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Saints Row, la recensione

I Saints non sono più come ce li ricordavamo...

Vi ricordate i Third Street Saints, i protagonisti assoluti della serie Saints Row? Cioè Johnny Gat, Shaundi, Kinzie, Pierce, Oleg e tutti gli altri? I loro vestiti sulle tinte del viola, le loro scorribande tra le strade di Stilwater, la deriva scanzonata e fuori di testa che aveva preso la serie dopo il terzo capitolo tra superpoteri e invasioni aliene?

Beh, è arrivato il momento di conservarli con una punta di nostalgia in un cassetto della nostra memoria, perché il team di Deep Silver Volition, già creatori della tetralogia originale, ha deciso di reinterpretare le origini di questa spregiudicata brigata di malavitosi col preciso intento di proiettare la saga verso una nuova generazione.

Addio poteri speciali, quindi, addio risvolti di trama da film sci-fi di serie B: è tempo di tornare alle origini, alle radici della serie, alla guerra territoriale tra gang che tentano di impossessarsi di un'intera città a suon di piombo, rapine e intimidazioni. Solo che la città non è più quella che conoscevamo e anche gli stessi Saints non sono più quelli di prima.

Ma andiamo per gradi. Come ormai già saprete, il nuovo capitolo di Saints Row è un vero e proprio reboot della serie che, come più volte affermato dagli sviluppatori, vuole accantonare i toni troppo 'sopra le righe' delle ultime incarnazioni del brand per tornare a raccontare una storia di rivalsa sociale, di un gruppo di ragazzi giovani ma intraprendenti intenzionati a scalare fino ai vertici della società criminale di Santo Ileso, la nuova ambientazione realizzata per il gioco.

Il reboot di Saints Row ci porta a conoscere la nuovissima città di Santo Ileso e un nuovo gruppo di Saints.

Quest'ultima, ispirata alle geografie del midwest americano, si discosta dallo stile più metropolitano di Stilwater per offrire maggiore eterogeneità in termini di biomi e panorami naturalistici che riescono, in alcuni frangenti, a restituire un colpo d'occhio davvero niente male. Ovviamente c'è anche un'ampia zona urbanizzata, tanti chilometri di strade da percorrere e diverse aree industriali che tradiscono la collocazione temporale moderna anche di questo nuovo capitolo di Saints Row ma abbiamo apprezzato che Volition si sia voluta impegnare anche nella creazione di un'estesa superficie incontaminata , capace di garantire una certa credibilità alla contea in cui si trova Santo Ileso.

Nel suo cuore la città è viva, densamente popolata e piena di negozi in cui fare acquisti (principalmente armi e vestiti), mentre andando verso la periferia è possibile perdersi tra strade sterrate e distese desertiche, spesso lambite dalle spettacolari luci del tramonto. Ci sono anche tantissimi punti di interesse da visitare, come monumenti, insediamenti appartenuti ad un remoto passato, punti di riferimento naturali e tante altre sorprese. Insomma, Santo Ileso ci ha davvero convinti in positivo grazie anche alle sue dimensioni generose ma non dispersive, che consentono di avere sempre un'idea sommaria di quale distretto stiamo visitando. Un lavoro di buona fattura, sotto questo punto di vista.

Lo stesso purtroppo non si può dire dei protagonisti che, al contrario, non sono riusciti a convincerci o entrare in risonanza con noi nemmeno dopo aver passato ore e ore al loro fianco tra svariate peripezie. Dopo aver personalizzato il Boss, l'unico personaggio controllabile dal giocatore, attraverso un editor invero abbastanza completo e ricco di opzioni, facciamo ben presto la conoscenza di Neenah, Kev e Eli, gli altri tre membri fondatori dell'organizzazione che presto sarà conosciuta come 'Saints'. I tre, provenienti da altrettante gang criminali che si contendono il dominio sulla città, soffrono ahinoi di un evidente problema di caratterizzazione che rende difficile empatizzare con loro nei momenti di maggiore difficoltà.

Il Boss, Kev, Eli e Neenah sono i membri fondatori dei nuovi Saints.

Siamo ben lontani dal triste passato di Johnny Gat o dai burrascosi trascorsi di Shaundi, qui troviamo tre giovani teste calde che intraprendono la via della malavita per 'pagarsi l'affitto' o per 'saldare i debiti di studio' contratti durante il periodo del liceo e dell'università, dei signori nessuno che in un momento di noia, soffocati dalle incombenze della vita, decidono di mollare tutto per entrare in guerra con le altre organizzazioni criminali fino a divenire il nemico pubblico numero uno.

