Perché Resident Evil 7 è un ritorno alle origini? Ce lo spiega il producer Masachika Kawata

Tante novità ma vecchie sensazioni.

Resident Evil 7 rappresenta un cambiamento non da poco per la serie Capcom, un cambiamento che, da ciò che traspare dalla nostra prova, sembra funzionare.

Al di là del cambiamento di visuale e dell'assenza, almeno per il momento, di zombie, la compagnia nipponica ha sempre sottolineato la volontà di tornare alle origini del franchise, ai titoli classici tanto apprezzati dai fan. Il producer, Masachika Kawata, ha spiegato in dettaglio a Reno-Gazette Journal perché questo nuovo capitolo rappresenta un ritorno al passato.

"Se guardi solo al gameplay in realtà è molto simile alle sensazioni dei titoli classici della serie. Ci siamo chiesti cosa rende Resident Evil così speciale e abbiamo preso molti spunti dal primo Resident Evil nel corso dello sviluppo. Resident Evil 4, 5 e 6 erano decisamente più nel genere action e avevano delle dimensioni notevoli. Con il prossimo gioco non ci siamo concentrati necessariamente sull'aumentare le dimensioni".

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Kawata è convinto che ci siano delle similitudini anche tra la prima persona e le telecamere fisse utilizzate in passato.

"Parlando della prospettiva in prima persona e di quella garantita dalle telecamere fisse, ciò che sei in grado di vedere può sembrare diverso ma c'è comunque un punto cieco in entrambi i casi. Le similitudini tra le due prospettive sono incentrate sul fatto che in entrambi i casi c'è l'orrore derivante dal non sapere cosa si trova in quel punto cieco. Una camera più vicina al giocatore simula maggiormente un'esperienza realistica e garantisce più immersione che ci permette di raggiungere un livello di paura maggiore".

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Riguardo l'autore

Alessandro Baravalle

Alessandro Baravalle

Redattore

Si avvicina al mondo dei videogiochi grazie ad un porcospino blu incredibilmente veloce e a un certo "Signor Bison". Crede che il Sega Saturn sia la miglior console mai creata e che un giorno il mondo gli darà ragione.

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