Anthem - prova

Un inaspettato inno al divertimento.

Ricordate il momento dell'annuncio di Anthem? Nel corso dell'E3 2017 non si parlava d'altro: una suit metallica volava in totale libertà tra la vegetazione di un pianeta in rovina, mentre strane creature aliene fuggivano spaventate da una minacciosa tempesta elettromagnetica.

Movimenti fluidi, un design accattivante ed ispirato, il nome di BioWare accostato ad una nuova produzione originale: l'hype non poteva che toccare le stelle nel corso dei lunghissimi sette minuti dedicati al gameplay trailer ma, non appena emerse la natura di live game, gli animi cominciarono a raffreddarsi rapidamente.

Anthem iniziò ad essere etichettato come un semplice clone di Destiny, fu rinviato di un anno e, soprattutto, divenne ingiustificatamente parte della bufera mediatica che investì Electronic Arts nei primi del 2018. Oggi, a quasi due anni di distanza da quell'enigmatica presentazione, possiamo raccontarvi la vera natura del game as a service secondo BioWare, avendo scavato fra le ambizioni e la filosofia creativa alla base del progetto nel corso di una lunga spedizione sulla superficie di Bastion.

Sembrerà strano, ma prima ancora di affiancare Anthem al famoso prodotto di Bungie, ci è saltato alla mente Diablo di Blizzard Entertainment. Paragone inaspettato, vero? Eppure, fin dalla presentazione degli Strali, che sarebbero nient'altro che le "classi", ci siamo trovati di fronte ad un sistema che riesce a declinare il gameplay in maniera completamente diversa a seconda dell'armatura scelta per gettarsi in battaglia, un po' come accadeva al cospetto dei tradizionali eroi di Sanctuary.

Il Colosso, ad esempio, è una rivisitazione del classico paladino d'ispirazione ruolistica, un pesantissimo tank capace di dispensare ed incassare botte da orbi attraverso strumenti esageratamente grandi. Lo Storm, invece, è un "glass cannon", una sorta di mago dotato di potenti abilità dedicate al controllo e pirotecniche bombe energetiche, controbilanciate efficacemente da una scarsa resistenza e da una mobilità discutibile. Il Ranger è una scelta equilibrata, un guerriero, o meglio, un marine pronto a far piovere missili e granate nel pieno delle schermaglie di prima linea. L'Interceptor, infine, è una rivisitazione in chiave mecha del classico ninja cyborg, un assassino versato nell'arte di far scivolare lame e shuriken senza lasciare alcuna traccia.

E questo è solo l'inizio, perché la grande novità di Anthem risiede nell'importanza del character building: non solo è possibile personalizzare i propri set di armi ed equipaggiamenti ma, come emerso dalle recenti parole degli sviluppatori, addirittura ottenere abilità aggiuntive per differenziarne l'efficacia. Di conseguenza, potrebbe capitare di trovarsi di fronte uno Strale Interceptor costruito unicamente per la lotta corpo a corpo e un altro che sia specializzato nell'avvelenamento, o ancora uno Storm orientato verso la furia delle fiamme e uno antitetico, capace di controllare il campo di battaglia congelando gli avversari.

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Bastion è un pianeta visivamente splendido. È una fusione dell'esperienza maturata da BioWare con Mass Effect, dei mondi partoriti da Tolkien e dell'universo secondo Bungie.

Se l'approccio al combattimento cambia sostanzialmente fin dal momento della scelta dello Strale, la costruzione si evolve sulla base dell'arsenale e scava ancor più in profondità grazie alla libertà cui sembra sottesa la specializzazione. Il risultato è un gameplay dinamico, rapido, decisamente meno legnoso rispetto alle aspettative e sorprendentemente vario, senza mai risultare eccessivamente complesso. Si tratta di un titolo semplice da padroneggiare e capace di regalare soddisfazione quando si spicca il volo così come nell'istante dello schianto che inaugura la battaglia; correre, saltare, decollare, arrampicarsi e tuffarsi negli abissi marini sono azioni che si susseguono con naturalezza e nel rispetto di un flow invidiabile.

Perché vestire i panni dei giustizieri e imbracciare le armi sulla superficie di Bastion? BioWare ha dimostrato di avere le idee piuttosto chiare riguardo le fondamenta della lore alla base del nuovo universo. Bastion è un mondo incompiuto: gli déi fautori della creazione sfruttarono il potere dell'Inno (il fantomatico Anthem) per plasmare la crosta planetaria e creare la vita, ma interruppero misteriosamente l'opera disseminando gli strumenti della genesi sulla superficie ormai in rovina. Il mondo rimase in balia dell'incontenibile energia dell'Inno e, per sopravvivere alla corruzione e combattere il cataclisma, la razza umana forgiò gli Strali, insuperabili macchine da guerra.

