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Esclusivo: Homefront

La Corea attacca, gli USA difendono.

Ok facciamola semplice per una volta: che ne dite di Half Life 2 che incontra Ghost Recon? Come lo vedete un matrimonio tra la cura che Valve ripone nel al motore grafico, nella sua attenzione ai risvolti dell trama,, con la tendenza di Ubisoft a riempire i suoi giochi di armi fantascientifiche, droni controllati in remoto e scenari fantapolitici che si ispirano alla vita reale? Niente male vero? Beh questo è più o meno quello a cui puntano gli sviluppatori di Kaos Studios. Ok forse non sono stati così immodesti da tirare in mezzo questi illustri paragoni, ma i parallelismi ci sono tutti.

Ambientanto 20 anni nel futuro, Homefront ci porta a Montrose, Colorado, una specie di bidonville diroccata abitata, dove alcuni rifugiati hanno trovato casa dopo una improbabile occupazione del suolo americano da parte della Corea del Nord. Dopo 10 anni funestati da una durissima crisi energetica, l'Armata Popolare Coreana (KPA) ha preso a calci i car vecchi Stati Uniti, forse a causa di un misterioso tradimento, e li ha costretti a vivere di guerriglia e resistenza. Preparatevi a rovistare nelle macerie, dissetarvi dai serbatoi di acqua piovana ed utilizzare la scarsa elettricità prodotta con i mulini a vento e pannelli solari.

La Corea nel nostro mondo è diventata la superpotenza più temibile...

Il nostro alter ego sembra appartenere al genere "maschera vuota". Si sa che vi chiamate Connor Mason ma la mancanza di dialoghi nelle scene di intermezzo della demo provata non aiuta a ricostruire il vostro fumoso passato. I primi istanti di gioco testimoniano la bontà del lavoro svolto da Kaos con l'Unreal Engine 3. Vi svegliate in una camera da letto di una casa di provincia con i muri pieni di buchi e crepe. Dalle aperture nel tetto potete notare i mulini all'esterno mentre vi sedete sul letto e passate lo sguardo lungo le decine di piante che affolano la stanza.

L'IA dei commilitoni giocherà un ruolo decisivo nella campagna single player.

Ce ne sono ovunque: nei vasi, secchi, bicchieri, perfino in un trolley. "Ottimo, pensavo di averti perso" vi dice un uomo con una divisa kaki che segue i vostri movimenti con gli occhi. "Stanno venendo a prenderci, dobbiamo cominciare a muoverci". Lo seguite fuori dove alcune persone stanno ammassando le proprie cose proprio in vista di una fuga, una donna vi passa vicino tenendo un bambino in braccio. "Onestamente se solo avessimo avuto qualche settimana di più, sarebbe stato un bel posto per fermarsi", dice il vostro nuovo amico.

Esattamente come previsto "loro" verranno a prendervi e voi sarete pronti a dargli il benvenuto con la vostra ACR, acronimo di Adaptive Carabine Rifle. Lo stacco tra il parlare delle persone e l'abbaiare furioso dei fucili e abbastanza drastico ma coerente e quello che prima vi sembrava una tranquilla via di periferia si trasforma in un attimo in un oppressivo scenario urbano alla Call of Duty 4. Ed esattamente come in CoD ed in molti conflitti a cui avrete preso parte nella vostra lunga carriera videoludica, vi ritroverete a fare le consuete azioni necessarie a sopravvivere.

In un attimo vi siete già buttati dietro un riparo per uscire ogni tanto per seccare qualche membro della KPA che vi si fa incontro. Lanciate poi una granata ai nidi di mitragliatrici mentre i droni volano sopra la vostra testa. Un colpo di RPG ravvicinato rende la vostra visuale offuscata mentre le orecchie vi fischiano.Il vostro obiettivo è semplice quanto arduo: arrivare dall'altra parte della strada per attivare un dispositivo chiamato "Goliath".

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Lorenzo Fantoni

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Dentro un rugbista di 110kg dedito agli stravizi, batte il cuore di nerd vecchio stampo con lo sguardo perennemente abbronzato da uno schermo, anche d'estate.

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