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Watcher Recensione | Se guardi l’abisso, lui guarderà te

Se si fissa un guardone, si rischia di invertire i ruoli?

Every Breathe You Take... I’ll Be Watching You, cantava Sting e, trattandosi di lui, si sperava fosse una promessa e non si percepiva come una minaccia.

C’è stato un tempo in cui guardare e guardarsi era un’attività normale, persone che provavano interesse verso altre lo manifestavano inizialmente con lo sguardo. Se l’interesse era benevolo, lo sguardo era diretto, se malevolo restava nascosto. Oggi se si viene fissati eccessivamente e l’attenzione risulta sgradita, si passa direttamente allo stalking.

Ma chi se non uno stalker era James Stewart in La finestra sul cortile, mentre oziosamente spiava i dirimpettai addirittura con un binocolo? I due temi li mette insieme il film Watcher, diretto dall’esordiente Chloe Okuno, con la competenza femminile necessaria. La giovane regista americana scrive anche la sceneggiatura, rielaborando un soggetto scritto da Zack Ford in anni non sospetti, finito nel dimenticatoio.

Troppe vetrate aperte su un mondo sconosciuto.

La giovane e bella Julia dagli USA si trasferisce a Bucarest, al seguito dell’amato fidanzato Francis, giovane e bello pure lui, broker di successo, di origini rumene, rimandato a casa a risollevare il mercato locale. Finiscono in una zona periferica, quartiere per niente chic, case grigie e scrostate. Il loro condominio però è stato ristrutturato internamente, gli appartamenti sono grandi, eleganti e luminosi, perché dotati di vaste vetrate aperte sulle facciate di altre case. Assenza totale di tende, della quale inizialmente i due appassionati amanti non sembrano curarsi.

Nel passare dei giorni, Julia, rimasta sempre sola perché il suo amato sta in ufficio dal mattino alla notte, inizia a deprimersi, ad accusare un pesante senso di straniamento, dovuto anche alla sua ignoranza della lingua locale, che la isola nelle poche occasioni mondane. Cosa più grave di tutte però, si accorge che da una finestra dell’altro caseggiato una sagoma misteriosa la guarda, costantemente. E durante le sue solitarie incursioni nelle strade vicine, si accorge di essere seguita.

Invano compera finalmente delle tende, invano si lamenta della cosa con il fidanzato, invano denuncia la cosa alla Polizia. È una giovane e bella donna quasi sempre sola, una straniera a disagio, non è che si è inventata tutto? E dire che nella città già quattro donne sono state aggredite e brutalmente ammazzate. Il tempo passa e la situazione psicologica di Julia peggiora, mettendo in crisi il suo rapporto con Francis. E dalla finestra di fronte qualcuno continua ad osservare.

Mentre la storia procede, si resta sospesi nel dubbio, pur optando per la soluzione più ovvia, eppure non del tutto. Questo non danneggia il film più di tanto, in un’accelerazione finale in cui succede qualcosa di concreto, mentre in precedenza tutto era affidato a indizi vaghi, a sensazioni soggettive, a scoperte ambigue.

Un altro momento di ordinaria inquietudine.

Ottima scelta ambientare la storia in una straniante Bucarest, in quartieri che recano le tracce di un’architettura di regime, disumana, spersonalizzante, immergendola in una fotografia pallida, spenta come la protagonista. Che è la bella ma oppressa Maika Monroe, già protagonista dell’originale horror It Follows, in cui a “stalkerarla” era un nemico meno concreto ma ben più inquietante. Il presunto persecutore è Burn Gorman, uno dalla lunga carriera, ben scelto per il ruolo, lo rivedremo presto nella splendida serie tv The Offer.

Watcher, distribuito nelle sale cinematografiche, non è un horror, è un thriller psicologico che sobriamente (e velocemente, dura solo 90 minuti) mette in scena un’escalation di disagio esistenziale plausibile, lasciando serpeggiare continuamente una vena alla Polanski, che ricorda film come L’inquilino del terzo piano o Frantic (il paragone è alto, ci rendiamo conto, ma è solo per indicare una direzione). E nel suo procedere incuriosisce, proprio perché ripropone situazioni già frequentate ma ben intrecciate, anche con un’attualizzazione dovuto al tema della nuova sensibilità nei confronti delle attenzioni non gradite che le donne hanno deciso di non tollerare più (non a caso la locandina ufficiale sembra dividere il titolo proprio in Watch/her). E guai se chi è guardato osa ricambiare lo sguardo (se guardi l’abisso...).

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