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Microsoft e Activision Blizzard, il punto sull'acquisizione

Tutto quello che c'è da sapere sull'acquisizione Microsoft-ABK: i dettagli, le controversie, le antitrust.

Il 18 gennaio del 2022, Microsoft ha annunciato a sorpresa la sua intenzione di acquisire l'intera Activision-Blizzard, o meglio il gruppo noto come ABK (Activision-Blizzard-King), per $68.7 miliardi in azioni. Una notizia, questa, che ha scosso gli equilibri del mercato dei videogiochi, facendo tremare le fondamenta di tutte le entità coinvolte nell'industria; si tratta infatti di un accordo senza precedenti, piombato come un fulmine a ciel sereno nel mezzo di una sequela di operazioni di acquisizione decisamente meno impattanti.

In concomitanza con l'annuncio ufficiale, Microsoft ha dichiarato che si sarebbe aspettata una chiusura definitiva dell'accordo attorno alla metà del 2023, ovviamente sottostante l'approvazione da parte delle autorità antitrust nonché quella degli shareholders; secondo quanto prospettato dalla casa di Redmond, di conseguenza, il perfezionamento dovrebbe verificarsi durante la prossima estate, portando di fatto tutti gli asset di ABK sotto il suo controllo.

Nel corso degli ultimi giorni, tuttavia, diversi attori – tra cui spiccano Sony Interactive Entertainment e Google – stanno portando le proprie ragioni all'attenzione delle principali autorità in materia di concorrenza di tutto il globo, spiegando perché tale accordo potrebbe dimostrarsi lesivo dei loro interessi. Ed è proprio per questo motivo che oggi ripercorreremo l'intera storia dell'acquisizione, spiegandone le ragioni e tentando di leggerne le circostanze nel modo più chiaro possibile.

In questa pagina:

Background e antefatti

I nuovi Xbox Game Studios.

Microsoft, nel corso degli ultimi anni, ha avviato un corposo procedimento di ristrutturazione e di potenziamento del suo segmento gaming, la celebre “divisione Xbox” che fa capo all'acclamato Phil Spencer. A partire dal 2018, questo particolare ramo d'azienda ha perseguito una forte spinta espansionistica che l'ha portato ad acquisire un grandissimo numero di studi di sviluppo, al fine di ridisegnare il suo apparato di produzione “first party”, ossia le entità destinate alla creazione di software proprietario.

Se questa iniziativa sarebbe potuta inizialmente apparire come un riflesso della volontà di rispondere per le rime a Sony Interactive Entertainment – casa che nella scorsa decade ha fatto dei videogiochi in esclusiva uno dei suoi principali cavalli di battaglia – nel tempo si è rivelata invece una colonna portante nell'inedita strategia di Microsoft. Con il lancio di Xbox Game Pass - il primo servizio in abbonamento in stile Netflix a fare capolino nel mondo dei videogiochi - la compagnia mirava a produrre direttamente in casa propria gran parte del catalogo, esattamente come la società di streaming californiana fa con i suoi Netflix Originals.

La strategia, molto ben delineata da Spencer e soci all'inizio della scorsa estate, è quella di creare un ecosistema multimediale capace di accogliere sulle sponde del Game Pass ogni supporto attualmente in circolazione, dalle console per videogiochi fino ai PC, alle smart-TV e agli smartphone, puntando a un potenziale bacino di utenza composto da centinaia di milioni di videogiocatori in tutto il mondo. È evidente, d'altra parte, che al fine di inseguire un simile risultato occorra investire in modo massiccio nel catalogo del servizio.

Così, nel 2018 Microsoft ha acquisito Compulsion Games (We Happy Few), inXile Entertainment (Wasteland), Ninja Theory (Hellblade), Obsidian Entertainment (The Outer Worlds), PlayGround Games (Forza Horizon) e Undead Labs (State of Decay), che avrebbero affiancato entità affermate come Mojang (Minecraft), Turn 10 (Forza), The Coalition (Gears of War), 343 Industries (Halo) e Rare (Sea of Thieves), delineando una struttura completamente nuova per gli Xbox Game Studios, poi posta sotto il controllo del veterano del settore Matt Booty.

