Valorant Atto III - prova

Tutte le novità direttamente dal futuro dello shooter di Riot Games.

Valorant è stato un gioco un po' sfortunato. Sfortunato perché l'ispirazione creativa che ha guidato i pennelli degli artisti di Riot Games partiva dall'ambiziosa idea di scalare i palazzetti dell'Esport, mettendo in piedi una formula capace sì di rivaleggiare con le sparatorie tattiche di Counter-Strike, ma anche e soprattutto di strutturarsi nel settore competitivo seguendo lo tsunami scatenato da League of Legends.

Ormai i campionati professionistici dedicati a LoL sono di gran lunga i più seguiti in assoluto nell'universo virtuale, e proprio in questi giorni stanno infiammando i palchi di Shanghai con le finali del mondiale, un appuntamento che anno dopo anno continua a ridimensionare le metriche d'ascolto del Super Bowl.

Probabilmente, in un mondo senza Covid-19, i primi tornei di Valorant starebbero riempiendo i centri nevralgici dell'Esport, raccogliendo valanghe di appassionati di fronte agli schermi e mettendo a frutto le decine di pro-players sottratti ad altre discipline. Ma in questo mondo, lo sparatutto free-to-play di Riot si è “limitato” a dominare come nessuno prima le classifiche di Twitch, raccogliendo milioni e milioni di download, per poi frenare lungo le prime curve.

Ma quella che abbiamo scoperto negli ultimi giorni, giocando in anteprima all'Atto III di Valorant, è una storia molto diversa. È la storia di un publisher e di un gruppo di sviluppatori che dialogano costantemente con la propria community, che si confrontano con i professionisti, che lavorano incessantemente per tentare di trasformare Valorant, sul lungo periodo, nel miglior shooter competitivo mai realizzato.

Era veramente dai tempi della Blizzard degli anni 2000 che non incrociavamo un team tanto volenteroso di costruire un filo diretto con l'utenza. E l'Atto III, per l'appunto, nasce con l'intento di rispondere a tutte le principali domande, critiche e lamentele emerse dai meandri della comunità durante il confronto con quella che è semplicemente la formula embrionale del progetto. Andiamo a scoprire, dunque, tutti i dettagli del nuovo volto di Valorant.

Valorant Atto III:

Nuovo Agente: Skye

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Come in tutti i titoli Hero Based, non c'è aggiornamento che si rispetti che non alzi il sipario su un nuovo personaggio del roster. E come nella migliore delle tradizioni, il primo impatto con un nuovo Agente non può che farlo sembrare assolutamente rotto. Skye è completa, versatile, si porta appresso un kit di abilità capace di rispondere a tutte le esigenze di qualsiasi composizione. Per metà scout e per metà medico, sposa il classico immaginario del personaggio che sfrutta una serie di pet per dominare il campo di battaglia a trecentosessanta gradi.

La sua abilità "Luce Guida", infatti, scaglia un falco del quale si può guidare agevolmente la traiettoria mantenendo il controllo dell'agente in modo da attraversare i choke point più pericolosi, per poi farlo detonare a piacimento accecando e rivelando gli avversari circostanti. "Apripista", invece, trasferisce il punto di vista del giocatore direttamente negli occhi del suo bellissimo companion canino, consentendogli di scattare ai quattro angoli della mappa per individuare i nemici, addirittura per aggredirli con un balzo infliggendo lieve danno e causando knockback; in questo caso, tuttavia, Skye rimane inerte per l'intera durata dell'esecuzione.