Ora, capiamo bene come questa sia un'evidente (e per certi versi anche sagace) parodia del sistema sociale statunitense, in cui solo i più abbienti riescono a progredire ai danni dei meno fortunati ma Volition non è riuscita a calibrare bene i ritmi del racconto e molti dei concetti che vengono tirati in ballo dal gioco finiscono per risolversi nel giro di pochissimi minuti, senza rispettare i tempi della narrazione od offrire un reale punto di vista che possa riflettere i pensieri del team di sviluppo (come accadeva in Grand Theft Auto, ad esempio, ndR).

Il risultato? I quattro Saints appaiono personaggi bidimensionali e stereotipati che si prodigano in battute che a volte possono risultare divertenti ma quasi sempre fini a sé stesse, mentre il loro comportamento finisce per essere a tratti inspiegabile e del tutto privo di un approfondimento psicologico.

Sappiamo anche che, storicamente, la trama non è di certo mai stata la punta di diamante dell'esperienza offerta da Saints Row ma laddove i vecchi episodi potevano essere giustificati per la loro natura assolutamente folle e goliardica, questo reboot con i suoi toni più seriosi e 'realistici' mette in mostra una netta dissonanza tra le motivazioni dei protagonisti, le loro storie e quello che è l'ambiente circostante.

Oltre alle missioni principali, naturalmente, ci sono tante attività secondarie da compiere ma nessuna spicca per originalità.

Intendiamoci, anche questa volta ci si trova invischiati molto di frequente in situazioni folli ed estreme, quasi cartoonesche, ma la scelta di Volition di tirare il freno a mano e tornare a raccontare una storia più 'matura' si scontra irrimediabilmente non solo col modo in cui vengono illustrati i suoi protagonisti ma anche con gli stessi canoni di gameplay, che continuano ad essere parecchio simili a quanto visto nelle ultime iterazioni del brand.

La struttura ludica di questo Saints Row, infatti, rimane del tutto assimilabile a quella già vista nelle due precedenti edizioni: un open-world liberamente esplorabile sia a piedi che a bordo dei veicoli, arricchito da un sistema di combattimento da third person shooter puro, spogliato di tutte le 'esagerazioni' viste nel terzo e quarto capitolo della saga.

Emblematico, in tal senso, è il caso dell'arsenale di armi a disposizione del giocatore, che appare molto più tradizionale e spazia dalle pistole ai fucili d'assalto, passando per i fucili a pompa, da cecchino e per una selezione di mitragliette, tutte personalizzabili nell'aspetto e potenziabili tramite le armerie disseminate sul territorio.

Non c'è più traccia degli strumenti fuori di testa come la dubstep gun o del cannone da braccio poligonale di Saints Row: The Third, né dell'Inflato-Ray o della Thumpgun visti nel quarto capitolo: Volition ha voluto mantenersi sul classico rinunciando, forse in maniera troppo repentina, a gran parte della personalità che avevano assunto le precedenti uscite della serie.

L'arsenale di armi è decisamente più classico rispetto a quello visto nei due precedenti capitoli.

Ciò che rimane è un buon TPS che rientra perfettamente nei canoni del genere ma senza particolari guizzi e quasi del tutto privo di trovate memorabili o di una brillantezza che possano lasciare un segno nella mente dei giocatori. A onor del vero tutto funziona piuttosto bene e risulta piacevole da giocare dal principio fino ai titoli di coda ma va segnalata una hit-registration non sempre precisa nonché una reazione poco soddisfacente degli avversari ai colpi in arrivo. Si poteva fare sicuramente di più, sotto questo aspetto.

L'acquisizione di nuove missioni e la progressione nella trama, invece, vengono gestite dal comodo smartphone, richiamabile premendo l'apposito tasto, che consente di accedere alla mappa della città e all'elenco delle quest da completare, oltre che ad altre utili app come quella che consente di modificare l'aspetto del nostro alter-ego virtuale, quella che permette di trasferire sul nostro conto tutti i profitti relativi alle attività illecite affiliate alla nostra gang o quella per i cacciatori di taglie, che fornisce agli utenti una pletora di obiettivi da eliminare in cambio di premi in denaro e punti esperienza.

Questi ultimi, naturalmente, possono essere accumulati per salire di livello e sbloccare nuove abilità attive che, usate durante gli scontri a fuoco, aprono la strada a un ventaglio di possibilità in più per seminare il caos tra le strade di Santo Ileso senza, però, rappresentare una valida alternativa alle armi comuni che rimangono sempre più efficaci in qualsiasi situazione di conflitto.