L'ingresso di Bethesda è stato già di per sé impressionante.

Dopo aver fondato il super-studio The Initiative (Perfect Dark) e lo sfiatatoio RTS di World's Edge (Age of Empires), nel 2019 le acquisizioni sono continuate con l'integrazione di Double Fine Productions (Psychonauts). Ma è stato solo nel 2020 che Microsoft ha calato il carico più pesante sul tavolo, investendo $7.5 miliardi per accaparrarsi la totale proprietà di Zenimax Media e di tutti gli asset ad essa collegati, compresa la celebre Bethesda: Arkane Studios (Dishonored), Bethesda Softworks (Skyrim, Fallout), id Software (Doom), MachineGames (Wolfenstein), Tango Gameworks (The Evil Within), Zenimax Online (The Elder Scrolls Online), Roundhouse Studios (Wraithborne) e Alpha Dog si sono aggiunte al già ricchissimo roster.

Avendo a disposizione una potenza di fuoco aliena al suo passato, Microsoft ha potuto finalmente stilare una prima roadmap per il suo Xbox Game Pass, stuzzicando il palato degli utenti sia attraverso l'inclusione di decine di videogiochi presenti esclusivamente sui suoi servizi, sia per mezzo dell'implementazione nel catalogo di ciascuna produzione proprietaria fin dal giorno del lancio. Già allora, l'investimento della casa di Redmond faceva pensare alla volontà concreta di imporsi come player centrale del mercato gaming nel corso delle prossime decadi, ma l'ipotesi si è tramutata in certezza all'inizio di quest'anno.

Activision-Blizzard-King

Da sempre nella Top 5 dei più forti player del settore.

Nel corso degli ultimi cinque anni Activision-Blizzard è rimasta stabilmente nella top 5 dei publisher che possono vantare i maggiori ricavi al mondo. ABK ha infatti fatto registrare una revenue di $6.3 miliardi nel 2016, somma poi lievitata fino a $8.8 miliardi nel corso del 2021. A fare meglio di lei, nell'ordine specificamente riportato, sono state solamente Sony Interactive Entertainment, la cinese Tencent Games, Nintendo, Microsoft stessa, e NetEase Games.

ABK è composta da cinque macro unità che operano in modo prevalentemente disgiunto: Activision Publishing, Blizzard Entertainment, King, Major League Gaming (MLG) e Activision Blizzard Studios. Gli asset di proprietà del gruppo spaziano da franchise di videogiochi ricchissimi, come Call of Duty e World of Warcraft, passando per enormi leghe esport, come la Call of Duty World League e la Overwatch League, per arrivare infine a titani del mercato mobile, su cui brilla senza dubbio il Candy Crush Saga di King ($1.21 miliardi di ricavi nel solo 2021).

Posando gli occhi su ABK, i vertici di Microsoft si sono resi conto che un'eventuale acquisizione avrebbe fatto balzare la compagnia al terzo posto tra le più grandi imprese del settore gaming al mondo, alle spalle delle sole Sony Interactive Entertainment e Tencent Games. Secondo una dichiarazione del CEO di ABK Bobby Kotick, questi ebbe una discussione con il CEO di Microsoft Satya Nadella e con Phil Spencer riguardo la carenza di esperienza della sua compagnia in materia di machine learning e data analytics, elementi che riteneva indispensabili per competere con i leader del mercato, e che la casa di Redmond avrebbe potuto fornire a seguito di un'acquisizione ad un prezzo vantaggioso. Ma, accanto a queste suggestioni, c'è altro che si nasconde dietro la proposta di acquisizione.

Bobby Kotick è ancora CEO di ABK.

