Returnal - prova

L'esclusiva di cui PS5 e tutta la "next-gen" avevano disperatamente bisogno?

Il lancio di PS5 e Xbox Series X/S è stato in larghissima parte un successo a livello di vendite. Un successo capace di superare una cronica mancanza di scorte che sembra destinata a continuare ancora per parecchio tempo ma che ha evidentemente mostrato il fianco almeno su un aspetto, palese in questo 2021 videoludico denso di rinvii a destra e manca. La domanda è uguale per tutti, non importano le bandiere: dove sono le grandi esclusive next-gen AAA? Arrivati quasi a metà anno, con le console sul mercato da ormai cinque mesi forse abbiamo finalmente qualche risposta. Sarà forse il caso di citofonare Returnal?

In attesa di nomi almeno sulla carta più blasonati, a tener alto il vessillo delle esclusive di quella che ormai dovremmo definire a tutti gli effetti current-gen, c'è un nome probabilmente meno altisonante ma da non sottovalutare. Un outsider.

A circa una settimana dal lancio fissato per il 30 aprile possiamo finalmente prendervi per mano e accompagnarvi alla scoperta di Returnal con un piccolo assaggio, un antipasto di ciò che vi racconteremo molto più approfonditamente nel momento della recensione vera e propria. Allacciamo le cinture perché c'è un pericoloso pianeta alieno su cui schiantarci che ci aspetta.

La porzione di questo interessante progetto ibrido di influenze e di anime protagonista del nostro provato è sostanzialmente quella iniziale, quella che ci permette di comprendere in larga parte cosa sia questa esclusiva PS5. In Returnal vestiamo gli sfortunati panni di Selene, esploratrice spaziale Astra che dopo un incidente e un rovinoso schianto si ritrova sulla superficie inesplorata e decisamente poco accogliente del pianeta Atropo, un pianeta dove la salvezza sembra una chimera e dove nemmeno la morte è una via di fuga.

Si entra immediatamente in azione con una cutscene introduttiva e un approccio diretto e riuscito che si poggia su un impianto grafico pressoché inattaccabile e su un mix di doppiaggio in italiano/musiche e montaggio curato nei minimi dettagli. È chiaramente un gioco molto attento al lato tecnico e in questo senso non abbiamo incontrato nemmeno una sbavatura con un'azione che a un impatto visivo sempre notevolissimo ha accompagnato una fluidità e una velocità nei caricamenti invidiabili.

Parlando di un gioco esclusivo per PS5 Non poteva ovviamente mancare lo sfruttamento del DualSense e in particolare del feedback aptico e dei grilletti. Dal punto di vista aptico le vibrazioni lavorano per restituire efficacemente ogni situazione di gioco mentre i grilletti adattivi vengono implementati in combattimento con un sistema di mira/fuoco secondario particolare: con il grilletto sinistro fino a metà corsa si mira mentre con una pressione totale si attiva il fuoco secondario dell'arma imbracciata. Un semplice orpello? Forse, ma è presto per dirlo.

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Il primo impatto con Atropo lascia il segno...sotto ogni punto di vista.

Vivere il primissimo impatto con la superficie di Atropo lascia il segno, un segno ben visibile mentre con passo incerto abbiamo iniziato a esplorare quello che è il primo bioma, il primo setting: le Rovine Incolte.

Una sorta di zona ibrida tra foreste e caverne che dopo aver recuperato la nostra fidata pistola ha rivelato tutta la propria crudezza con creature aliene e ostacoli naturali pronti a tutto pur di mandarci al creatore. È qui che il gameplay entra nel vivo con un'azione veloce e frenetica che ci spinge a un movimento costante garantito dalle capacità di sprint di Selene ma anche da un salto e da un dash durante il quale siamo opportunamente invulnerabili. È un sistema di controllo fluido e pressoché impeccabile nonostante una leggera inerzia dovuta alla velocità della protagonista ed è molto soddisfacente concatenare varie schivate acrobatiche e precise evoluzioni in aria condite da una notevole dose di proiettili.

Nel proprio nucleo centrale, questa esclusiva PS5 è uno shooter in terza persona che alle coperture preferisce un moto continuo e inarrestabile perfettamente in linea con il ritmo dell'azione e con quelli che sono le mostruosità pronte a farci la pelle. Trovare riparo è sicuramente utile per quanto ci siano diversi elementi distruttibili e quindi tutt'altro che sicuri (piacevole vedere almeno un accenno di distruttibilità, fattore troppo spesso trascurato) di fronte agli attacchi alieni. Attacchi che man mano che si incontrano nuovi nemici diventano sempre più complessi e assortiti.

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La casa è il mistero più affascinante e inspiegabile.

