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It Takes Two è un successo ma Josef Fares rivela di essersi indebitato pesantemente durante lo sviluppo di A Way Out

Prima del successo di It Takes Two, Hazelight ha dovuto affrontare qualche problema.

Il team di sviluppo svedese Hazelight Studios ha annunciato venerdì scorso che il suo ultimo gioco, It Takes Two, ha superato i 7 milioni di unità vendute.

It Takes Two è stato lanciato quasi un anno e mezzo fa con recensioni molto positive ed è uno dei giochi più vari e ispirati mai realizzati, che offre decine e decine di stili di gioco diversi in un pacchetto molto curato e accessibile.

Prima di It Takes Two, come forse saprete, Hazelight Studios ha pubblicato il suo gioco di debutto, A Way Out.

Anche A Way Out è stato parecchio apprezzato e il titolo ha dimostrato che, a volte, la creatività può contare più di budget gonfiati e più di grandi franchise.

Tuttavia, Josef Fares, fondatore di Hazelight, ha recentemente rivelato al quotidiano svedese Aftonbladet di essere stato fortemente indebitato durante lo sviluppo di A Way Out.

"Abbiamo iniziato con un team molto piccolo che ho portato con me dallo sviluppo di "Brothers". All'inizio eravamo forse dieci persone, ma verso la fine eravamo tipo 35, e le ambizioni del gioco sono cresciute. All'inizio doveva essere un gioco più semplice, ma poi è diventato sempre più ambizioso. Questo significava che il budget non era sufficiente. In un certo senso non andava bene. Quando eravamo a metà del progetto, mi sono reso conto che eravamo indebitati di cinque milioni. Sono andato un po' nel panico, ma non ho detto nulla al team. Non avevo stipendi per le persone per diversi mesi a venire. Credo che oggi molte persone non lo sappiano".

Alla fine Fares è tornato al lavoro di regista, per dirigere alcuni spot pubblicitari che lo avrebbero aiutato a ripianare il debito.

Fonte: Wccftech

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Matteo Zibbo

Contributor

Appassionato di videogiochi e musica (quella più rumorosa e veloce possibile), ha un'insana passione per i GdR occidentali che gli sta condizionando l'esistenza.

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