L'annuncio della stessa è infatti arrivato sei mesi dopo l'emersione del caso “California Department of Fair Employment and Housing vs Activision Blizzard”. Questa è una controversia legale iniziata a seguito di un'indagine resa pubblica a luglio del 2021, quando la compagnia è stata accusata di avere responsabilità riguardo molestie sessuali, gravi discriminazioni e rappresaglie nei confronti dei dipendenti. Si trattava di un immenso iceberg rimasto celato per anni sotto una punta fatta di numerosi piccoli scandali emersi timidamente, tanto che a novembre del 2021 sono finite sotto inchiesta anche azioni compiute dallo stesso CEO Bobby Kotick.

In seguito alla pesantissima controversia, sono stati pubblicati i primi report che suggerivano la ricerca di un buyout da parte di Activision-Blizzard, e non solo in ragione dell'indagine del DFEH, dal momento che le più recenti release del publisher non erano state all'altezza della performance finanziaria preventivata (World of Warcraft: Shadowlands, Warcraft 3 Reforged, Hearthstone). Verso la fine del 2021, il Wall Street Journal e Bloomberg News hanno diffuso notizie riguardo un esplicito interesse da parte di Meta - holding proprietaria di Facebook - nell'acquisire ABK. Stando a quanto appreso dai documenti riguardanti l'acquisizione, è stato proprio a seguito di tali report che Microsoft ha preso la decisione di farsi avanti e prendere il toro per le corna.

Anche se Bobby Kotick non si è mai dichiarato pienamente convinto di procedere alla vendita, la board di amministrazione di ABK – ormai da mesi sotto pressione a causa delle potenziali conseguenze della controversia legale – ha deciso di proseguire con l'accordo, di fatto approvando la cessione della compagnia e di tutti i suoi asset a Microsoft. Ad oggi non è ancora pienamente chiaro se Bobby Kotick, che è stato confermato come CEO fino alla fine delle operazioni, manterrà la sua carica ad accordi conclusi, se sarà rimosso (con una buonuscita da minimo $250 milioni), o se sarà semplicemente ricollocato.

L'acquisizione di ABK da parte di Microsoft

Un mondo di franchise dentro Microsoft?

Il 18 gennaio del 2022 Microsoft ha annunciato ufficialmente la volontà di acquisire l'intera Activision Blizzard per un totale di $68.7 miliardi secondo un accordo tutto in contante, ovvero approssimativamente per $95 ad azione, con una maggiorazione del 26% sull'ultimo prezzo di mercato. Scopo dell'operazione è quello di rendere Microsoft il terzo player nel settore gaming, alle spalle di Sony e Tencent, nonché il primo con sede sul suolo statunitense. Nel giorno dell'annuncio dell'accordo, il valore delle azioni di ABK ha conosciuto una crescita del 40%.

Goldman Sachs sarebbe stato consulente finanziario di Microsoft per la durata dell'operazione, con Allen & Company sul fronte di Activision Blizzard, mentre gli studi legali di riferimento Simpson Thacher e Skadden. L'accordo è stato approvato dalle board di direzione di entrambe le compagnie, che al momento dell'annuncio hanno preventivato una chiusura definitiva nel corso dell'estate 2023, a seguito di tutti gli esami e gli ipotetici riesami del caso proposti dalle varie autorità garanti della concorrenza. Gli azionisti di Activision Blizzard hanno poi approvato l'acquisizione quasi all'unanimità nell'aprile del 2022.

I franchise attivi a passare sotto il controllo di Microsoft includono la serie Call of Duty, la serie Crash Bandicoot, la serie Guitar Hero, la serie Skylanders, la serie Spyro the Dragon, la serie Tony Hawk, la serie Diablo, Hearthstone, Heroes of the Storm, Overwatch, la serie Starcraft, la serie Warcraft e Candy Crush Saga. A margine, i dipendenti di ABK nel 2021 erano 9.800, i ricavi ammontavano a $8.8 miliardi, e la casa aveva di fronte a sé grandi release come Overwatch 2, Call of Duty: Modern Warfare II e l'espansione di World of Warcraft Dragonflight. Inoltre, nuove stagioni della Overwatch League e della Call of Duty World League sono tutt'ora previste all'orizzonte.

