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Activision diventerà 'la nuova Disney'? - editoriale

Le nuove iniziative nel campo mobile, degli eSport e della produzione video rappresentano un grande potenziale di crescita.

Activision Blizzard è un'azienda in trasformazione. Sin dalla sua nascita, avvenuta con una delle più grandi fusioni aziendali nella storia della games industry (tra Activision e la zoppicante Vivendi Games, il cui unico asso nella manica era la controllata Blizzard Entertainment), la compagnia ha occupato una posizione di grande successo ma anche stranamente tradizionale nella nostra industria. La distinzione tra Activision e Blizzard è rimasta netta, nonostante i conti di fine anno fossero unificati. Blizzard ha continuato a regnare su PC con la sua gallina dalle uova d'oro World of Warcraft, rilasciando anche nuovi capitoli di serie popolari come Diablo e Starcraft; nel frattempo Activision ha creato e sfruttato pesantemente una serie di blockbuster su console, come Call of Duty, Skylanders, Destiny e il redivivo Guitar Hero.

In confronto ai problemi sperimentati dalla grande rivale Electronic Arts, i risultati di Activision sembrano molto positivi e stabili. EA ha dovuto effettuare grandi cambi di strategia, tentando di prepararsi ad un ipotetico futuro in cui sempre meno utenti vorranno pagare a prezzo pieno titoli su disco per giocare su una piattaforma dedicata (PC o console). Una transizione che è addirittura costata il posto a John Riccitiello, ex boss dell'azienda, il tutto mentre Robert Kotick di Activision Blizzard continua comodamente a sedere a capo di un impero che per molti versi è immutato rispetto a dieci anni fa.

Analisti e commentatori, incluso il sottoscritto, temevano per il futuro dell'azienda: mancava una strategia coerente nel settore mobile (lo stesso Kotick, nel 2013, affermava che tale settore non ospitasse franchise sostenibili e producesse guadagni esigui o nulli) e l'interesse in generale nel confronto delle nuove piattaforme, dei nuovi modelli di business e dei nuovi target di pubblico sembrava sotto zero. Ad oggi, l'unico successo dell'azienda in ambito mobile e F2P viene da Blizzard e, sebbene i dettagli dei rapporti tra Activision e Blizzard non siano ancora del tutto chiari all'esterno, appare improbabile che l'esperienza maturata da quest'ultima nel lanciare il suo fenomeno mobile Hearthstone sia stata condivisa del tutto con Activision.

Hearthstone al momento è l'unico successo dell'azienda in ambito mobile e F2P per Activision Blizzard.

Eppure tutte le critiche ad Activision si sono spesso rivelate degli allarmismi infondati, perché nonostante la peculiarità e limitatezza della sua strategia, l'azienda ha dimostrato di saper sfruttare in maniera davvero eccezionale il suo business tradizionale, traendo enormi guadagni dai suoi titoli classici, senza il bisogno di modelli innovativi. È difficile prendere troppo sul serio tutte le critiche e le previsioni fosche, in presenza di vendite come quelle di Call of Duty o Destiny.

Ad ogni modo, non si può nemmeno dire che tali critiche fossero irragionevoli o del tutto infondate. La grande forza di Activision nel settore dei giochi tradizionali per PC e console sarà il sostegno dell'azienda ancora per molto tempo, e la sua fiducia nel mercato console è stata riccamente ricompensata dalle incredibili vendite degli hardware next-gen. Un'azienda quotata in borsa, però, deve costantemente trovare nuove opportunità di crescita: una cosa che l'industria dei videogiochi tradizionali al momento non offre, pur essendo sicuramente in buona salute. Se Activision vuole rimanere un'azienda dalle solide prospettive di crescita, dovrà inevitabilmente affrontare le questioni che molti osservatori stanno sollevando riguardo la sua strategia futura.

