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Sniper Elite 5 Recensione, si torna a caccia di nazisti!

Le sorti del secondo conflitto mondiale sono nelle nostre mani (e in quelle del letale Karl Fairburne).

Quando parliamo di shooter bellici, è innegabile come i primi nomi a balzare alla mente siano gli inossidabili (sebbene un po’ smarriti ultimamente) brand che rispondono al nome di Call of Duty e Battlefield. Esiste, però, un fitto sottobosco di produzioni sicuramente meno blasonate, almeno in termini di mere vendite, ma che sono poco a poco riuscite a ritagliarsi il loro bravo posto al sole.

Tra queste possiamo annoverare la saga sviluppata da Rebellion con protagonista il letale cecchino Karl Fairburne, che sin dal lontano 2005 ci vede impegnati nella lotta contro le forze naziste. E a pochissime ore dal lancio ufficiale della sua nuova avventura, siamo qui per parlarvi di Sniper Elite 5, l’ultima fatica del team britannico che promette di portare una ventata di novità all’interno di questa peculiare saga di stampo TPS.

Gli eventi che fanno da cornice al gameplay di Sniper Elite 5 sono, come sempre, ambientati nel corso del secondo conflitto mondiale. Anche stavolta il nostro Fairburne si troverà a far fronte all’ennesimo piano ideato dagli spietati generali dell’Asse, denominato Kraken, che se non sventato in tempo potrebbe finire per compromettere in maniera inesorabile le sorti della guerra.

Armati di tutto punto, pertanto, sarà nostro compito unire le forze con i partigiani sparsi sul territorio francese, imbarcandoci nella consueta serie di missioni che, tra castelli, città in rovina e laboratori segreti, ci terranno impegnati per circa una decina abbondante di ore. A meno di non scegliere deliberatamente di dedicarci anche a tutti gli incarichi secondari opzionali, oltre che alla raccolta dei numerosi documenti e collezionabili, così da far lievitare sensibilmente la longevità della campagna.

Colpire dalla distanza si rivelerà sempre l’approccio vincente.

Sorretta da un buonissimo ritmo, la storia tratteggiata dallo studio pecca decisamente sul fronte della scrittura che, complici anche una recitazione digitale non certo eccellente ed una regia generale quanto mai elementare e scolastica, non riesce a catturare pienamente l’attenzione del giocatore. A spingerci a proseguire nella caccia al generale Möller sarà difatti il gameplay della produzione che, forte dell’esperienza maturata da Rebellion, si presenta all’appello in forma affinata e rinnovata, sebbene permangano ancora alcune perplessità.

La struttura delle varie missioni, ambientate all’interno di mappe aperte dall’estensione considerevole, ci chiederà come sempre di raggiungere vari obiettivi sensibili, permettendoci un approccio agli stessi quanto mai variegato. Sebbene sia possibile giocare a viso aperto, lanciandoci a testa bassa contro i drappelli nemici, è innegabile come la natura di cecchino di Karl sia più incline ad un modus operandi che fa della furtività il suo elemento cardine.

Questa predisposizione è messa in luce in modo evidente dal gunplay che caratterizza gli scontri ravvicinati, sicuramente più grezzo rispetto alla controparte che ci permetterà di uccidere dalla distanza. È studiando a dovere l’ambiente, così da raggiungere i punti di vantaggio migliori da cui far piazza pulita di nazisti, difatti, che Sniper Elite 5 riesce a farsi più convincente, grazie ad una fisica ed una balistica sviluppate: trattenere il respiro per limitare l’oscillazione della canna, calcolare l’indice di caduta del proiettile (più o meno marcato a seconda del livello di difficoltà scelto), oltre a personalizzare il nostro armamento nella maniera più adatta al nostro stile di gioco, giocheranno un ruolo importante nell’economia degli scontri dalla distanza.

Zipline e pareti scalabili avranno, purtroppo, un impatto meno marcato del previsto.

Che saranno resi ancora più esaltanti dalla consueta Kill Cam, controllabile dal player in modo leggermente più variegato rispetto al passato. In maniera analoga alle X-Ray viste nei recenti Mortal Kombat, questa feature ci permetterà di osservare l’effetto che i nostri colpi o fendenti avranno sugli organi interni delle malcapitate vittime: un’aggiunta più spettacolare che ludica, ma che, pad alla mano, è innegabile che riesca a galvanizzare il giocatore.

Gli ultimi trailer diffusi in merito al gioco, avevano anche messo in luce quelle che avrebbero dovuto essere alcune delle nuove caratteristiche di questo episodio, legate all’esplorazione più attiva dell’ambiente di gioco, grazie alla presenza di zipline e pareti scalabili. Se da un lato è vero che simili elementi sono presenti all’interno delle varie mappe, non si può negare come il loro impatto sia decisamente marginale, oltre che legato a momenti e situazioni decisamente più scriptati, e che finiscono per limitare in maniera sin troppo evidente la portate della loro introduzione.

A tal proposito, pertanto, avremmo preferito l’abbandono di soluzioni ludiche oramai vetuste, incarnate dalla presenza di muri invisibili che, se contestualizzati all’interno dell’azione, non possono che far storcere la bocca: vedere un Fairburne incapace di attraversare un cespuglio, oppure di scavalcare un semplice sacco di sabbia, sono scene a cui, nel 2022, non dovremmo più assistere.

