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Tom Clancy's Splinter Cell: Conviction

Il Sam Fisher che non ti aspetti…

Quello dei giochi stealth è un genere indubbiamente appassionante. In esso si deve preferire la pianificazione all’azione, l’intelligenza alla forza bruta, l‘astuzia alla violenza fine a se stessa. Quando è il momento, però, si deve anche essere in grado di tirare fuori gli artigli, eliminare velocemente l’avversario, coglierlo di sorpresa e non dargli il tempo di reagire.

Queste che ho appena elencato sono caratteristiche riscontrabili in vario grado in molti dei rappresentanti del genere: Snake di Metal Gear, Garrett di Thief e Sam Fisher della serie Splinter Cell sono stati in questi anni, a modo loro, i massimi paradigmi di un settore che però, diciamolo, cominciava a necessitare di un processo di rinnovamento.

Stare acquattati nell’ombra, uccidere l’avversario spezzandogli il collo (o freddandolo con una pistola silenziata) e infine occultarne il cadavere, sono i dogmi sui quali il genere è arroccato da anni. Ubisoft questo l’ha capito per prima ed è per tale ragione che, dopo Double Agent, ha annunciato che Splinter Cell:Conviction avrebbe rappresentato uno stacco col passato. D’altronde, stiamo pur sempre parlando della quinta incarnazione di una serie nata ormai nel 2002.

Multiplayer in split-screen: il giocatore 1 tagga la guardia sottostante mentre il 2 elimina quella da lui marchiata. I numeri cambiano rispettivamente da una finestra all’altra.

La gestazione del gioco del quale mi appresto a parlarvi non è però stata facile. La strada intrapresa originariamente si è rivelata presto infruttuosa, al punto che dopo una prematura apparizione a un E3 di qualche anno fa, di Conviction si erano perse le tracce. Finalmente, qualche mese fa si è rimessa in moto la macchina mediatica di Ubisoft, segno che lo sviluppo era finalmente giunto a buon punto. Ed è quindi dopo apparizioni fugaci a video sibillini che siamo finalmente giunti alla presentazione del titolo col quale Ubisoft si appresta ad aprire il suo nuovo anno fiscale, e sul quale ovviamente punta molto.

Invitato quindi negli uffici di Ubisoft, vista la mia passione per Sam Fisher, seconda solo a quella per il Garrett di Thief, non ho potuto esimermi dal prendere la macchina e presentarmi puntuale all’appuntamento per questa prova su strada che, ve lo anticipo, ha superato ogni mia aspettativa facendomi tornare a casa imbellito come non mi accadeva da tempo.

Il primo dubbio che covavo in cuor mio riguardava l’annunciato cambiamento del gameplay, ora non più stealth come i suoi predecessori ma maggiormente improntato all’azione. “Vuoi vedere che me l’hanno snaturato?”, pensavo tra me e me mentre andavo in quel di Buccinasco. La risposta, che ammetto possa apparire confusa, è “sì, ma anche no. E comunque, molto meglio così”. Ma andiamo con ordine…

Memorizzate bene questa immagine perché può fare la differenza fra il dover ripetere daccapo una missione in coop oppure no…

Sam Fisher è un uomo ferito e indurito dalla vita. L’agenzia gli ha ordinato di assassinare un suo amico e, soprattutto, qualcuno ha ucciso sua figlia. Accecato dalla sete di vendetta, decide di farsi giustizia da solo e segue una pista che lo conduce in un bar a La Valletta, nell’isola di Malta. Qui, mentre sorseggia un drink, viene avvicinato da un cameriere il quale gli porta su un vassoio un cellulare e un auricolare. All’altro capo del telefono c'è una misteriosa voce femminile, che sostiene di lavorare per Third Echelon e che lo avvisa che la sua copertura è compromessa e che i suoi nemici lo stanno venendo a cercare.

Inizia così il tutorial, che ci fa subito capire i cambiamenti cui è andata incontro la serie: pochi istanti e Sam Fisher inizia a muoversi sfruttando dei punti di copertura, quasi fossimo in Gears of War, Uncharted o Mass Effect 2. Follia? Eresia? È presto per dirlo ma lo stupore è tanto, mitigato dalle istruzioni che ci appaiono letteralmente visualizzate sugli oggetti presenti nella mappa.

A proposito dell'autore
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Stefano Silvestri

Editor in Chief, EG.it

Il suo passato è costellato di tutto ciò che è stato giocabile negli ultimi 40 anni. Dal ’95 a oggi riesce a fare della sua passione un mestiere, non senza una grande ostinazione e un pizzico di incoscienza.

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