I controlli antitrust delle autorità garanti della concorrenza

La commissione europea è una delle istituzioni preposte all'esame antitrust.

Dal momento che si tratta di un'acquisizione di proporzioni straordinarie, l'accordo tra Microsoft e ABK dovrà passare al vaglio delle autorità commerciali di diversi paesi del mondo prima di ricevere luce verde.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, la responsabilità di esaminare l'accordo è stata ricondotta alla Federal Trade Commission, dal momento che tale agenzia ha spesso sollevato questioni di legittimità riguardo fusioni e acquisizioni legate al settore Big Tech nel corso degli ultimi anni. Vale la pena menzionare il fatto che diversi senatori USA, tra cui il celebre Bernie Sanders, hanno espresso preoccupazioni riguardo l'acquisizione, affermando che: “entrambe le compagnie hanno fallito nel proteggere i diritti e la dignità dei loro lavoratori”, e che l'accordo dovrebbe essere bloccato se “la transazione dovesse peggiorare gli equilibri negoziali tra lavoratori e società”. A margine, la US Securities and Exchange Commission ha esaminato alcune accuse che suggerivano che investitori molto vicini a Kotick potessero aver svolto operazioni di insider trading prima dell'accordo.

La CMA, ovvero la Competition and Markets Authority del Regno Unito, aveva già manifestato il suo intento di eseguire un controllo preventivo dell'operazione durante il mese di agosto 2022. Il 1 settembre, la CMA ha affermato che “l'acquisizione potrebbe risultare in una riduzione della concorrenza in un mercato specifico o più mercati del Regno Unito”. La seconda fase delle indagini avrà inizio nel corso di ottobre e si concluderà il 1 marzo 2023.

A settembre del 2022, la Commissione Europea ha iniziato la prima fase di analisi dell'acquisizione di Microsoft, ed è previsto che pubblichi le sue conclusioni in data 8 novembre 2022. La Commissione Europea, in tale giorno, potrebbe approvare interamente l'acquisizione senza riserve, oppure richiedere una seconda fase di analisi della durata di altri quattro mesi.

Negli USA è la FTC ad occuparsi delle questioni antitrust nell'ambito di Big Tech.

Nel frattempo, diverse autorità presenti in tutto il mondo hanno preso in esame la questione. L'Arabia Saudita, ad esempio, è stata prima a dare il definitivo via libera all'operazione nel mese di agosto 2022. Le indagini sono in corso in Nuova Zelanda e in Brasile: in quest'ultimo paese, in ragione delle normative sulla trasparenza di tali atti, sono emersi documenti relativi alle testimonianze dei concorrenti di Microsoft che hanno scatenato discussioni di cui tratteremo in seguito.

Ok, ma cosa succede in concreto? Cosa possono fare le autorità antitrust in merito all'acquisizione di Activision Blizzard da parte di Microsoft? Ovviamente i dettagli dal punto di vista legale sono leggermente diversi a seconda dell'ordinamento in essere, sia esso quello statunitense, quello comunitario o quello inglese, ma le procedure rimangono grossomodo simili. Gli organi antitrust, infatti, non possono in sé e per sé “bloccare” direttamente un'acquisizione. Una volta ricevuti tutti i documenti del caso, queste istituzioni hanno la facoltà di adottare sostanzialmente tre linee: il silenzio assenso, la richiesta di ulteriori informazioni, o l'intervento. Le autorità possono richiedere maggiori informazioni alle parti, svolgere ulteriori indagini, organizzare interviste ai diretti interessati, per poi giungere a una conclusione positiva, una positiva-condizionata oppure una negativa.

