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"Il controllo cerebrale è ancora lontano"

L'ideatore del Move dice la sua sull'argomento.

Ora che sistemi di motion sensing sono ormai diventati un qualcosa di comune in ambito videoludico, qualcuno ha già iniziato a parlare di quello che potrebbe essere il futuro: il controllo cerebrale.

Interrogato sulla question il Dr. Richard Marks, ideatore del Move nonché project manager della divisione di ricerca e sviluppo di Sony, ha dichiarato di essere ancora scettico al riguardo, confermando il totale disinteresse di Sony in merito alla questione.

"Si finisce sempre lì, perché tutti pensano che l'esperienza definitiva debba essere necessariamente legata all'utilizzo diretto del cervello", ha dichiarato ai microfoni di Gamasutra.

"I videogiochi, almeno per come li conosciamo adesso, non possono prescindere dall'utilizzo di periferiche reali e tangibili. Il fatto che per suonare la batteria a Rock Band si arrivi anche a sudare è una cosa estremamente positiva che arricchisce l'esperienza. Non vorrei mai privarmi di cose simili".

Nel corso dell'intervista Marks ha inoltre detto la sua anche sul Kinect, dichiarandosi un grande fan di quel genere di tecnologia, anche se solo per particolari tipologie di esperienze.

"E' fantastico per ballare, non c'è alcun dubbio, ma non è altrettanto valido per... magari uno sparatutto in prima persona o un RTS. E' senz'altro un ottimo strumento ma non risolve di certo tutti i problemi dei videogame".

Al di là delle sue potenzialità in quanto a gameplay, Marks si è detto entusiasta del sistema di riconoscimento vocale, dichiarando che si tratta di una tecnologia con grandi potenzialità ancora inespresse.

"In quel campo il Kinect ha ampiamente superato le mie aspettative, anche se è comunque necessario impostare la propria voce in un certo modo affinché la periferica sia in grado di recepire i comandi nella maniera adeguata".

"Sarebbe bello arrivare al punto di poter parlare con una periferica con la stessa naturalezza con cui si interagisce con una persona reale... un po' come in Star Wars. C'è ancora parecchia strada da fare in questo senso".

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Davide Persiani

Contributor

Davide inizia a lavorare nel campo dell'editoria videoludica all'età di 16 anni. Dopo qualche anno di gavetta in Spaziogames e Play Media Company, subisce l'irresistibile fascino di Eurogamer.it.

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