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Moonscars, la recensione

Un dipinto nero come la notte e rosso come il sangue.

Humble Games è un publisher giovane e intraprendente che, insieme ai vari Devolver, Annapurna, Curve e compagnia bella, sta tentando di rinfrescare un po' il panorama videoludico Indie dando fiducia a sviluppatori altrettanto coraggiosi e determinati. Dopo i successi di critica raccolti con titoli quali Unsighted, Unpacking e Archvale, è giunta l'ora di un gioco diverso e decisamente più oscuro.

Forse qualcuno di voi ha seguito la gestazione di Moonscars fin dall'inizio, rimanendo affascinato dalle sue atmosfere dark e ingolosito dalle meccaniche sospese tra metroidvania ed action-roguelike. Vi capiamo: lasciarsi avviluppare dallo stile del gioco Black Mermaid è molto facile e vi assicuriamo che, una volta messa mano al controller, la situazione non fa che “peggiorare”. Di titoli che strizzano l'occhio ai souls-like rimanendo in maniera confortevole confinati nelle due dimensioni ne abbiamo visti parecchi negli ultimi anni, non ultimo l'ottimo No Place For Bravery che troverete presto recensito.

Signore e signori, siamo in presenza dell'ennesima evoluzione di Castlevania ma anche di un prodotto che riprende meccaniche e atmosfere da tanti altri giochi e li strizza in un'avventura per pollici forti, ammantata di mistero. Moonscars è scolpito nell'Ossidiana lucida come la notte e affonda i suoi artigli nelle vostre viscere per non lasciarle più andare... nel bene e nel male.

Il senso di impatto offerto dalle armi non è niente male, purtroppo la varietà di queste ultime non è ampissima.

Il primo metro di paragone che viene in mente iniziando l'oscura avventura di Grey Irma è Blasphemous. I due giochi si assomigliano e condividono non solo le atmosfere ma anche protagonisti che fanno del dolore la loro involontaria fonte di energia. Differentemente dal Penitente, in cerca di penosa redenzione, la protagonista di Moonscars deve scoprire il motivo della sua esistenza (è in sostanza una statua d'argilla a cui è stato infuso il soffio della vita) e per riuscirci deve trovare un misterioso personaggio noto come Lo Scultore. Basta andare in una galleria d'arte direte voi. Eh no, la cosa è decisamente più difficile.

Come spesso accade in questo tipo di giochi, la lore inizialmente è a dir poco criptica. Gli sviluppatori hanno rivelato di essersi ispirati alla mitologia di Pigmalione, Re di Cipro e talentuoso artista che, dopo aver scolpito nell'avorio una splendida donna di nome Galatea, se ne innamorò al punto da chiedere ad Afrodite di trasformarla in un essere umano per sposarla. Il tutto in Moonscars prende una piega decisamente più oscura, che viene rivelata con il procedere del gioco tramite indizi e riferimenti nascosti un po' ovunque.

Come tutti i souls-like 2D che si rispettino, anche Moonscars per essere goduto al meglio richiede al giocatore un set di abilità ormai noto: prima tra tutte la pazienza, seguita a ruota da una buona manualità, riflessi e da quel pizzico di intuito che permette di capire quando è il caso di attaccare, schivare, effettuare una parata per sbilanciare l'avversario o sfruttare le abilità magiche di Irma. In termini di combat system Moonscars si appoggia su stilemi ormai consolidati, ai quali affianca però un'importanza dell'elemento platform un po' più spiccata della media.

Presso gli specchi oscuri potrete anche “nutrire” la Luna che vi sovrasta per placare la sua fame. Quando questa diventa rossa la forza dei nemici raddoppia.

Gli scenari in cui vi muoverete sono spesso formati da più livelli, tra i quali potrete muovervi con una certa libertà e velocità. Questo in alcuni casi sarà fondamentale per sfuggire alle attenzioni delle mostruosità che vi attendono in ogni angolo, mentre in altri fornirà anche un elemento tattico per aggirare gli ostacoli e magari colpirli da posizione più favorevole.