Il protagonista non è altro che uno Specialista, in inglese Freelancer, una sorta di mercenario che porta a casa la pagnotta affrontando i pericoli delle terre desolate e stipulando contratti con gli abitanti del bastione di Fort Tarsis. Fin dai primi fugaci istanti di gameplay si percepisce una cura per la componente narrativa che difficilmente riesce a farsi largo in questo genere di titoli: il nostro avatar non è solamente accompagnato da una caratterizzazione aliena alla formula del live game, ma può fare affidamento su una serie di amici, mentori, compagni di battaglia e committenti che investono svariati minuti nella semplice conversazione, lasciando le redini del dialogo nelle mani del giocatore nel pieno rispetto della tradizione BioWare.

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Gli Strali riescono a differire non solo per design, ma soprattutto per gameplay. A parte il sistema di volo, non c'è un singolo elemento che accomuni la manovrabilità delle armature.

Certo, non pensiamo di doverci aspettare punti di svolta trascendentali ma l'inseguimento di un legame con il mondo di gioco non è assolutamente una scelta criticabile, specialmente se coltivata e curata a dovere nel corso degli anni a venire. Perché, nonostante una trama decisa e sicura di sé, non bisogna dimenticare che si tratta di una produzione destinata ad espandersi e mutare con il passare del tempo.

Una volta preso in carico un contratto, è bene passare dalla Forgia per preparare lo Strale alla fase di ricognizione, personalizzandone l'estetica e il loadout nei minimi dettagli. Dopodiché, si spicca il volo. Bastion è diviso tra una decina di piccole regioni, ognuna colonizzata da creature diverse: si passa da spietati eserciti alieni fino ad antichi titani che custodiscono misteriosi colonnati in rovina. Le ambientazioni ricordano una piacevole fusione tra lo stile fantascientifico immaginato da Bungie e la visione de Il Signore degli Anelli interpretata da Peter Jackson, e non mancano gigantesche statue sopravvissute alle ere precedenti e misteriose costruzioni che si inerpicano lungo altissime cascate.

Più che di fronte ad una formula MMO/TPS, sembra di trovarsi al cospetto di uno sparatutto roguelike, anche se tutte le attività acquistano un sapore migliore quando affrontate assieme ad una squadra di amici. A dire il vero, l'unica reale sbavatura che abbiamo riscontrato risiede proprio nella scarsa attenzione dedicata alle azioni dei compagni di squadra, figlia della poca incisività dell'apparato cooperativo. Tuttavia, potrebbe semplicemente trattarsi di un primo impatto povero d'interazioni ricamate attorno alle abilità di supporto.

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Nel corso delle ultime livestream, gli sviluppatori hanno spiegato come il sistema di progressione permetta di specializzare ogni Strale in maniera capillare, dando vita a build completamente diverse tra loro.

Quello che conta è portare a termine la missione, attivando i propulsori e scagliandosi con la furia delle spade, dell'artiglieria e della magia spaziale contro qualunque ostacolo ci si pari di fronte. Dopodiché, ognuno prende la sua strada: è possibile esplorare Bastion cercando zone nascoste e raccogliendo materiali destinati al comparto del crafting; qualcuno preferirà misurarsi nelle modalità più ardue, investendo il proprio tempo nell'inseguimento del loot; altri ancora, invece, potrebbero rimanere ammaliati da quella personalizzazione estetica dello Strale che, momentaneamente, è l'unico oggetto delle microtransazioni.

L'ambizione ci è parsa sostenibile: i momenti di stanca sono piuttosto rari, perché i soli sistemi di movimento e di volo sono sufficienti a rendere interessanti anche le missioni più deboli e le attività di fetching. Il sistema di skill sembra prevalere sul comparto dello shooting, eppure ci siamo confrontati con armi dal feedback soddisfacente e con orde di nemici dal design interessante, tornando di volta in volta nell'hub social arricchiti di qualche innesto per il nostro Strale. Sembrerebbe una banalità, ma la cosa più importante è che ci siamo divertiti oltre ogni previsione, assistendo ad una interpretazione piuttosto originale dell'universo looter sparatutto.

Comunque vada con la Vip Demo, disponibile a partire dal 25 gennaio, Anthem ci ha sorpresi con un gameplay dal sapore fresco, frizzante e innovativo, diverso dall'offerta dei competitor e senza dubbio interessante, oltre che capace di scatenare discussioni. In che modo potremo sfogare la potenza di quelle build tanto ramificate e diverse? Dove vuole andare a parare il gameplay di Anthem? Troveremo veri e propri Raid ad attenderci nei più oscuri meandri di Bastion?

L'unico consiglio che possiamo darvi è quello di mettere mano alla versione di prova e saggiare in prima persona una piccola parte dell'esperienza. Dal canto nostro, presto potremo darvi ulteriori risposte.

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Riguardo l'autore

Lorenzo Mancosu

Lorenzo Mancosu

Redattore

La fiamma per i videogame nasce quando a 3 anni subito il battesimo del fuoco col Super Nintendo. Ex QA tester, oggi è diviso tra la giurisprudenza e una comunicazione che non è solo quella delle proprie opinioni.

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