Una volta ottenute tutte le informazioni del caso e svolte le indagini, tali autorità possono in linea generale:

  • chiudere le investigazioni e lasciare che l'accordo si perfezioni;
  • aprire un negoziato per stilare un accordo con le parti volto a mantenere – o ricostituire – uno stato di concorrenza che si ritene leso;
  • tentare di bloccare l'intera operazione tramite gli strumenti legali di riferimento: la FTC statunitense, ad esempio, può richiedere un ingiunzione preliminare alla corte federale in attesa di un processo amministrativo che entri nel merito della questione.

In poche parole, sono due i possibili esiti di operazioni di queste dimensioni: o l'accordo viene approvato – con o senza condizioni, esplicitamente come in silenzio – oppure la questione viene portata dinanzi a un organo giurisdizionale con il potere di decidere della questione.

Le controversie, Jim Ryan, Sony e Call of Duty

Jim Ryan di Sony è stata una delle figure più vocali nell'orbita dell'acquisizione.

Sul fronte dei lavoratori, i primi a far sentire la propria voce sono stati i membri della ABK Workers Alliance, un gruppo di dipendenti formatosi a seguito dell'indagine del DFEH della California al fine di perseguire la tanto agognata creazione di una “trade union” dei lavoratori del settore; questi hanno affermato che l'accordo non muterà assolutamente quelli che sono i loro obiettivi. Inoltre, Business Insider ha riportato le testimonianze di alcuni lavoratori di Microsoft, che si augurano siano svolte tutte le indagini del caso prima di: “introdurre nella compagnia una cultura pericolosa e anti-inclusiva”.

Tra tutti i critici dell'operazione spicca senza ombra di dubbio Sony Interactive Entertainment, che attraverso le parole di Jim Ryan e di altri portavoce non ha mancato di esprimere il proprio dissenso più volte nel corso dell'ultimo anno. Tutto ha avuto inizio quando, pochi giorni dopo l'acquisizione, Sony ha pubblicato una nota in cui si augurava che: “Microsoft onorasse tutti gli accordi di pubblicazione multipiattaforma di Activision-Blizzard, assicurandosi che Call of Duty rimanesse disponibile per console PlayStation senza diventare un titolo esclusivo”. A tale dichiarazione hanno risposto prontamente Phil Spencer e il presidente di Microsoft Brad Smith, affermando non solo che gli accordi sarebbero stati mantenuti in essere, ma che la compagnia aveva intenzione di continuare a pubblicare i titoli di Activision Blizzard su piattaforme Sony – ed eventualmente anche Nintendo – ben oltre i termini degli accordi.

Perché SIE appare così preoccupata? La risposta risiede proprio nel franchise di Call of Duty, un titano capace di piazzare 400 milioni di copie, una IP che viene considerata tra le più importanti della storia del settore. Da quanto emerso attraverso i documenti forniti all'autorità antitrust brasiliana, i rappresentanti di Sony considerano Call of Duty un brand “impossibile da contrastare”, una superpotenza capace di fare mercato in totale autonomia. Quello che segue è un estratto piuttosto significativo della documentazione:

Nessuno sviluppatore può immettere lo stesso livello di risorse nello sviluppo di un singolo gioco. E anche se altri potessero, Call of Duty è un brand talmente pesante e consolidato che nessun rivale – non importa quanto esso sia rilevante – potrà mai superarlo. Call of Duty è stato il gioco più venduto in quasi tutti gli anni della decade passata. Per quanto riguarda il suo genere, è di gran lunga il prodotto più venduto. È sinonimo di First Person Shooter ed essenzialmente è il gioco che definisce l'intera categoria”.

Phil Spencer ha rassicurato la concorrenza in più di una occasione.

