E' inutile girarci intorno, in quanto a riservatezza l'industria videoludica è affidabile quanto un alcolizzato in una birreria. Basti vedere quanto accaduto con Konami proprio in questi giorni, quando il trailer di MGS: Rising è trapelato online ore prima che fosse proiettato, in maniera ufficiale, in occasione dei VGA.

Poi però ci sono le eccezioni che confermano la regola, come il fatto che lo sviluppo di The Las Of Us è iniziato già da ben due anni e che ad occuparsene è un team di 80 persone, interno a Naughty Dog, di cui nessuno ha mai saputo l'esistenza. Come si fa a non restare sorpresi di fronte ad una notizia del genere? Alla luce di quanto siamo soliti vedere, è praticamente impossibile, specie se consideriamo che questa volta c'è mancato davvero poco che la notizia uscisse prima del previsto.

Due mesi fa, Neil Druckmann, creativer director e sceneggiatore del progetto, scordò il suo iPad su un aereo e caso volle che proprio su quel dispositivo Apple ci fosse il trailer di presentazione del gioco in questione. Naughty Dog attese nervosamente un'inevitabile fuga di notizie, ma con grande sorpresa di tutti, non accadde nulla.

Druckmann e Bruce Straley, game director, iniziarono a lavorare su The Last Of Us subito dopo aver terminato Uncharted 2 e nessuno, e sebbene i loro nomi non fossero presenti nei riconoscimenti di Uncharted 3 e un amico dello stesso Druckmann notò la cosa, Naughty Dog riuscì comunque a tenere segreta la notizia

1
Gli sviluppatori hanno lavorato molto sulle animazioni facciali per trasmettere emozioni sempre diverse.

Poi, una settimana prima dei VGA, Evan Wells, co-presidente della compagnia, inviò una mail a tutti i dipendenti invitandoli a mantenere la massima riservatezza e anche quando fu lanciato un sito teaser con il nome del gioco, nessuno riuscì a fare un collegamento con Naughty Dog. O almeno così pensarono tutti. Qualcuno trovò infatti un indizio proprio in Uncharted 3 e la voce fece rapidamente il giro del web. Nonostante l'evidenza il coinvolgimento di Naughty Dog fu però escluso.

"Ci tenevamo molto a tenere la cosa segreta, limitando la fuga di notizie anche all'interno della stessa Sony", ha ammesso Wells. "Non ci sfiorò proprio la mente che un easter egg in Uncharted 3 potesse far saltare la nostra copertura, se così vogliamo dire".

Il suddetto easter egg fu incluso ancor prima del primo annuncio ufficiale del gioco, programmato per l'E3 del 2011, e quando tale data cambiò, Naughty Dog se ne dimenticò. Ad ogni modo, fortunatamente per i creatori di Uncharted, tutto è andato come previsto e sabato sera l'annuncio ha avuto l'impatto che speravano.

Il trailer è stato oggetto di intense discussioni sin dalla sua prima "messa in onda", e questo principalmente perché ha suscitato più domande che risposte. "Se analizzate il trailer tutta l'azione ha un senso", ha dichiarato Staley. "Dà un antipasto di tutte le meccaniche che comporranno il gameplay del gioco. Ci saranno dinamiche corpo a corpo e sparatorie, sarà un mix interessante".

2
Tutto avrà luogo negli USA. Pronti per una bella gita nel paese di Obama?

Che cosa sappiamo dunque di The Last Of Us? Sarà un action adventure in terza persona con elementi tipici dei survival horror, ambientato in una realtà post-apocalittica dove una misteriosa epidemia avrà spinto il genere umano sull'orlo dell'estinzione, riducendo la maggior parte dei superstiti a creature simili agli zombi.

A quanto pare la principale fonte d'ispirazione del gioco è stata una cruda sequenza della serie della BBC Planet Earth, che ha sollevò negli sviluppatori una sola, semplice domanda: "Cosa succederebbe se si trasferisse agli umani?".

L'ispirazione artistica è invece venuta da film come Non è un Paese per Vecchi, The Road e The Walking Dead. Sebbene si possa immaginare il contrario, gli sviluppatori hanno comunque voluto sottolineare che non si tratta di un classico gioco di zombi. "Se il gioco si basasse sui mostri non li avremmo mostrati così presto", ha spiegato Druckmann. "La storia si concentra su altro", ha continuato alludendo in maniera particolare al rapporto tra i due protagonisti. Joel è il classico anti-eroe, ed Ellie è una quattordicenne priva di qualsiasi ricordo relativo al mondo prima di questa vera e propria apocalisse.

"Che cosa implicano i comportamenti che hanno l'uno verso l'altra? Da quanto tempo si conoscono? E l'altra persona non infetta che ruolo ha?". Questi sono gli interrogativi su cui gli sviluppatori vogliono che ci concentriamo, almeno per ora.

3
Vestiremo i panni di Joel o Ellie? Chissà...

Il gioco sarà ambientato in diverse città degli USA e, ad oggi, non ci è dato sapere se vestiremo i panni del solo Joel, della sola Ellie o di entrambi, magari in co-op. Per saperne di più dovremo necessariamente attendere ancora un po' di tempo.

"Il gioco si fonda sulla narrazione", afferma Staley. "Si basa tutto sulla strategia e sul fatto che i giocatori abbiamo a disposizione sufficienti elementi per inventarsi qualcosa, prendere delle decisioni, e poter gestire le conseguenze delle proprie azioni". L'entità di tali conseguenze resta per ora un mistero, ma non aspettatevi qualcosa come Heavy Rain. "Vogliamo evolvere il concetto di narrazione, ma non posso dirvi altro per ora", ha spiegato Druckmann.

