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Grounded, la recensione

Dopo due anni di early access, finalmente la prova definitiva.

Quando si hanno idee e talento, non importa il budget che si ha a disposizione. Del resto, per scrivere una storia servono solamente carta e penna ma, soprattutto, molti feedback da parte dell'utenza per capire l'esatta direzione da seguire.

Grounded è questo: un prodotto sviluppato con passione e per i giocatori che negli ultimi due anni di early access hanno consigliato e ispirato la software house, con una versione 1.0 concreta che regalerà tantissime ore di divertimento.

In un'atmosfera che richiama i magici anni '80, strizzando almeno inizialmente l'occhio a Stranger Things, Grounded racconta di quattro ragazzini (il numero dipende da quanti giocatori sono presenti in partita) misteriosamente rimpiccioliti nella dimensione di pochi millimetri, risvegliatisi in una strana valigetta abbandonata in un classico giardino di una casa statunitense. Con l'obiettivo di tornare alle dimensioni normali, si andrà alla ricerca della verità ma lo si farà con i propri tempi, visto che il titolo si presenta con una struttura da sandbox e survival, in cui quasi tutto cercherà di uccidervi.

Non è un segreto, infatti, che i nemici presenti nell'ambiente di gioco siano (semplifichiamo) gli insetti, che dal nostro normale punto di vista possono sicuramente risultare fastidiosi ma, il più delle volte, del tutto innocui. Grounded riesce a capovolgere questa prospettiva, soprattutto quando si ha di fronte un ragno grande quanto una palazzina e zanzare in grado di colpirvi come se vi arrivasse addosso un Cessna.

Il nostro amico robot coi baffi.

Un semplice giardino diventa un campo di battaglia in cui sopravvive solo il più forte e, molto spesso, non siamo noi. La componente survival, per quanto non estremizzata, è perfettamente funzionale al mood scelto da Obsidian, in cui non ci si prende particolarmente sul serio ma quando si sbaglia qualcosa sono dolori amari.

Partendo da una narrazione funzionale ma non priva di guizzi, in Grounded si procede con cautela, cercando di esplorare ogni anfratto del giardino alla ricerca di risorse per il crafting, cibo, acqua e laboratori segreti in cui sbloccare nuove ricette e progetti, utili per costruire nuove armi, armature e accessori in grado di difendervi da ogni minaccia.

La base è però l'esplorazione di un giardino abbastanza vario, ricco di rifiuti e oggetti abbandonati che, però, raccontano anche una storia: anche questo aspetto è il bello del titolo, una narrativa silenziosa di soulsiana memoria, in cui un anello di fidanzamento sul fondo di un laghetto racconta più di qualsiasi riga di testo. Non che non manchino i documenti: la mappa è ricca di audiocassette e cartelle da reperire, utili per fare luce su quanto avvenuto ma anche in grado di dare al giocatore suggerimenti utili per proseguire o migliorare.

L’impalcatura, dunque, funziona a meraviglia e l'esperienza del team di sviluppo (che ricordiamo essere i padri di Fallout: New Vegas, The Outer Worlds e Pillars of Eternity, tra gli altri) si vede in ogni anfratto. La scelta di rendere il tutto meno realistico, con una sana patina di cel-shading e colori molto accesi, trasforma Grounded in un parco giochi in cui si prova un po' di disgusto, mitigato però dalle scelte stilistiche. Questo stile ha subìto una grossa evoluzione, visto che la build preliminare prevedeva una grafica estremamente realistica, in cui un ragno avrebbe fatto terrore a chiunque.

Ragni come carri armati.

Proprio per questo si è cercato di replicare un mood caricaturale ma se questo non bastasse, Obsidian ha realizzato apposite opzioni per chi ad esempio è aracnofobico, rendendo i ragni quasi irriconoscibili. Superato questo ostacolo, però, il titolo sembra raffigurare un mondo alieno, in cui inizialmente siamo delle semplici prede di creature che normalmente scacceremmo via con la mano.

La progressione procede dunque in base alla nostra cautela, capendo quali battaglie affrontare o meno, creando oggetti via via sempre più potenti o rifugi a prova di bomba. La questione crafting è forse quella più riuscita del titolo, con una miriade di oggetti da poter creare, tra cui alcuni unici, come armi in grado di avere interessanti effetti secondari.

Benché sia possibile giocare tranquillamente in solitaria, affrontare il giardino con amici regala una sensazione diversa, anche perché Grounded riesce a essere davvero ostico. Soprattutto inizialmente, quando abbiamo solo una misera ascia e poco più, trovarsi di fronte una cimice o a una larva significa semplicemente darsela a gambe, anche perché morire porta a una conseguenza dispendiosa in termini di tempo.