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"Ricrescita" è destinata a tramutarsi nella skill più discussa in assoluto, perché è strettamente legata alle controversie che storicamente avvolgono le capacità curative. Si tratta infatti di una pesante cura ad area, per certi versi simile a quella sfoggiata da Lucio in mezzo alle mappe di Overwatch, un'abilità da canalizzare nel tempo estremamente efficace; in questo caso, i limiti della skill risiedono nel fatto che non andrà in soccorso dei compagni mentre questi vengono feriti, e che non avrà alcun effetto su Skye. Per finire c'è "Cercatori", ovvero l'immancabile Ultima, un attacco che proietta tre entità astrali alla ricerca dei tre nemici più vicini per poi accecarli brevemente. Insomma, si tratta di un ibrido dal power level potenzialmente spaventoso: può raccogliere tonnellate di informazioni, e se aggiungiamo al pacchetto anche l'abilità di cura, beh, ci sarà poco da stare tranquilli.

Nuova Mappa: Icebox

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La questione delle mappe era una delle più discusse dai giocatori di Valorant, specialmente a causa del fatto che, in competitivo, si giocassero partite al meglio delle cinque con sole quattro mappe incluse nel pool. Da ora in avanti il problema non si porrà più, e ciò accadrà anche e soprattutto per merito di Icebox, il nuovo setting richiesto a gran voce dalla community e arrivato a sorpresa nel pacchetto dell'Atto III.

Gli artisti di Riot hanno optato per la più classica delle ambientazioni innevate, ma hanno scelto di stravolgere pesantemente l'approccio al tradizionale level design. Icebox è infatti la mappa più verticale fra tutte le proposte di Valorant, un tripudio di dislivelli e zipline che rendono l'approccio al chocke point decisamente più sottile e complesso rispetto al passato. Ora, sbucando da un angolo, non bisogna semplicemente pulire a destra e a sinistra, ma anche tener d'occhio tutte le balconate e ogni sezione sopraelevata.

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Chi ha giocato a lungo Overwatch e ha familiarità con l'impatto che il controllo della "high ground" può avere sulla partita si troverà immediatamente a suo agio; potrebbero faticare, invece, i giocatori che arrivano da Counter-Strike, abituati a sfruttare una sensibilità verticale del mouse più contenuta in modo da garantire il controllo del rinculo. Al netto di queste considerazioni, si tratta di una buona scelta di design che testimonia l'adozione di un approccio trasversale alla costruzione del livello.

Modifiche al Competitivo e ai Server

Siamo arrivati a quello che probabilmente rappresenta l'elemento più impattante dell'intero pacchetto, un cambiamento che pur non portando rivoluzioni sostanziali influenzerà pesantemente l'esperienza di migliaia di giocatori. Tutti i professionisti e gli aspiranti tali, infatti, sono storicamente costretti ad affidarsi ai sistemi di partite classificate per dimostrare alla playerbase il proprio valore. Sui lidi di Valorant, d'altra parte, la distinzione nelle sempreverdi categorie ispirate ai metalli preziosi, culminanti nei rank Immortal e Radiant, non era più sufficiente per soddisfare le esigenze competitive.

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La scelta di Riot Games pesca a piene mani da League of Legends ma tradisce anche un pizzico d'ispirazione figlia di Overwatch, integrando addirittura una Top 500 destinata ad elencare pubblicamente i nomi dei cinquecento giocatori più forti di ciascun server regionale. Una volta raggiunto Immortal, di conseguenza, l'obiettivo giocatori più ambiziosi diventerà quello di scalare ulteriormente la classifica fino a raggiungere la vetta, magari per farsi notare dalle organizzazioni più blasonate. A questo scopo, verrà introdotto un limite massimo ai membri delle squadre pre-made oltre il grado Immortal, nel caso specifico si tratta di due giocatori, e sarà assottigliato il divario fra i rank (massimo 3 gradi) che possono scontrarsi nel medesimo match.

Questa modifica, chiamata a gran voce da tutti gli appassionati fin dall'annuncio di Valorant, si porta dietro anche una completa ristrutturazione dei server regionali; al momento della ricerca di una partita, ping permettendo, sarà possibile penetrare una regione diversa dalla propria, che sia per giocare con gli amici o per imporsi nelle classifiche dei rivali d'oltreoceano. Bisogna tuttavia essere ben consci che una scelta di questo genere potrebbe minare integrità dei match e far traballare i tempi d'attesa. Esce infine dalla fase di testing la discussa modalità Deathmatch, che tuttavia non ha riscosso particolare successo tra le file dei fan.