Kotick è un leader intelligente: io personalmente non credo affatto all'idea che tutti gli importanti uomini d'affari siano necessariamente capaci (ho conosciuto davvero troppi idioti in giacca e cravatta per ritenere infallibile la meritocrazia aziendale), ma Robert Kotick ha un curriculum che dimostra quanto sia in grado di tenere gli occhi aperti sul futuro, anche se il suo punto di forza maggiore è quello di trarre il massimo dal presente.

Robert Kotick sta dimostrando di saper tenere gli occhi aperti sul futuro ma anche di trarre il massimo dal presente.

Per questo saprà senza dubbio che neppure aggiungere nuove e grandissime IP (come quella di Destiny, ad esempio) al carnet di Activision è sufficiente per soddisfare le aspettative di crescita a lungo termine. Le IP possono fallire o esaurire il loro potenziale, e basterebbe il flop di un nuovo titolo in concomitanza con la parabola discendente di una vecchia gloria come Call of Duty per mandare in subbuglio gli azionisti e far tracollare il valore in borsa della compagnia. Per evitare un simile scenario, Activision deve allargare il panorama delle sue attività.

Oggi conosciamo qual è la strategia di Kotick per ottenere questo obiettivo. Nelle scorse settimane l'azienda ha annunciato grandi mosse in tre nuovi settori. Una divisione dedicata agli eSport verrà gestita dall'ex capo del popolarissimo network sportivo ESPN; un nuovo studio di produzioni TV e cinematografiche s'impegnerà per trasporre le IP di Activision verso nuovi media e, infine, c'è l'incredibile acquisizione di King, con cui l'azienda entra di prepotenza in quello stesso settore mobile un tempo giudicato poco interessante da Kotick.

Tutte e tre queste mosse sono molto costose e ambiziose ma il loro obiettivo è chiaro: trasformare Activision Blizzard in un'azienda diversificata, capace di sfruttare le sue IP su un ampio raggio di piattaforme, media e target di pubblico, pronta dunque a cogliere tutti gli sviluppi e la crescita futura della games industry. La frase che circola più spesso a riguardo (tanto da far sospettare che sia stata messa in giro ad arte dal reparto PR della stessa azienda) è che Activision voglia diventare "la nuova Disney": un obiettivo ancora molto lontano, che però parla chiaro sulle ambizioni della compagnia.

L'acquisto di King per 5,9 miliardi di dollari è il caro prezzo pagato da Activision per il suo iniziale disinteresse per le piattaforme mobile.

Personalmente non sono un grande fan dell'accordo stretto con King, come ho già scritto. Credo che Activision abbia pagato a caro prezzo il suo iniziale disinteresse per le piattaforme mobile e, sebbene molti abbiano risposto (in parte giustamente) che creare da zero una struttura capace di operare su grande scala in quel settore sarebbe comunque costato miliardi di dollari, penso che gli enormi rischi comportati da un'acquisizione del genere non si possano sottovalutare.

Le fusioni non sono mai una cosa semplice: il successo di King è più stabile e sostenuto di quello registrato da molte altre aziende in ambito mobile ma le garanzie sul futuro sono ancora inesistenti (Kotick non sbagliava affatto quando giudicava il settore "non sostenibile") e la possibilità che il successo di Candy Crush Saga non sia mai più replicato è concreta. Al tempo stesso, integrare in Activision le risorse umane, le conoscenze e il modus operandi di King potrebbe rivelarsi complesso. Tutto ciò, però, è parte integrante della strategia a lungo termine di Activision, a dimostrazione di quanto l'azienda abbia una grande fame e ambizione di crescita.

Le altre due mosse, probabilmente, sono ancora più interessanti e rischiose. Quello degli eSport è un settore in grandissima crescita, in grado di coinvolgere un pubblico sempre più numeroso e di creare "personaggi" noti e riconoscibili, tanto da attirare grandi sponsorizzazioni e investimenti pubblicitari. Anch'esso, però, è soltanto una piccola porzione di ciò che potremmo vagamente definire come il fenomeno dello streaming di videogame (scommetto che i video del solo Minecraft costituiscono ancora un mercato maggiore, sia in termini commerciali che di pubblico, dell'intero segmento eSport).

