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Saints Row, il provato

Il ritorno della serie di Volition.

A volte capita di piazzarsi davanti al televisore perché si ha voglia di godere di un bel film d'autore ambizioso e impegnato; in altre occasioni ci si muove in cerca di una semplice americanata frenetica e galvanizzante nello stile di “Top Gun”; altre volte, invece, è “l'ignoranza pura” a guidare il dito sul telecomando, ed è allora che il cursore inizia a muoversi da solo su titoli come xXx, Fast & Furious, Bad Boys e compagnia.

Ecco, Saints Row di Volition Games è l'incarnazione di quest'ultima natura creativa: è la voglia di impennare e sbattere la ruota anteriore in faccia a un nemico, è una canzone fatta all'80% di bassi che rimbomba nelle casse mentre si svuota il caricatore di una mitragliatrice, è un personaggio che si aggrappa a un jet in volo e inizia una scazzottata in piedi sopra il vetro dell'abitacolo.

Ormai sono trascorsi sedici anni dall'esordio della serie, sono stati rilasciati quattro capitoli principali, e la formula esplosiva a base di azione, umorismo ed esagerazione è riuscita a raccogliere un discreto successo. In caso abbiate giocato Saints Row IV, beh, ricorderete la follia a base di invasioni aliene che ne caratterizzava l'essenza superando le lotte tra bande, e ricorderete soprattutto come il brand sia lentamente scomparso dai radar nel corso dell'ottava generazione di console.

Benvenuti nella contea di Santo Ileso.

Tutto è cambiato con l'annuncio di Saints Row, in uscita il 23 agosto del 2022, un titolo che – come testimoniato dall'assenza di un “numero” nel titolo – sembrava nato con l'obiettivo di riportare la saga alle sue radici, riavvolgendo il nastro ma soprattutto insinuando nella mente di molti appassionati l'idea di trovarsi di fronte a un reboot totale del brand, la più classica delle riletture nel senso contemporaneo del termine.

Dopo aver provato il nuovo Saints Row per circa tre ore, possiamo finalmente dirvi che non si tratta di un reboot completo, ma di una sorta di ritorno alle origini, ossia alla dimensione della violenta ed esagerata lotta tra gang e forze politiche che si contendono il controllo di una folle città americana, sullo sfondo delle classiche meccaniche di gameplay d'azione che da sempre – a prescindere dall'ambientazione – caratterizzano il brand.

Ci troviamo a Santo Ileso, contea che richiama palesemente l'appezzamento di sud-ovest americano posto tra Nevada e California del Sud, praticamente una specie di “San Andreas” nella diramazione vicina a Las Venturas per gli amanti di Grand Theft Auto, tra deserti punteggiati di cactus in valli monumentali e grattacieli che svettano in mezzo ai grossi centri cittadini.

La regione è divisa in nove distretti che spaziano da aree suburbane in stile Silicon Valley fino alla metropoli, dall'immenso deserto roccioso fino a El Dorado con i suoi casinò, e la caratteristica principale della mappa risiede nella verticalità: se in Saints Row IV era possibile scalare edifici grazie ai “superpoteri” del protagonista, Santo Ileso è disseminata di folli metodi artigianali – ad esempio gru da utilizzare come fionde - che consentono di spiccare il volo e planare verso le destinazioni con una pratica tuta alare.

La mappa si divide in nove distretti che spaziano dal centro della metropoli fino alle valli monumentali del deserto.

A testimonianza della voglia di tornare alle origini del brand, la contea di Santo Ileso è uno scacchiere sul quale diverse forze si danno battaglia: ci sono gli Idols, una gang di anarchici in stile cyberpunk che organizza fluorescenti rave party in mezzo al deserto, ci sono i Los Panteros, che tra una scazzottata e l'altra modificano auto e si danno battaglia sull'asfalto, e infine ci sono le Marshall Defence Industries, un gruppo di sicurezza privata paramilitare che può contare sulle tecnologie belliche più all'avanguardia.