E questo perché preferisce parlarvi della storia, una storia profonda e complessa con cui spera di "cambiare la fottuta industria" perché "al momento la narrazione nei videogiochi è mediocre". E tralasciando Valve, Irrational e Rockstar come si fa a dargli torto?

"Cerchiamo sempre di proporre una narrazione profonda, quasi viscerale, nei nostri prodotti ed è bello vedere alcune recensioni in cui ci viene riconosciuto tale merito. Lavoriamo sodo per raggiungere tali obiettivi", ha continuato Druckmann.

"Non vogliamo che tutta la suggestione ruoti intorno alle brutte cose che potrebbero accadere al protagonista... tutto deve essere più profondo" e questo spiega la decisione di ingaggiare un compositore come Gustavo Santaolalla, vincitore di due premi Oscar, nel cui curriculum spiccano pellicole come Brokeback Mountain e Babel. "Con questa colonna sonora vogliamo suscitare emozioni, non paura", ha spiegato Druckmann.

"Ci siamo avvicinati a questo genere videoludico perché avevamo la sensazioni che nessuno fosse ancora riuscito a trattarlo in maniera davvero adeguata. The Las Of Us non racconta la storia di un'epidemia, racconta la storia incentrata sulla condizione umana e tutto ciò che vi ruota attorno".

Detto questo, è impossibile non pensare ai commenti che possono essere usciti dalla bocca dei membri del team di sviluppo nel momento in cui hanno visto per la prima volta il trailer di Dead Island: "Quando lo vedemmo per la prima volta, rimanemmo un po' interdetti perché qualcuno sembrava aver avuto la nostra stessa idea, ma poi, come tutti sappiamo, sotto il profilo narrativo il prodotto finale aveva ben poco in comune con quel filmato di presentazione".

"Il gioco non aveva nulla a che fare con quell'intenso filmato", ha aggiunto. "Non sto discernendo sull'effettiva qualità del gioco, sto solo dicendo che era diverso da ciò che tutti ci aspettavamo. Noi al contrario, crediamo che il nostro trailer rispecchi in pieno ciò che poi arriverà nei negozi". E questo anche perché il filmato mostra una sequenza realizzata con l'engine di gioco.

Al di là di tutto The Last Of Us si preannuncia il gioco più violento mai realizzato dai Naughty Dog, ma Druckmann ci tiene a sottolineare che non vi sarà alcuna violenza gratuita. Tutto ruoterà intorno al rapporto tra Joel ed Ellie.

4
A giudicare dal trailer di presentazione non sembra che Ellie sia un osso davvero duro.

Ma se non è un gioco horror, allora cos'è? "Forse quello che sto per dire farà storcere il naso a qualcuno, ma essenzialmente si tratta di una storia d'amore", ha dichiarato. "Non è una storia romantica, ma parla dell'amore tra un padre e una figlia". E sembra che il rapporto tra Drake e Tenzin in Uncharted 2 abbia esercitato parecchia influenza in questo senso.

"Continuavamo a chiederci se non sarebbe stato interessante realizzare un intero gioco, e non solo un livello, incentrato su un tipo di relazione come quella", ha affermato, ma a quanto pare la prima figlia di Druckmann ha avuto un'influenza ancora maggiore sulla direzione artistica e sulla narrazione del gioco - al punto che ci ha svelato che Ellie era uno dei nomi che avrebbe voluto dare a sua figlia. "Come crescerebbe un adolescente in un mondo come questo?", questa è una delle principali domande che hanno influenzato la storia di The Last Of Us.

L'entusiasmo degli sviluppatori è palpabile ed il fatto che, per la prima volta, Naughty Dog si sia divisa in due team distinti per seguire altrettanti progetti, dimostra quanto tutta la compagnia creda nel progetto.

"Nel corso degli anni abbiamo creato un team incredibile - tutti i nostri ragazzi sarebbero la punta di diamante di qualsiasi altra software house", ha dichiarato Evan Wells. "Quando lanci sul mercato un gioco come Uncharted diventi inevitabilmente preda di cacciatori di teste e tutti i tuoi dipendenti finiscono col ricevere offerte per andare a lavorare altrove".

"Avevamo paura di non riuscire a dare ai nostri dipendenti l'opportunità di sperimentare qualcosa di diverso, limitando in qualche modo la loro carriera e finendo poi col perderli, e così abbiamo deciso di fare qualcosa che potesse far tesoro del loro talento e garantirgli i giusti stimoli".

A questo punto, però, tutti ci stiamo ponendo una sola domanda: quando dovremo attendere prima di poter mettere le mani su The Last Of Us? Al momento, memori di quanto accaduto con Uncharted 3, gli sviluppatori non vogliono esporsi in alcun modo.

"Alla luce delle difficoltà avute per rispettare la data di Uncharted 3, non vogliamo dire nulla", ha dichiarato Christophe Balestra, co-presidente della compagnia, e Wells non ha potuto far altro che confermare, "Non ci rimetteremo mai più in una situazione simile".

Insomma, la sensazione è che non potremo vestire i panni di Joel ed Ellie prima del 2013, ma a fronte di tali premesse sembra che la nostra attesa potrebbe essere più che ripagata. Dita incrociate!

Riguardo l'autore

Davide Persiani

Davide Persiani

Redattore

Davide inizia a lavorare nel campo dell'editoria videoludica all'età di 16 anni. Dopo qualche anno di gavetta in Spaziogames e Play Media Company, subisce l'irresistibile fascino di Eurogamer.it.