fa della collaborazione un perno così vitale da spingerci a migliorare il nostro modo di comunicare. L’utilizzo del walkie talkie è stato insolito, divertente… e avventuroso. Onestamente abbiamo provato delle emozioni simili solo con It Takes Two e A Way Out, sebbene We Were Here Forever sia la versione estremamente competitiva di questi titoli.

Tra un comparto grafico decisamente gradevole, un sottofondo musicale nostalgico e un doppiaggio in Inglese realizzato egregiamente, capirete perché alcuni errori siano così spiacevoli. Se gli sviluppatori avessero prestato maggiore attenzione ad alcuni squilibri, magari riducendo la durata dei puzzle o alternando versioni molto semplici ad altre più criptiche, probabilmente lo avremmo descritto come uno dei capolavori videoludici del 2022. Oltretutto il gioco è localizzato in Italiano, ed è un aspetto cruciale per un gameplay simile.

Le diverse ambientazioni, per quanto non siano perfette, sono state uno splendido sfondo a un’esperienza così bizzarra.

Insomma, We Were Here Forever è una tempesta che lascia senza fiato, non dà il tempo di riassestarsi e sprona le nostre menti a “funzionare” davvero. Ci ha insegnato a fare le cose con calma, a parlare, a riflettere, a razionalizzare e a gioire per la risoluzione di un enigma. Nonostante alcuni aspetti che ci impediscono di valutarlo troppo positivamente, è uno di quei viaggi che ci mancheranno e che vorremmo ripetere senza ombra di dubbio.

Un eventuale supporto post-lancio dedicato ai bug potrebbe sicuramente migliorare l’esperienza di gioco, ma lo consiglieremmo senza ombra di dubbio agli amanti del genere e a chiunque abbia un buon compagno con cui allenare la propria mente.

7 / 10

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A proposito dell'autore

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Stefania Netti

Contributor

Classe 1995, Stefania ama follemente qualsiasi videogioco dalla trama coinvolgente, non a caso si definisce una “cacciatrice di emozioni”. Nella sua lista non possono mancare le avventure grafiche e, tra una sessione e l’altra di gaming, coccola i suoi gatti.

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