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Homefront - Reloaded

Eurogamer.it analizza il fallimento di THQ.

Ricordo pochi titoli nel recente passato ad essere stati fatti oggetto di una campagna stampa così martellante da parte di THQ. Il Natale 2010 era stato piuttosto deludente sotto il profilo degli sparatutto multigiocatore: Black Ops era poco più di una copia di Modern Warfare 2, Medal of Honor non si era affermato in multiplayer e l'attesa per Battlefield 3 era ancora di là da farsi spasmodica, vista la lontananza che ci separava dalla sua data di uscita.

Quale migliore occasione per sfruttare il momento di relativa quiete con Homefront, un gioco realizzato dai Kaos Studios, nome piuttosto sconosciuto ai più ma che in realtà celava i fuoriusciti dei Trauma Studios? Si trattava del gruppo di modder che, a cavallo tra il 2004 e il 2005, erano stati assoldati da DICE per collaborare allo sviluppo di Battlefield 2 per poi vedersi dare il benservito qualche settimana dopo la pubblicazione di una delle pietre miliari degli FPS online.

In Homefront le armi non mancano di certo. Peccato non si possa dire altrettanto dei server popolati...

Dopo il non esaltante Frontlines: Fuel of War, i ribattezzati Kaos Studios avevano avuto l'idea giusta, ossia creare un franchise che mettesse i nord coreani come nemici, da combattere in azioni di guerriglia urbana. Il multiplayer era invece una copia più o meno dichiarata di quanto giocato in Battlefield 2 e Frontlines: Fuel of War. Visto oggi, dopo tutto quanto uscito negli ultimi tre mesi tra single e multiplayer, vale la pena procedere ad un acquisto ritardato di Homefront?

La risposta secca è no, per una serie di motivi che trovano facile spiegazione in quello che avevamo scritto in sede di recensione e di quanto accaduto poi sul mercato e sul tavolo del megadirettore generale di THQ. Partiamo da quest'ultimo aspetto, ricordando che tre mesi e qualche patch dopo il lancio del gioco, la serranda dei Kaos Studios è stata improvvisamente abbassata in una frenesia da taglio dei costi che, tra Europa e Stati Uniti, ha mietuto altre vittime tra gli studi al soldo del publisher americano.

Il gioco al momento della pubblicazione non era certo esente da problemi, soprattutto in multiplayer. Su console l'esperienza era tutto sommato piacevolmente "plafonata" ma su PC, dove avrebbe dovuto risplendere di luce propria, non si capiva la scarsità di prestazioni che ne limitava l'utilizzo a computer di fascia medio-alta e senza la resa qualitativa che oggi ci si può attendere da un Battlefield 3.

Il singleplayer è incentrato sulla guerriglia: le modalità online sono invece sono caratterizzate da scontri aperti in stile Battlefield.
Il background della trama è decisamente azzeccato. Speriamo che Crytek sappia valorizzarlo adeguatamente in Homefront 2.

I bug erano comunque numerosi e le patch si sono susseguite a cavallo tra i mesi di marzo e aprile in concomitanza con server abbastanza popolati su console e meno affollati (ma comunque giocati) su PC. La chiusura da parte di THQ dei Kaos Studios ha decretato la fine del supporto per un gioco che ne aveva sicuramente ancora bisogno, se non altro per mantenere alto l'interesse del pubblico fino almeno alla stagione autunnale.

La dipartita dei KS ha segnato la fine delle speranze per un qualsiasi DLC aggiuntivo oltre a quello dato alle stampe verso la fine di luglio per le versioni console: si tratta di "The Rock", un pacco a pagamento composto da due nuove mappe evidentemente ispirate al film di cui porta il nome, ambientate nel famigerato carcere ormai in disuso, e Bridge, che vede i giocatori muoversi nei dintorni del famoso ponte di San Francisco.

Nell'espansione sono contenute inoltre anche due nuove aree per Team Deathmatch, Waterway e Overpass, ma l'interesse per questi contenuti aggiuntivi è stato bassissimo, anche in virtù della più totale assenza di qualsiasi achievement di rilievo e del prezzo non proprio popolarissimo.

A confermare la morte per asfissia della comunità multiplayer di Homefront ha poi pensato l'arrivo dei due pesi massimi di fine 2011 come Modern Warfare 3 e Battlefield 3. Anche se non sono particolarmente superiori al singleplayer dello sparatutto THQ di cui condividono la brevità, presentano un valore di produzione esponenzialmente maggiore per quanto riguarda il multiplayer, modalità cooperativa e supporto esterno al giocatore.

Tutte qualità che, in concomitanza, con una componente tecnica ancora di valore per il titolo Activision e fuori parametro per quello EA, hanno incanalato completamente l'utenza appassionata di sparatutto verso lidi più costosi ma anche più sicuri di quelli offerti da THQ.

Vediamo il multiplayer di Homefront.

A farci un pensierino oggi, trovare la versione console di Homefront a dodici euro e quella PC a dieci su Steam potrebbe essere considerato un buon affare: purtroppo lo è soltanto a brevissimo termine in ottica single player, visto che terminato di fomentare le rivolta, in piccola parte la community console e quasi per niente quella PC sono in grado di garantire un divertimento online a breve o medio termine.

Non solo il resto del mondo è impegnato sui server della concorrenza, ma non ci sono effettive garanzie fino a quando THQ vorrà tenere in piedi i server multigiocatore spesso deserti.

Se il brand vi era piaciuto e vi eravate riproposti di dargli una seconda chance, consolatevi: THQ ha già incaricato Crytek UK di farsi carico di questa proprietà intellettuale per realizzare un Homefront 2, che dovrebbe poter vedere la luce nel giro di un paio d'anni. Fino ad allora, meglio investire i propri soldini in un titolo capace di dare maggiori garanzie di longevità multiplayer di questo: oggigiorno le occasioni non mancano di certo, anche se sono considerevolmente più costose.