È proprio durante il primo giorno di lavoro alle Marshall Defence Industries, nel ruolo di recluta “carne da cannone”, che facciamo la conoscenza del “Boss” di questo Saints Row, ovvero il protagonista interamente personalizzabile; il segmento di apertura, infatti, è nient'altro che una sequenza d'azione al cardiopalma nella quale i mercenari fanno irruzione in una cittadina uscita dal far-west per sterminare orde di scagnozzi e catturare un pericoloso ricercato.

Durante la missione il protagonista viene trattato come l'ultimo degli stagisti nonostante sia in grado di compiere imprese al limite dell'impossibile, abbordando un jet a mani nude e ripulendo intere strade a suon di esplosioni; vivo per miracolo, scoprirà a lavoro ultimato che non gli è stato neppure riconosciuto il “bonus per imprese straordinarie”, e la paga misera non basta a coprire le spese dell'affitto.

Il Boss divide infatti un appartamento nei sobborghi periferici di Santo Illeso con Neenah, meccanico affiliato ai Los Panteros, Kevin, DJ degli Idols, e Eli, forte di un master in business adiministration. Sono proprio i costi dell'affitto a far scattare nel personaggio la voglia di rimettersi in proprio, collaborando con i coinquilini per mettere in piedi una sorta di “gang” che, con il procedere dell'avventura, mirerà ad ottenere il completo controllo della contea.

Saints Row è sempre il solito Saints Row: follia, azione, umorismo, esagerazione.

La narrativa di questo Saints Row poggia sui tre classici pilastri della serie, ovvero azione, esagerazione e umorismo; siamo circondati da personaggi che non credono ai propri occhi nel vedere la follia del protagonista e dei suoi compagni, che riescono a far driftare senza sforzo automobili lungo le mura degli edifici o a demolire interi convogli militari come se fosse una normale giornata di lavoro alle poste. Nel corso di un'intervista i produttori hanno paragonato questo Saints Row al film Hobbs & Shaw, lo spin-off di Fast & Furious incentrato sui personaggi interpretati da Jason Statham e Dwayne Johnson, e dopo averlo toccato con mano non possiamo fare altro che dargli ragione.

Tutto, in Saints Row, è follia ed esagerazione: dagli inseguimenti con la polizia nei quali si possono usare i veicoli come se fossero vere e proprie armi, fino alle scazzottate nelle quali è possibile “smutandare” l'avversario per poi ficcargli una granata nei pantaloni e lanciarlo in mezzo ai nemici. A volte capita di lasciare una recensione da una stella sull'equivalente di Tripadvisor e venire attaccati senza pietà dai fan del locale, mentre in altre occasioni un semplice lavoretto di pedinamento si trasforma in un festival di esplosioni on-the-road che termina con uno schianto in fondo al Grand Canyon.

Sul fronte del gameplay, nulla è cambiato. Si tratta semplicemente di un ritorno alla normalità dopo la completa “locura” di Saints Row IV, e la formula principale è rimasta invariata: le fondamenta delle missioni sono sempre le classiche frenetiche sparatorie in terza persona condite da qualche esecuzione per recuperare punti vita, mentre le fasi di guida incarnano ancora la solita natura distruttiva, qui semplicemente limata e indirizzata verso la creazione del caos più totale.

Insomma, in Saints Row si vaga per la contea di Santo Ileso – che è grande ma fortunatamente non enorme – in cerca di attività che di volta in volta portano il Boss a farsi largo tra fiumi di piombo, risse da strada e inseguimenti distruttivi nello stile di Bad Boys II. Dallo smartphone, che è la principale interfaccia con il titolo, è possibile proseguire nelle missioni principali, mentre il mondo di gioco è un ricettacolo pieno zeppo di attività mordi e fuggi utili per guadagnare denaro e altre ricompense.

