Manca pochissimo all'uscita di No Man's Sky, un gioco difficile da raccontare che rischia di rimanere vittima delle aspettative generate dalla strategia con cui è stato presentato al pubblico. Il titolo non è ancora nei negozi, ma basta navigare una mezz'oretta su internet per toccare con mano l'enorme interesse attorno al progetto targato Hello Games.

Mettendo da parte le nostre sensazioni relative a No Man's Sky, abbiamo cercato di osservare la situazione con distacco per capire l'opinione dei giocatori verso il titolo sviluppato da Hello Games. La situazione è delicata visto che, come accade a tutti i giochi atipici e fuori dagli schemi, anche in questo caso si sono create due fazioni diametralmente opposte: quella di chi lo aspetta come il messia e quella di chi è convinto che sarà una bolla di sapone destinata a scoppiare pochi secondi dopo il lancio.

In attesa della recensione, abbiamo deciso di scrivere questo articolo di approfondimento per individuare una serie di punti grazie a cui il gioco potrebbe sfondare o fallire alla grande. Ovviamente non si tratta di un articolo scritto per giudicare l'operato di Hello Games (a quello penserà la recensione, quando arriverà il momento), ma di una sorta di guida per aiutarvi a capire con cosa avete a che fare.

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I server del gioco saranno resettati al lancio, per cancellare dall'universo i progressi di chi ha rotto il day one.

No Man's Sky sì o No Man's Sky no, quindi? Scopriamolo insieme!

Team Sì

Quali sono gli elementi che potrebbero rendere No Man's Sky un'esperienza eccezionale, al punto da far chiudere un occhio di fronte a eventuali problemi, tecnici e non? L'idea dietro al progetto è affascinante e fa leva sull'insaziabile voglia di esplorazione che da sempre muove l'essere umano.

La curiosità, il desiderio di spingersi oltre i confini conosciuti per trovare una risposta alle domande più disparate, è sempre stato uno dei motori capaci di invogliare l'essere umano a crescere ed evolversi. È possibile creare un gioco (o meglio, un'esperienza) in grado di far leva su questo elemento?

Certo, e No Man's Sky potrebbe essere effettivamente un titolo "powered by curiosity" (ben più del discusso progetto di Peter Molyneux). D'altra parte non è il primo a intraprendere questa strada, visto che in passato, soprattutto su PC, ci sono stati molti altri esempi illustri (come Elite, che ha saputo dar vita a una community di appassionati fedelissimi).

La differenza sostanziale è che No Man's Sky non cerca di essere realistico, ma prende spunto dalla fantascienza anni 70 fatta di colori acidi ed esperienze surreali. La fonte d'ispirazione si riflette in modo evidente sulla caratterizzazione artistica, che ha avuto il merito di conquistare diversi giocatori dopo una manciata di secondi.

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Ci saranno momenti in cui si dovrà combattere, ma come si comporterà il gioco in questi frangenti? Sarà divertente?

Anche le musiche, per quanto sentito fino a questo momento, sembrerebbero all'altezza delle aspettative e, soprattutto, in linea con il resto del comparto artistico. L'idea di vagare nello spazio accompagnati da una colonna sonora d'atmosfera, di esplorare pianeti sconosciuti imbattendosi in creature aliene di ogni tipo, cercando di raggiungere il centro dell'universo, è senza dubbio affascinante.

Da quanto abbiamo visto finora, poi, nel gioco è presente anche un sistema di crafting, si possono imparare nuove lingue per comunicare con le razze aliene che si incontrano lungo la strada e, naturalmente, si possono portare avanti traffici commerciali basandosi sulle fluttuazioni di un mercato globale.

Tutto questo all'interno di un universo mastodontico, creato in modo procedurale e in grado di proporre al giocatore un numero impressionante di pianeti, tutti diversi tra loro e generati attraverso rigide formule matematiche. Lo spazio di No Man's Sky è così vasto che, pur essendo presente una modalità multiplayer, le probabilità di incontrare altri giocatori sono bassissime.