Nel caso doveste cadere preda delle loro attenzioni potrete temporaneamente ritirarvi in luoghi più sicuri e sfruttare una delle abilità più interessanti di Grey Irma, che le permette di sfruttare la barra bianca dell'Ichor. Questo termine potrebbe tradursi in “Anima Liquida”, la cui essenza viene raccolta uccidendo i nemici e poi trasformata in energia vitale.

Anche l'esplorazione è legata a particolari oggetti e poteri che, come nel più classico dei Castlevania, aprono progressivamente la mappa lasciando al giocatore la scelta di come muoversi ma anche di prendersi la responsabilità per le probabili morti in cui incapperà. Di tanto in tanto vi imbatterete in strani specchi, tanto per cambiare oscuri, che vi permetteranno di eseguire numerose azioni. P

otrete usarli come mezzo di trasporto istantaneo (tra quelli che avrete sbloccato), ma anche per imparare magie spendendo la Polvere di Ossa accumulata uccidendo i nemici e anche sbloccare nuove armi. Occhio però perché ogni sosta presso gli specchi ripristinerà tutti i nemici che avete sconfitto fino a quel momento, come sempre un fattore di rischio non indifferente ma anche un buon modo per “farmare” risorse.

La barra bianca che permette di ricaricare l'energia si riempe con l'energia dei nemici uccisi e serve anche per usare alcuni attacchi speciali.

Visivamente Moonscars è un titolo attraente e particolare. La sua pixel-art sembra quasi fusa con nervose pennellate prevalentemente grige, con occasionali lampi di colore. Per capirne bene la genesi bisogna ancora una volta chiedere l'aiuto del team di sviluppo, che per l'estetica del loro primo gioco ha preso ispirazione da un movimento pittorico ben preciso, quello dei maestri del dipinto ad olio olandese. È qualcosa di diverso dal solito e a noi la scelta stilistica è piaciuta non poco.

Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un titolo che visto “esternamente” non può non fare gola, ma le cui caratteristiche di gameplay non sono adatte a tutti i palati. A differenza di altri metroidvania souls-like però, Moonscars offre una flessibilità maggiore e un tasso di sfida leggermente più masticabile rispetto alla concorrenza.

Non mancano picchi di difficoltà piuttosto alti... indovinate in presenza di chi? Esatto, i boss, che come il resto del gioco si fanno notare per lo stile e, in un paio di casi, anche per quanto riescono ad essere bastardi. Sono gli ostacoli più grandi che vi attendono nel gioco ma, in generale, anche i giocatori meno inclini a ripetere molte volte le stesse sezioni o i medesimi combattimenti non supereranno mai la soglia della disperazione.

Il gioco Black Mermaid brilla sicuramente per lo stile e per il buon bilanciamento del gameplay ma l'originalità non è sicuramente il suo forte. Nonostante ciò, è capace di avvilupparvi nelle sue spire con pochissime possibilità di fuggirne prima di essere arrivati ai titoli di coda.

Come da tradizione, ogni volta che morirete ripartirete dall'ultimo checkpoint e dovrete tornare nel punto in cui siete trapassati per recuperare i vostri “resti”.

Se avete voglia di farci un giro per poi ponderare l'acquisto, trovate Moonscars già disponibile sul catalogo Game Pass. È nostro dovere però avvertirvi che poco prima di andare online con la recensione il team di sviluppo ci ha informati della presenza di un bug critico (riscontrabile verso la fine del gioco) che potrebbe impedire la progressione. Noi abbiamo portato a termine Moonscars e non siamo incappati in tale problema ma, se avete intenzione di acquistare il gioco, vi consigliamo di attendere l'uscita della patch a cui Black Mermaid sta già lavorando.

7 / 10

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A proposito dell'autore
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Daniele Cucchiarelli

Contributor

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 20 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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