Questa dichiarazione assume un significato ancor più importante alla luce di quanto affermato da SIE, nello stesso documento, in materia di videogiochi esclusivi: “Le esclusive sono un parametro della concorrenza tra Microsoft e SIE. Al tempo stesso, nessuna compagnia ha mai, fino a questo momento, sviluppato o acquisito un videogioco in esclusiva che abbia cambiato l’equilibro in favore di una console. Questo perché i videogiochi proprietari sono meno famosi e meno remunerativi dei videogiochi Tripla A di terze parti che, attualmente, sono disponibili sia su Xbox che su PlayStation”. Sony fa poi riferimento a videogiochi come Grand Theft Auto e, per l'appunto, Call of Duty, implicando come un eventuale stato di esclusività per opere di questa natura avrebbe le carte in regola per rovesciare gli equilibri del mercato.

Nel corso del mese di settembre 2022, Phil Spencer di Xbox ha dichiarato di aver inviato una lettera a Sony in quel di gennaio – a ridosso dell'acquisizione – specificando come la compagnia fosse “determinata a mantenere Call of Duty su piattaforme PlayStation per diversi anni” oltre i termini degli accordi attualmente in essere, che stando a Bloomberg si esaurirebbero nel 2024; in questa occasione, Spencer ha anche specificato che la sua offerta a Sony va “ben oltre quelli che sono gli standard dei classici accordi dell'industria”.

Poco dopo, il presidente di Sony Jim Ryan ha risposto a tali affermazioni sostenendo che Spencer abbia promesso di mantenere Call of Duty su PlayStation per soli tre anni oltre i termini dell'accordo; dopodiché ha aggiunto: “La loro proposta era inadeguata su diversi livelli e ha fallito nel tenere in considerazione l'impatto sui nostri gamers. Vogliamo garantire che i videogiocatori PlayStation continuino ad avere l'esperienza Call of Duty di maggior qualità possibile, e la proposta di Microsoft cozza con questo principio”.

È degli ultimi giorni la notizia che, in data 8 settembre 2022, Jim Ryan in persona sarebbe volato a Bruxelles proprio per parlare alle autorità europee dell'acquisizione Microsoft-ABK e di come questa potrebbe ledere la concorrenza. Nelle ultime ore tale report di VGC è stato seguito da diverse testimonianze riguardo il fatto che anche i rappresentanti di Google avrebbero raggiunto la sede della Commissione per esprimere preoccupazioni; non è chiaro quale sia la natura dietro l'intervento di Alphabet, ma è possibile che sia legato a un recente accordo pluriennale siglato con Activision Blizzard che risale a prima dell'annuncio dell'acquisizione, e ovviamente precede la chiusura del servizio di cloud-gaming Stadia.

Aggiornamento: segue un breve compendio delle dichiarazioni rilasciate da alcuni fra i più importanti player del settore, la maggior parte delle quali sono emerse nel corso dell'indagine dell'antitrust del Brasile:

  • Meta di Marck Zuckerberg ha dichiarato che non vede gli estremi per una posizione monopolistica nemmeno con l'eventuale esclusività di Call of Duty.
  • Apple ha fatto riferimento alle rassicurazioni di Microsoft, prendendole per valide, implicitando di non avere rimostranze specifiche da muovere.
  • Amazon ha dichiarato di non avere abbastanza informazioni per potersi esprimere sulla questione.
  • Ubisoft ha dichiarato che non crede che Call of Duty sia un franchise insuperabile, e anzi ha indicato come concorrenti Apex Legends, Battlefield, Rainbow Six e PUBG.
  • Riot Games ha dichiarato che vede in Naughty Dog, studio proprietario di SIE, un competitor capace di incrinare il potere di Activision-Bizzard.
  • Warner Bros ha dichiarato di non avere particolari commenti da esprimere riguardo l'acquisizione.
  • Bandai Namco ha dichiarato che ogni titolo videoludico è unico, e Call of Duty ha già alcuni importanti competitor.

L'ultima considerazione riguarda la risposta definitiva di Microsoft a questa catena di "accuse": sul suo sito ufficiale, la casa di Redmond ha pubblicato una pagina dedicata all'acquisizione di Activision Blizzard volta ad analizzare ogni singola sfaccettatura dell'operazione, nell'ottica di prevenire ulteriori rimostranze e fornire chiarimenti alle principali critiche.