L'open world prodotto da Obsidian, infatti, non prevede viaggi rapidi, cosa che può essere mitigata allestendo piccoli rifugi; solo uno di essi però può aver funzione di punto di controllo. Questo significa che più ci si inoltra all'interno dell'ambiente di gioco, più sarà necessario impostare un checkpoint manuale, ma non è così semplice.

Anche le carpe sanno essere letali.

Tralasciando l'avere a disposizione le risorse necessarie alla costruzione, bisogna trovare un punto in cui si è al sicuro, per evitare di risvegliarsi davanti a qualcosa di terribile. Può capitare dunque di costruire rifugi molto lontani dal nostro obiettivo, una strada da ripercorrere in toto in caso di morte. Obiettivo che, però, non si sa bene dove sia. Una delle caratteristiche del titolo, infatti, è il non dare troppe indicazioni a schermo, spingendoci in primo luogo a capire dove potrebbe trovarsi il luogo prefissato e successivamente come arrivarci. Rispetto agli open world classici, in cui tutto è abbastanza guidato, qui bisogna ingegnarsi, una situazione che per molti potrebbe essere un ulteriore ostacolo ma che in realtà si sposa bene con l'intera esperienza di gioco.

Questo è probabilmente l'unico aspetto in grado di rendere Grounded un po' frustrante, anche perché morire non è poi così raro. Bisogna studiare gli avversari, ognuno dotato di punti di forza e debolezza che portano il giocatore a creare armi specifiche per affrontare i vari avversari. Questo influenza anche l'approccio alle battaglie, tra attacchi ravvicinati, parry e attacchi a distanza con frecce e bombe, il che si traduce in una certa varietà d'azione.

Purtroppo, il combat system non risulta particolarmente complesso, con un moveset delle armi abbastanza basilare e lontano da certi tecnicismi presenti in titoli simili. Ma, come detto, il mood imposto da Obsidian è quello di una certa spensieratezza, un divertimento semplice e condiviso; è chiaro però come un po' di profondità in più in questo aspetto non avrebbe guastato. In più, anche il feedback dei colpi non è particolarmente ben calibrato, rendendo difficile spesso capire se si stia realmente colpendo qualcosa o l'entità del colpo in sé.

Bisogna affrontare prima il disgusto, poi il nemico.

Il che è un po' un peccato, visto che in tutto il resto la cura per i dettagli si vede, anche nello studio delle risorse a disposizione, indispensabile per capire come usarle e per aumentare il nostro livello di “scienza”. Grounded non dispone di una struttura di abilità del personaggio in senso stretto, né di un aumento di livello. È possibile però sbloccare nuove funzioni e talenti in base alla già citata scienza accumulata o semplicemente eseguendo azioni: l'esperienza intrinseca all'interno del gioco modificherà in nostro DNA, aumentando l'efficacia ad esempio nel trattenere il respiro sott'acqua o migliorare la finestra di parry. Questi perk passivi sono attivabili due per volta, per cui è utile capire cosa attivare e quando in base alle necessità.

Dunque, tra le quest principali, secondarie e crafting, c'è tanto da poter giocare stando attenti a dove mettere piede e cercando di non infastidire eccessivamente gli abitanti del giardino. L'approccio però dipende sempre dal giocatore e la libertà si avverte in qualunque momento di gioco. Tuttavia, qualora il tutto risultasse fin troppo ostico, è possibile personalizzare totalmente la partita, al punto da far sparire tutti gli insetti e godersi solamente la narrazione.

Chiaramente si perde tanto del gioco ma è una possibilità in più, accompagnata da tantissime opzioni per l'accessibilità. Meno sul fronte tecnico, con opzioni dedicate alla versione PC davvero risicate ma in cui spicca l'attivazione dell'FSR AMD, in grado di migliorare decisamente le prestazioni (anche se non parliamo di una resa grafica eccelsa).

Questi spaventano anche a grandezza naturale.

Grounded è dunque una piccola grande avventura: piccola visto il tipo di produzione e il contesto di gioco, grande perché, nonostante ciò, ci si trova di fronte a un titolo solido e capace di regalare parecchie ore di sano divertimento. Obsidian non si è inventata nulla di nuovo, sia chiaro, eppure tutto appare come un piccolo passo verso lidi inesplorati, un giardino che rappresenta un mondo all'interno di un mondo più grande ma non per questo meno importante.

8 / 10

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A proposito dell'autore

Marcello Ribuffo

Contributor

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