Team No

La lista del Team Sì è affascinante, ma anche gli scettici possono contare su un elenco altrettanto corposo e convincente. Sicuramente ciò che spaventa di più i sostenitori del "No" è la natura procedurale del gioco. La campagna marketing di No Man's Sky è stata portata avanti mostrando, giustamente, i pochi pianeti creati direttamente dagli sviluppatori e, proprio per questo, ben caratterizzati e ricchi di dettagli.

Il problema è che esplorando l'enorme galassia del titolo sviluppato da Hello Games, il rischio di trovarsi di fronte a pianeti vuoti, anonimi o molto simili tra loro, è piuttosto alto. E le prime prove portate avanti dalla stampa (oltre ai leak delle ultime ore, fatti da chi è riuscito a mettere le mani in anticipo su una copia del gioco) hanno contribuito ad alimentare i dubbi.

A questo si affianca la paura di trovarsi di fronte a una bellissima scatola vuota. Artisticamente No Man's Sky ha convinto tutti pochi secondi dopo la sua presentazione, ma più il buon Sean Murray cercava di spiegare l'essenza del gioco, più contribuiva a far nascere nuovi dubbi e nuove paure.

L'altra domanda è: quanto in là ci si potrà spingere, con un approccio economico/commerciale? Si potrà affrontare il gioco vestendo i panni di un mercante, come in Elite (e nel più recente Elite Dangerous) senza sentirsi insoddisfatti, oppure qualsiasi approccio diverso da quello del semplice esploratore sarà destinato ad annoiare dopo pochi minuti, complice anche la scarsa interazione con gli altri giocatori?

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Le scelte cromatiche e la direzione artistica sembrano davvero incredibili. Non vediamo l'ora di esplorare qualche pianeta.

Il sistema di combattimento sarà all'altezza? Perché se è vero che il gioco non si basa sugli scontri a fuoco, è altrettanto vero che in un'esperienza così ampia e imprevedibile è necessaria anche una forte componente di rischio e insicurezza. Il giocatore, inoltre, deve essere in grado di rispondere al fuoco, possibilmente divertendosi.

Catalogare nuove specie animali e vegetali sarà certamente splendido nelle prime ore di gioco, ma cosa accadrà dopo 3, 5, 10, 30 ore? Questa domanda, in particolare, se la pongono le persone che non riescono a capire il motivo per cui un gioco come Minecraft possa essere tanto popolare. La più grande differenza tra il titolo Mojang e quello Hello Games è che nel primo è possibile creare nuovi mondi, mentre nel secondo si limita tutto all'esplorazione e alla scoperta.

C'è un sistema di crafting, ma per il momento sembrerebbe essere banale e limitato. Si raccolgono materiali esplorando i pianeti e si usano per costruire oggetti che raramente vengono mostrati nel gioco. Sono semplici icone inserite all'interno di un'esperienza apparentemente limitata, dimensioni a parte.

Infine, la realizzazione tecnica potrebbe avere qualche problema. Al di là della fluidità, in rete si parla già di bug di ogni genere. Sony ed Hello Games hanno gestito la cosa in modo maldestro, visto che hanno aspettato che scoppiasse la bomba, prima di spiegare che l'8 agosto verrà pubblicata una massiccia patch da scaricare al day one. Motivo per cui, a quanto pare, anche le copie per i giornalisti sono state mandate all'ultimo momento.

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Una cosa è certa: il progetto di Hello Games è davvero ambizioso.

Ormai ci siamo

A prescindere dal team per cui siete schierati, dovrete attendere ancora pochi giorni per scoprire la verità su No Man's Sky. Capolavoro o delusione? Al di là di tutto, molto dipenderà dal modo in cui vivete i videogiochi.

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Riguardo l'autore

Filippo Facchetti

Filippo Facchetti

Redattore

Filippo Facchetti è un rispettabile nerd da sempre appassionato di "giochini elettronici". Prima di approdare a Eurogamer scrive per importanti riviste di settore e conduce programmi TV dedicati all'intrattenimento digitale.

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