Laddove il gioco non può certo essere criticato, invece, è per quanto riguarda le possibilità belliche in possesso del nostro cecchino, che potrà contare su di una serie assai corposa di bocche da fuoco ed altri strumenti di offesa, siano essere mine, granate ed altro. Le armi da fuoco, inoltre, potranno essere liberamente personalizzate e modificate per mezzo dei vari banchi da lavoro sparsi nelle aree di gioco, così da dare vita allo strumento di morte che più si addice al nostro modo di giocare. Presente anche una serie di perk sbloccabili, suddivisi in tre esili skill tree, che ci permetteranno di migliorare, man mano che giocheremo, le caratteristiche di Karl.

La Kill Cam ha sempre il suo spietato fascino.

Un altro aspetto che emerge in Sniper Elite 5 è la volontà di aprirsi ulteriormente al mondo del multiplayer, a partire dalla campagna principale. Questa difatti potrà anche essere affrontata in cooperativa, così da amplificare ulteriormente il divertimento, oltre a garantire nuove possibilità tattiche. È presente anche una interessante funzione PvP al suo interno, che prende in prestito le invasioni inaugurate da From Software: attivando l’opzione dedicata, potremo aprire le nostre sessioni ad un altro giocatore così da farlo entrare nella nostra partita nei panni di un cecchino dell’Asse, il cui obiettivo sarà quello da farci fuori. Si tratta di una feature sicuramente interessante, che ci permetterà anche di mettere le mani su alcune skin accessorie per il nostro personaggio.

Il gioco in compagnia, comunque, non si limiterà solo a questo ma presenterà anche l’immancabile modalità orda, in cui fino a 4 giocatori dovranno resistere agli assalti di ondate di truppe nemiche, oltre al consueto comparto multigiocatore, per un massimo di 16 utenti contraddistinto da quattro distinte modalità di gioco: al classico deathmatch e agli scontri a squadre (2 o 4 a seconda della scelta), abbiamo anche l’interessante schema Non Si Passa.

Quest’ultimo ben incarna lo spirito di Sniper Elite 5, mettendo a confronto due team separati da una barriera invalicabile, che dovranno darsi battaglia dalla distanza. Confessiamo di non aver potuto approfondire più di tanto il comparto multiplayer della produzione, dato che durante il nostro test i server erano popolati unicamente dai recensori, ma per quanto limitate le partite hanno restituito buone sensazioni. Per vedere come tutto si comporterà sul lungo periodo, come sempre in questi casi, bisognerà vedere in che modo il team deciderà di supportare il tutto.

Tramite i banchi da lavoro presenti nel gioco potremo modificare a piacimento ogni nostra arma.

Per quanto concerne il mero comparto tecnico, la produzione firmata Rebellion si presenta con luci ed ombre, queste ultime imputabili anche alla natura crossgenerazionale del titolo. È innegabile come il dettaglio generale risenta del non essere stato sviluppato in ottica puramente current-gen, situazione che restituisce sulla scena elementi non sempre impeccabili al livello di geometrie. Una situazione che, però, almeno su PS5 (console su cui abbiamo effettuato la prova) garantisce una fluidità impeccabile grazie anche alla scelta intelligente operata dal team di far scalare al gioco la risoluzione, in presenza delle situazioni più caotiche.

Buonissimo, invece (muri invisibili esclusi), il level design generale, che presenta ambienti molto ben strutturati e ricchi di percorsi alternativi e che hanno sfruttato la fotogrammetria per dare vita a trasposizioni digitali di ambienti reali. Dal lato del sonoro siamo di fronte ad un lavoro discreto, con un doppiaggio in lingue inglese/tedesca ed un’effettistica di buona fattura che hanno il pregio di dare il meglio in cuffia, grazie a un’ottima implementazione dell’audio tridimensionale che ci permetterà di capire con precisione la direzione da cui proverranno le varie minacce.

Non impeccabile invece l’IA avversaria, non sempre capace di adottare le giuste contromisure ai nostri assalti e che, soprattutto nelle location cardine, farà della quantità il suo maggiore punto di forza. Nota a margine per l’implementazione delle feature del DualSense: il trigger sinistro, grazie alla sua resistenza adattativa, ci permette di alternare in modo efficace la mira in terza e prima persona, semplicemente affondando più o meno il grilletto; per quanto riguarda il destro, invece, questo simula in maniera convincente l’azione del grilletto delle varie armi. Buono anche lo sfruttamento del feedback aptico, utilizzato per restituire le vibrazioni di apparecchiature e veicoli nelle vicinanze.

Sniper Elite 5 insomma non tradisce il proprio passato, presentando la consueta avventura in cui elementi stealth e shooter si fondono in maniera convincente. Se è vero che non tutte le novità promesse hanno finito per avere l’impatto sperato, non si può negare come Rebellion abbia lavorato per rifinire ulteriormente una formula divenuta a suo modo iconica e riconoscibile.

Ad un gunplay ravvicinato tutto sommato rivedibile, fa da sponda la cura riposta nello sviluppo della balistica a distanza che, grazie anche alla Kill Cam migliorata, rende ancora più galvanizzante colpire gli avversari nell’ombra. Se a questo si aggiunge un level design tutto sommato convincente, una campagna longeva e giocabile anche in cooperativa, ed un comparto multiplayer interessante, viene spontaneo consigliare la nuova avventura di Karl Fairburne anche a tutti coloro che non si siano mai calati nei panni del letale cecchino. I veterani, invece, troveranno nuovi motivi per continuare a falciare truppe dell’Asse in suo nome.

7 / 10

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