Si ritorna nella dimensione delle lotte fra gang nei sobborghi americani, qui nel sud-ovest del paese.

Motore dell'offerta è infatti il sistema di reward per il completamento delle attività, che di volta in volta premiano il giocatore con nuovi veicoli da mettere in garage, nuove armi, nuovi oggetti per la personalizzazione estetica e nuove abilità con cui incrementare il potenziale distruttivo. Ovviamente non sappiamo ancora dove voglia andare a parare l'esperienza, ma gli sviluppatori hanno parlato di “business legali e illegali che si possono aprire in diversi distretti per potenziare la gang”, il che fa pensare a un sistema simile a quello incontrato anni fa nei confini di Grand Theft Auto: Vice City.

Saints Row mette sul piatto la classica offerta onesta, diretta, senza fronzoli: chi sceglie di confrontarsi con la serie sa bene a cosa va incontro. Non bisogna aspettarsi una narrativa da Oscar, un gameplay rivoluzionario o un comparto grafico spacca-mascella, ma una costante pioggia di proiettili accompagnata da canzoni che fanno vibrare le casse e scariche di battute demenziali. In poche parole, è possibile che alcuni di noi videogiocatori siano “troppo vecchi per questa roba” ma nella pratica si tratta dell'equivalente videoludico di uno degli ultimi film di Fast & Furious.

Anche dal punto di vista tecnico il progetto non si discosta da quanto visto negli episodi più recenti, il che era prevedibile dato lo sviluppo e la natura puramente cross-gen: non si trova ancora quel balzo generazionale che diverse serie meriterebbero, e tanto il piglio quanto la formula restano ancorate al passato. La build da noi testata non era poi priva di sbavature ma quando manca oltre un mese al lancio ufficiale, bisogna sempre prendere il tutto con le pinze. Lo stile artistico, già vicino alla dimensione del cartoon, si è avvicinato ancor di più all'interpretazione che ha conosciuto il successo planetario sull'isola di Fortnite, tanto che a tratti – pad alla mano – sembra di giocare a una versione free-roaming e in giocatore singolo dello shooter di Epic Games.

Merita una menzione la presenza di una componente co-op basata su un sistema drop-in, il che significa che è possibile entrare in qualsiasi momento nella partita di un amico – oppure ospitarne una – utilizzando il proprio personaggio durante qualunque attività, e tutti i progressi effettuati nel corso della sessione cooperativa vengono mantenuti anche al momento del ritorno nella campagna in giocatore singolo.

Distruggere un esercito? Per il boss di Saints Row è un lunedì qualsiasi.

Insomma, questo ritorno al passato in salsa Saints Row è emerso dalla nostra prima prova come una sorta di soft-reboot, se vogliamo un “ritorno sui binari” per una serie che era inevitabilmente decollata verso la follia più totale dopo aver chiuso il ciclo iniziato da “The Third”. Santo Ileso ci riporta (per modo di dire) con i piedi per terra, e il piglio da film d'azione anni '90 torna a fondersi con le più classiche lotte fra gang per il completo controllo territoriale.

Se siete in cerca di qualcosa di profondo, pacato, dal forte piglio autoriale e dall'anima ricolma d'arte, beh, la contea di Santo Ileso sicuramente non fa per voi. Saints Row resta invece la destinazione perfetta per le vacanze di quei videogiocatori che vogliono usare un auto per abbattere un elicottero in stile Bruce Willis, lanciandosi fuori dal raggio dell'esplosione con una tuta alare, mentre i bassi fondono le casse.

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Saints Row (2022)

PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series X/S, PC

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Lorenzo Mancosu

Editor-in-Chief

Cresciuto a pane, cultura nerd e videogiochi, i suoi primi ricordi d'infanzia sono tutti legati al Super Nintendo. Dopo aver lavorato dentro e fuori dall'industry, è finalmente riuscito ad allontanarsi dalle scartoffie legali e mettere la sua penna al servizio di Eurogamer.it.

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