Dopo l'annuncio dello scorso dicembre di The Last of Us durante i Video Game Awards, accompagnato da un video che aveva lasciato più o meno tutti col fiato sospeso, sul gioco dei Naughty Dog è calato il sipario, che si è alzato recentemente solo in occasione dell'annuncio che la protagonista avrebbe avuto un nuovo look.

Considerando che nell'intenzione degli sviluppatori americani Ellie sarebbe dovuta assomigliare alla giovane attrice Ellen Page, e che questa è stata recentemente scritturata da David Cage per Beyond: Two Souls, è facile capire la reale ragione di questo cambiamento. Ma al di là di questi retroscena, è con una certa curiosità che mi sono avvicinato lunedì scorso alla conference di Sony, desideroso di saperne di più.

Ciò che è stato mostrato è stato un video della durata di alcuni minuti, durante i quali Joel (il protagonista maschile del gioco) ed Ellie (la quattordicenne che lo accompagna) si trovavano a entrare in un appartamento e quindi a combattere contro i suoi occupanti.

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Joel ed Ellie fanno un incontro sgradito nel bagno del condominio abbandonato. Il brutto però deve ancora arrivare...

Durante la dimostrazione tenutasi a porte chiuse il giorno successivo, ci è stato invece possibile vedere la versione estesa di questo livello, che ci ha anche mostrato come i due siano giunti al punto iniziale del filmato della conference.

Immaginate di trovarvi in una New York desolata, invasa dalla natura e abbandonata dall'umanità, decimata da una piaga che ha ridotto la popolazione ai minimi termini. Pensate a che voglia dire trovarsi per le strade della Grande Mela trasformate in acquitrini, dove sentite addirittura gracidare le rane. Ora figuratevi alla ricerca di cibo, munizioni e qualsiasi altro oggetto possiate usare per sopravvivere in tale contesto, ed ecco la ragione per la quale vi avventurate all'interno di un condominio all'apparenza abbandonato.

"Immaginate di trovarvi in una New York desolata, invasa dalla natura e abbandonata dall'umanità, decimata da una piaga che ha ridotto la popolazione ai minimi termini."

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Un primo piano di Joel ed Ellie, i protagonisti del gioco. Il dettaglio dei volti è stupefacente.

È vero, potrebbe sembrare l'incipit di I Am Alive, ma bastano pochi istanti per accorgersi del tocco dei Naughty Dog. Innanzitutto per la grafica, oggettivamente su un altro livello rispetto all'interessante titolo scaricabile di Ubisoft; poi per le movenze di Joel, molto simili a quelle di Nathan Drake, soprattutto quando procede accucciato per non farsi sentire; infine per i dialoghi, le inquadrature, e in generale quel modo di proporre un videogioco così dannatamente cinematografico.

Anche le musiche, particolarmente evocative, concorrono a ricreare quell'atmosfera particolare tale per cui dopo pochi istanti ci si ritrova completamente assorbiti dalla contemplazione del gioco.

Ciò non toglie che il motivo della mia presenza nella saletta di Sony fosse pur sempre di natura giornalistica, ed ecco allora che a fatica mi sono dovuto distaccare dalle suggestive atmosfere del gioco per notare la totale assenza di una qualsiasi interfaccia grafica durante le sequenze di esplorazione, che appare invece durante i combattimenti unicamente per mostrare la barra della vita di Joel, l'arma che si sta utilizzando e i bendaggi a disposizione.

Un'altra cosa che balza all'occhio durante la fase di risalita dell'edificio, dall'atrio diroccato ai piani più alti, è l'eccellente intelligenza artificiale di Ellie, che si muove in modo naturale attraverso lo scenario, rendendosi sempre utile al momento giusto e senza mai mettersi nei pasticci. Un ottimo esempio di come si realizzino gli script o un'IA realizzata finalmente come si deve? Ebbene, pare proprio si tratti della seconda alternativa, una notizia questa che non può che fare la felicità di quanti in questi anni sono stati vessati da tante, troppe intelligenze (ma sarebbe meglio dire deficienze) artificiali mal concepite.

Dopo essere saliti lungo i piani del palazzo abbandonato aiutandosi l'un l'altro, finalmente i due arrivano a quello che era l'inizio della demo della conferenza di Sony. E qui, la prima sorpresa: niente di quello che si era visto era scriptato perché questa volta Joel si sbarazza dei feroci abitanti del palazzo diversamente rispetto a quanto visto in precedenza.

Soprattutto, Ellie fa altrettanto. Là dove infatti l'avevamo vista salvare Joel tramortendo un aggressore che lo aveva messo alle corde, nel corso della demo privata l'abbiamo vista fare tutt'altro. Non solo, ma scappava dai pericoli e si muoveva lungo direttive del tutto nuove.

Merito questo, dicevamo poco sopra, dell'intelligenza artificiale che reagirà diversamente al contesto in cui Ellie si trova a muoversi, e che si farà più o meno aggressiva a seconda che nei paraggi ci sia qualcosa utilizzabile come un'arma.

Siccome a esplicita domanda è stato risposto che la ragazzina sarà a tutti gli effetti un bersaglio tanto quanto Joel, e che nel caso della sua morte sarà game over, è chiaro che sarà particolarmente importante che Ellie si comporti appropriatamente. Diversamente, ci troveremmo a dover tornare all'ultimo check point per responsabilità non nostre.

"Nonostante tutte le precauzioni del caso, arriva il momento di combattere, ed è qui che The Last of Us colpisce il giocatore come un pugno allo stomaco."