Conclusioni

Tutto sembra ruotare intorno a Call of Duty. Ma cosa è veramente importante per gli stakeholders?

La maggior parte degli esperti si sono dimostrati concordi nell'affermare che nell'orbita di un'acquisizione come quella di ABK da parte di Microsoft, per quanto apparentemente pesante, non sembrano esserci gli estremi per un intervento diretto delle autorità antitrust. Ciò perché, come preventivato da Microsoft, il perfezionamento dell'accordo porterebbe la compagnia ad essere solamente la terza società del settore, tra l'altro alle spalle di un colosso cinese e di uno giapponese, un fattore questo che potrebbe influenzare pesantemente le mosse della FTC statunitense.

L'eventuale concretizzarsi dell'operazione avrebbe le carte in regola per mettere Microsoft – probabilmente per la prima volta dall'inizio delle operazioni di ristrutturazione nel 2018 – in una posizione di forza rispetto al mercato dei videogiochi, mercato nel quale ha continuato ad immettere poderosi investimenti senza ancora raccogliere alcunché. La sua strategia a lungo termine, a conti fatti, sembrerebbe volta a far maturare i primi frutti solo nel corso della prossima decade, o magari addirittura durante i prossimi vent'anni, quando Game Pass avrà raggiunto un peso specifico e una diffusione capillare tali da reggersi in completa autonomia.

Cosa cambierebbe per i videogiocatori e per i videogiochi e seguito dell'acquisizione? Le ultime politiche adottate da Microsoft nel perseguimento della rottura delle barriere tra utenti - e ovviamente nel perseguimento di una posizione preminente - hanno delineato una situazione concorrenziale che ha premiato tutti i consumatori, ad esempio facendo emergere un equivalente del Game Pass anche su piattaforme PlayStation, oltre ad aver portato numerose esperienze che erano appannaggio dei soli videogiocatori console anche sulle sponde PC. L'ingresso dei titoli Activision Blizzard - e del temutissimo Call of Duty - nelle pieghe di Xbox Game Pass, potrebbe nella pratica avere il solo effetto di includere l'intero portfolio passato e futuro all'interno del catalogo fin dal giorno uno, lasciando sostanzialmente immutata la situazione sulle altre piattaforme.

Possibile che la formula Game Pass sia in grado di per sé di portare tali scossoni nell'industria?

Più delicata, invece, l'altra questione cara ai dipendenti di ABK, che per la maggior parte sperano di scorgere una luce in fondo al tunnel rappresentata dalla nuova amministrazione di Phil Spencer; resta da vedere, in questo caso, se e come l'eventuale passaggio di testimone possa migliorare le condizioni lavorative al netto di tutti i procedimenti e dei movimenti ancora in corso. Stando alle ultime indiscrezioni, invece, Bobby Kotick dovrebbe definitivamente lasciare la posizione di CEO – senza possibilità di ricandidarsi nella board – una volta che l'accordo sarà perfezionato.

In definitiva, siamo di fronte a quella che senza ombra di dubbio rappresenta l'operazione più importante ad aver segnato l'industria dei videogiochi, e non solo in ragione di quelle che sono le cifre in gioco, ma anche e soprattutto per ciò che concerne gli equilibri generali del settore, il suo sviluppo nel corso dei prossimi decenni, e le condizioni lavorative di decine di migliaia di persone.

A proposito dell'autore
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Lorenzo Mancosu

Editor-in-Chief

Cresciuto a pane, cultura nerd e videogiochi, i suoi primi ricordi d'infanzia sono tutti legati al Super Nintendo. Dopo aver lavorato dentro e fuori dall'industry, è finalmente riuscito ad allontanarsi dalle scartoffie legali e mettere la sua penna al servizio di Eurogamer.it.

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