Ci sono anche dei Vantaggi, ossia dei perk acquisibili completando le decine di sfide che il gioco offre per ottenere delle modifiche passive ai parametri del Boss o alle sue prestazioni in combattimento, come la possibilità di correre più veloce quando la salute raggiunge i livelli più bassi o mirare in modo più preciso quando ci si accovaccia.

Il sistema di combattimento è quello di un TPS tradizionale, senza particolari stravolgimenti alla formula.

Sempre tramite la mappa, inoltre, è possibile individuare una serie di attività secondarie utili per ottenere denaro extra o anche per conquistare nuove porzioni di territorio su cui edificare il nostro impero criminale. La novità più importante di questa nuova incarnazione di Saints Row, infatti, è l'introduzione della possibilità di investire il proprio capitale nella costruzione di edifici e attività commerciali da asservire al nome dei Saints, in modo da espandere la nostra influenza in tutta la città e incrementare il nostro patrimonio economico e immobiliare.

L'unico problema è che, una volta comprate le armi più potenti e l'abbigliamento all'ultimo grido, non c'è molto altro da fare ed è facile ritrovarsi con un conto in banca milionario senza avere modo di investire tutti quei soldi.

Che dire, infine, del modello di guida, uno degli storici talloni d'Achille della serie? Volition l'ha fortunatamente rivisto e corretto: ora guidare tra le strade di Santo Ileso è piacevole e ciascuna delle vetture incluse nel gioco possiede delle caratteristiche uniche in termini di accelerazione, manovrabilità e adattabilità alla guida fuori strada. È stata introdotta anche la facoltà di salire sul tettuccio dell'auto in corsa per sparare ai veicoli in inseguimento anche se, dobbiamo dirlo, i tallonamenti con la polizia o con le altre gang finiscono ben presto per diventare tediose a causa di un'IA programmata unicamente per venirci addosso ed esplodere (letteralmente) dopo poche sportellate.

Il comparto tecnico non è certo quanto di più all'avanguardia si sia visto in tempi recenti ma riesce a regalare comunque qualche soddisfazione, se si riesce a sorvolare su alcuni vistosi problemi.

Sotto il profilo tecnico la situazione, purtroppo, non migliora di molto. I modelli dei personaggi, a metà tra il serio e il faceto, tra il realismo e il cartoonesco, possono essere gradevoli per qualcuno e spezzare definitivamente l'immersione per qualcun altro ma le animazioni risultano fin troppo ingessate e legnose per un gioco che esce a prezzo intero nel cuore del 2022.

Ci sono anche problemi nella fisica di gioco che si traducono in una registrazione errata delle collisioni con conseguenti auto che vengono scaraventate via al minimo tocco. Ci è capitato, inoltre, che alcune missioni risultassero impossibili da portare a termine a causa di vistosi bug nelle routine comportamentali degli avversari che finivano incastrati in porzioni dello scenario irraggiungibili e che costringevano a ripetere l'intera missione dall'inizio, nella speranza di aggirare l'ostacolo.

Come se non bastasse, durante la navigazione degli scenari è facile assistere a fastidiosi fenomeni di pop-in anche a brevissima distanza. Insomma, il nuovo Saints Row necessiterebbe di un'operazione di pulizia maggiore, se non altro.

Buoni invece gli effetti visivi e l'illuminazione ambientale, mentre il comparto sonoro soffre di alti e bassi. Il doppiaggio in Inglese è realizzato con una certa cura ma i dialoghi appaiono spesso banali e poco adatti al tipo di situazioni in cui vengono inseriti.

Il modello di guida arcade migliorato permette di manovrare le auto in maniera più precisa, rispetto al passato.

Per concludere, il reboot di Saints Row purtroppo si presenta all'appuntamento con gli appassionati in una veste appena sufficiente, piagata da problemi tecnici vistosi, in alcuni casi addirittura debilitanti, e da una generale mancanza di quella personalità che aveva sempre caratterizzato la serie fino ad ora.

Santo Ileso è una città bellissima da esplorare ma se mancano le motivazioni per farlo, se i personaggi che si muovono al suo interno sono così poco interessanti, se il gameplay non ha alcun lampo di genio, i nuovi Saints di Volition finiscono per impallidire al confronto degli originali, ormai relegati in quel malinconico cassetto della memoria.

6 / 10

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A proposito dell'autore
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Riccardo Cantù

Contributor

Nato nel 1993, Riccardo ha coltivato, negli anni, una passione smodata per tutto ciò che è entertainment. Videogiochi, cinema, fumetti, musica e letteratura sono il suo pane quotidiano e ama le lunghe discussioni riguardanti queste tematiche.

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