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Joel ed Ellie rovistano in un coffee shop alla ricerca di qualsiasi cosa possa tornare loro utile. Dura la vita dei sopravvissuti!
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La violenza degli scontri è davvero notevole, non solo per quello che accade quanto per le situazioni con cui dovremo misurarci emotivamente.

Stando a quanto abbiamo avuto modo di vedere, però, le sue azioni sono impeccabili, soprattutto quando Joel si avvicinava accucciato ai nemici ed Ellie lo seguiva a distanza, restando sempre attenta a non farsi vedere e spostandosi di copertura in copertura.

Che quella che ci aspetta non sarà una passeggiata di salute lo capiamo comunque subito, quando passando per il bagno dell'abitazione in cui ci troviamo vediamo due donne mummificate in una vasca da bagno, una visione questa che lascia Joel tutt'altro che turbato mentre fruga nei cassetti cercando delle bende e raccoglie un tubo di ferro che appende allo zaino. Lo userà dopo come arma.

Nonostante tutte le precauzioni del caso, arriva però il momento di combattere, ed è qui che The Last of Us colpisce il giocatore come un pugno allo stomaco.

I combattimenti sono brutali, violenti, anche crudeli se vogliamo, e lo sono non perché esagerano o enfatizzano ciò che accade sullo schermo, ma perché al contrario lo ripropongono nel modo più realistico possibile.

Cosa vuol dire uccidere realmente una persona? È una domanda questa cui nessuno di noi sa dare una risposta, eppure quanto ci viene proposto dai Naughty Dog appare terribilmente reale. Per capirci, le atmosfere e le sensazioni che The Last of Us è in grado di evocare sono quelle del combattimento finale di Salvate il Soldato Ryan, quando l'americano si trova a conficcare lentamente una lama nel petto del nemico tedesco.

A ben guardare quella scena non sarebbe stata che una delle tante uccisioni delle quali era costellato il film, eppure nel suo realismo era atroce. La stessa cosa accade nel titolo dei Naughty Dog, perché un conto è sbarazzarsi di un ammasso di poligoni a colpi di pistola, un altro è prendere un uomo alle spalle e soffocarlo mentre questo si contorce, prova a liberarsi, rantola e infine crolla tra le nostre braccia.

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Joel è un protagonista molto umano, lontano dagli stereotipi dei protagonisti inossidabili dei videogame. Soffre e sanguina come vedremo fare solo alla prossima Lara Croft.

Sensazioni forti e crude, queste, che si provano anche lanciando bombe molotov sui nostri aggressori, che si contorcono urlando tra le fiamme, o prendendoli a mattonate in testa fino a che non stramazzano al suolo, con un realismo e una fisicità che quasi ci sembra di sentire i contraccolpi dei nostri fendenti, come se li avessimo realmente portati a segno.

I nostri avversari non stanno però a guardare e ci accerchiano, ci braccano, urlano e ci insultano. La sensazione è quella di essere costantemente minacciati, in inferiorità numerica e di dover pianificare con estrema attenzione qualsiasi nostra mossa. Un risultato eccellente, raramente provato in un videogioco, e francamente inaspettato da chi ha al suo attivo titoli leggeri quali Uncharted, Crash Bandicoot e Jak and Daxter.

Durante i minuti del combattimento finale abbiamo avuto modo di ammirare altri dettagli, quali il bendaggio letteralmente applicato da Joel sul suo braccio ferito (siamo curiosi di vedere se ci saranno altrettante animazioni a seconda della parte colpita), gli aloni azzurri che contraddistinguono gli oggetti coi quali è possibile interagire, e infine i riflessi dell'ambiente circostante sulle pozze di sangue nelle quali giacciono i nostri nemici.

Le demo si è poi chiusa coi due che, una volta uccisi tutti i loro avversari e recuperato il possibile dai cassetti, risalgono per la tromba dell'ascensore. Joel scivola e casca al piano si sotto, impattando prima violentemente contro un montante e quindi finendo la sua discesa nell'acqua che ha invaso l'ambiente. Anche in questo caso ha fatto una certa impressione sentirlo gemere per l'urto e vederlo nuotare con un braccio solo, mentre con l'altro si teneva le costole doloranti.

Volendo concludere questo hands-off, dunque, devo ammettere che tra tutti i titoli visti in questa edizione dell'E3, The Last of Us è quello che mi ha colpito maggiormente. Il gioco dei Naughty Dog è duro, spietato, ha un'atmosfera che si taglia col coltello e in alcuni casi mette addosso un'ansia notevole, perché riesce a restituirci sensazioni primordiali che nella vita di tutti i giorni abbiamo ormai dimenticato.

Cosa si prova a uccidere un altro uomo? Con quale spirito si può guardare al futuro sapendo che ogni giorno si dovrà lottare per sopravvivere, fino a quando non si sarà più abbastanza forti o fortunati per farlo?

Sono tutte domande cui The Last of Us prova a dare una risposta, e mai come in questo non possiamo che rallegrarci del fatto che per cambiare in meglio la nostra vita basterà spegnere la console e uscire di casa a farci una passeggiata.

Riguardo l'autore

Stefano Silvestri

Stefano Silvestri

Editor in Chief, EG.it

Il suo passato è costellato di tutto ciò che è stato giocabile negli ultimi 30 anni. Dal ’95 a oggi riesce a fare della sua passione un mestiere, non senza una grande ostinazione e un pizzico di incoscienza.

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