Pass Battaglia e Singolarità

Vale la pena spendere due parole riguardo l'ampliamento delle opzioni di personalizzazione estetica, un elemento che su League of Legends rappresenta un drive capace di spingere milioni di giocatori a impegnarsi giorno dopo giorno, e che anche su Valorant mira a perseguire il medesimo obiettivo. Niente di nuovo sul fronte del Battle Pass, nel senso che non ci sono innovazioni trascendentali, nulla che vada al di là del semplice innesto di nuove skin ed elementi di customizzazione pensati per premiare i giocatori più assidui.

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Discorso diverso per Singolarità, un pacchetto di skin ricamato per le armi Sheriff, Spectre, Phantom, Ares e ovviamente anche per l'arma da mischia, un bundle che si prepara a raccogliere l'eredità di Fiammantica, il primo set di mimetiche "leggendarie" integrato nel titolo. Anche in questo caso, tuttavia, si parla di prezzi a dir poco proibitivi. L'intero bundle si aggira attorno agli 8000 VP, che per chi non lo sapesse corrispondono a circa ottanta euro. Certo, è pur sempre meno rispetto ai 9900 che hanno caratterizzato Fiammantica, ma si tratta comunque di un approccio al pricing abbastanza discutibile, pensato unicamente per le cosiddette “balene” del mercato free-to-play.

Le nostre impressioni

Se c'è una cosa che abbiamo imparato nel corso degli ultimi cinque o sei anni, è che quando si approcciano titoli di questo genere, destinati ad ampliarsi una stagione dopo l'altra, lo sprint iniziale conta pochissimo. I videogiochi Hero Based, e più in generale i Games as Services, devono correre una vera e propria maratona, mantenendo alto il livello di guardia e rispondendo tempestivamente alle questioni sollevate dagli appassionati.

Anche se da un punto di vista prettamente numerico siamo abbastanza convinti che Valorant stia raccogliendo risultati meno impattanti rispetto alle pur elevatissime aspettative di Riot Games, l'approccio del publisher è senza dubbio quello giusto, quello che qualsiasi appassionato di un Live Game desidererebbe trovare all'interno del suo titolo di riferimento.

L'aggiunta di nuovi contenuti quali mappe e agenti, infatti, serve solamente a placare la fame di novità che caratterizza la fruizione di qualsiasi prodotto durevole. Ciò che fa la differenza, invece, è tanto la qualità dell'offerta quanto l'attenzione ai bisogni dei fan. Il primo confronto con l'Atto III di Valorant, ma soprattutto con gli sviluppatori di Riot Games, racconta un titolo che ogni giorno viene smontato, perfezionato e rimontato da uno studio di appassionati nel tentativo di confezionare la formula definitiva.

Insomma, se Valorant, fin dal momento del lancio, si presentava come una piccola perla tecnica nel panorama degli FPS competitivi, ci piacerebbe avere la macchina del tempo per vedere cosa sarà diventato fra qualche anno. Del resto, nel 2009, nessuno avrebbe mai potuto immaginare che 40 milioni di persone si sarebbero inchiodate davanti agli schermi per seguire le finali del mondiale di League of Legends.

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Riguardo l'autore

Lorenzo Mancosu

Lorenzo Mancosu

Redattore

Cresciuto a pane, cultura nerd e videogiochi, i suoi primi ricordi d'infanzia sono tutti legati al Super Nintendo. Dopo aver lavorato dentro e fuori dall'industry, è finalmente riuscito ad allontanarsi dalle scartoffie legali e mettere la sua penna al servizio di Eurogamer.it.

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