Quello degli eSport è un settore in grandissima crescita, in grado di coinvolgere un pubblico sempre più numeroso e di creare personaggi noti e riconoscibili, tanto da attirare grandi sponsorizzazioni e investimenti pubblicitari

Non tutti sono entusiasti sostenitori del concetto di eSport e chi lo è in genere appartiene ad una categoria piuttosto specifica: persone molto competitive di natura, alle quali forse sfugge che altri gamer potrebbero vedere i videogiochi in modo completamente diverso dal loro. Questo, comunque, non significa che abbiano necessariamente torto e che gli eSport non abbiano un futuro a livello commerciale.

A giudicare dalle sue ultime mosse, sembra che Activision voglia tenersi pronta: in caso le previsioni più ottimistiche sugli eSport si avverino, l'azienda vuole essere in prima linea per cogliere le nuove opportunità rappresentate da quel settore. Avendo pagato a caro prezzo la scelta di snobbare gli albori del mercato mobile, probabilmente non vorrà fare lo stesso errore per quanto riguarda il gaming competitivo. Il suo coinvolgimento, inoltre, potrebbe esso stesso contribuire alla crescita del settore: reclutare personale molto esperto nel campo delle trasmissioni sportive per guidare una nuova divisione dedicata agli eSport significa dare una grossa spinta al fenomeno, che ancora deve uscire dalla sua nicchia attuale per imporsi sul mercato di massa.

Anche l'iniziativa in campo di produzione di film e show TV è motivata dalla volontà di uscire dai confini di una nicchia (oltre a costituire, ovviamente, il passo più chiaro verso l'obiettivo di creare "la nuova Disney"). E non parliamo semplicemente del prossimo film di Warcraft, gestito per altro da uno studio esterno: quest'ultimo, a giudicare dai primi trailer, difficilmente avrà un appeal su un pubblico diverso da quello dei fan di Blizzard (comunque numerosissimi). In arrivo, infatti, c'è anche una serie TV basata su Skylanders, oltre che un "universo cinematografico" basato su Call of Duty.

Call of Duty è una serie che ha un certo potenziale cinematografico.

Confesso di provare un vago senso di nausea ogni volta che qualche rappresentante di una mega-corporation pronuncia le parole "universo cinematografico" (l'imitazione di quanto magistralmente fatto con il portfolio di IP Marvel ha prodotto più disastri che altro) ma una serie TV di Skylanders sembra in effetti un'idea azzeccata. Per quanto riguarda invece Call of Duty, già la presenza di Kevin Spacey in Advanced Warfare, seppur non brillante in termini di sostanza, ha dimostrato che la serie ha un certo potenziale cinematografico. Di certo non attendo con particolare ansia il lancio al cinema dell'universo di Call of Duty (ecco di nuovo il senso di nausea...), ma senz'altro l'azienda fa bene a spingere la sua IP verso nuovi media, specialmente nell'era dei servizi in streaming come Netflix. Se ciò contribuirà a dare una nuova giovinezza a Call of Duty, sarà tanto di guadagnato.

Nessuna delle nuove strade intraprese da Activision sarà facile o porterà a un successo immediato. Activision Blizzard nel suo complesso, però, è oggi un'azienda più forte per aver realizzato queste nuove iniziative. Di base rimarrà una compagnia impegnata principalmente su console e PC, piattaforme sulle quali continuerà a portare le sue IP di grandissimo successo, ma intanto sta gettando le fondamenta per il suo nuovo futuro cross-media e cross-platform. Se davvero Activision finirà per diventare la "nuova Disney", un obiettivo tanto gigantesco quanto ancora lontano, in futuro potremo dire che i primi passi di questa impresa sono stati mossi oggi.

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Rob Fahey

Contributing Editor

Rob Fahey is a former editor of GamesIndustry.biz who spent several years living in Japan and probably still has a mint condition Dreamcast Samba de Amigo set.
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