La maggior parte delle volte saremo attaccati da sfere di energia, delle sorta di proiettili più o meno veloci e precisi ma non mancheranno anche incursioni ravvicinate di pura distruzione istintiva e animalesca. Qui, però, c'è molto altro.

Già perché Returnal non si accontenta di essere uno shooter in terza persona dinamico e frenetico e capace in certi casi di sfiorare anche momenti che strizzano l'occhio ai bullet hell. Qui sta una delle più grandi peculiarità di questo progetto: essere un roguelike/roguelite nel panorama AAA. Uno dei misteri più grandi di Atropo è stato mostrato più e più volte sin dall'annuncio e diventa chiaro dopo pochissimi minuti oltre che centrale per intrecciare narrazione e gameplay.

La morte è solo un tassello di un ciclo che ci ha attratti a sé e intrappolati senza pietà. Morire significa (quasi) sempre risvegliarsi durante l'incidente e tornare all'inizio delle Rovine Incolte, diverse perché i loop hanno un effetto capace di mescolare stanze, nemici e risorse ma è comunque un altro inizio. Perdendo tutto e dovendo iniziare tutto da zero? Ni, perché al di là dell'esperienza, della comprensione e della crescita puramente nostra di noi giocatori non tutto va completamente perduto.

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Il secondo bioma, Lande Scarlatte, è un ambiente desertico che fa intravedere un level design più complesso. Gli altri biomi oseranno ancora di più?

I due biomi iniziali esplorati finora sono suddivisi in aree, stanze più o meno ampie e pericolose chiaramente visualizzate dalla minimappa presente a schermo o da un mappa estesa consultabile premendo il trackpad del DualSense. La strada da percorrere non è necessariamente lineare ed è una nostra personalissima scelta. Non ci troviamo alle prese solo con un roguelike con una struttura tipicamente a stanze ma anche con un roguelike che non disdegna l'esplorazione e che in questo e in molti altri aspetti gioca costantemente sul rapporto rischio/ricompensa e sulla voglia molto forte di scoprire nuovi segreti di Atropo e degli alieni che lo abitano o lo hanno abitato.

La mole di oggetti, armi, bonus, malus, potenziamenti, consumabili è stupefacente e in molti casi trovare il mix giusto sarà solo questione di "coraggio" e di capacità di accettare rischi potenzialmente soverchianti. Non mancano poi delle sorta di commercianti e anche delle varianti sul tema di valute in game più o meno utili nel breve o nel lungo periodo.

Insomma, dietro a un roguelike impostato come uno shooter in terza persona si nasconde un quantitativo di sistemi e parametri che in questi primi cicli di rinascita - errori idioti - morte ci ha genuinamente stupito e che non vediamo l'ora di approfondire da qui alla recensione in arrivo nei prossimi giorni. Così come non vediamo l'ora di approfondire un altro elemento su cui gli sviluppatori hanno riposto sicuramente molta più cura rispetto ai progetti passati.

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Atropo è meravigliosamente letale.

Returnal ha diverse storie da raccontare in un intreccio narrativo presentato come un mistero horror da dipanare morte dopo morte. Per ora non possiamo che definirci molto incuriositi, soprattutto di fronte a scene che in particolari sezioni strizzano l'occhio anche a un tipo di horror psicologico con atmosfere molto ricercate. Sezioni che tra l'altro sono anche un radicale cambiamento di prospettiva.

Solo un orpello all'interno di una struttura roguelike che si fonda quasi completamente sul gameplay? Decisamente presto per dirlo ma per ora il comparto narrativo sembra riuscire nel suo compito di instillare curiosità e alimentare tante domande interessanti e non banali. Sicuramente ci sarebbe molto altro da dire su questa imminente esclusiva PS5 ma per ora abbiamo solamente scalfito la superficie di una produzione che sfida i giocatori con una campagna roguelike che sa essere molto punitiva e che non indora assolutamente la pillola.

C'è molto da dire anche sulla presenza di una sorta di di elemento online o anche sulle sfide giornaliere capaci di aggiungere una ulteriore rigiocabilità e longevità a un'esperienza di base che, dopo questo antipasto, sembra però decisamente ricca e dalla difficoltà non trascurabile. Sony ha tra le mani un titolo per molti versi duro e puro che in sede di analisi finale dovrà sicuramente venire a patti con l'eccessiva ripetitività e frustrazione che storicamente sono il più grande tallone d'Achille di un genere di questo tipo. Noi per ora allacciamo le cinture e indossiamo il casco della nostra tuta pronti a un'altra morte, pronti a un altro inizio.

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Riguardo l'autore

Alessandro Baravalle

Alessandro Baravalle

Redattore

Si avvicina al mondo dei videogiochi grazie ad un porcospino blu incredibilmente veloce e a un certo "Signor Bison". Crede che il Sega Saturn sia la miglior console mai creata e che un giorno il mondo gli darà ragione.

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