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I videogiochi hanno un problema di reinserimento

Premiateci per tornare a giocare e non puniteci per essere stati via a lungo.

Quindi ritorniamo al dilemma: la patch next-gen per Cyberpunk 2077 è quasi pronta - ma in realtà ancora non così pronta dopo tutto questo tempo. Immaginate se l'aveste aspettata per continuare la vostra campagna (ed è proprio quello che ho fatto io!):non importa se avevate comprato una nuova console per l'occasione, tornerete a giocarci e sarà meraviglioso. Il gioco sarà completamente privo di qualsiasi bug!

La domanda è però la seguente: dovreste iniziare da capo o continuare da dove avevate interrotto? Nel mio caso, il problema è che non ricordo cosa stessi facendo esattamente nel gioco quando l'ho lasciato in sospeso. Non so se avevo montato impianti di lame nelle mie braccia. Non so cosa stesse facendo quel losco samurai tra i miei contatti, e nemmeno che ruolo avesse Keanu (però so che è in Matrix 4). In parole povere, non ricordo come si gioca a Cyberpunk 2077. E sapete che c'è? Non credo che al gioco importi molto.

Probabilmente non si accorgerà che sono mancato per tutto questo tempo. Semplicemente, mi catapulterà nuovamente a Night City in una schermata piena di figure indecifrabili, et voilà: eccoci nuovamente qui. Il solo pensiero di questa situazione mi fa vacillare.

Uno sguardo abbastanza recente alle performance di Cyberpunk 2077 su console di nuova generazione.

Penso che i giochi abbiano un problema a farci reinserire. Passano un sacco di tempo nell'aprirsi piano piano, come si fa coi bambini in una piscina. Ma una volta che stiamo galleggiando felici, vanno via. Danno per scontato che stiamo a posto e perfettamente in grado di galleggiare nella piscina che rappresenta in modo figurativo il loro microcosmo. Ma che succede se poi ci allontaniamo per andare a fare una scarpinata o un giro in bici? Che succede se ritornate e non ricordate come si nuota? In questo caso non c'è alcun sussidio al galleggiamento: si andrà a fondo nelle profondità più melmose.

Sto portando questa questione alla luce ma non è la prima volta che m'imbatto in questo problema, e sono sicuro che anche a voi sarà capitato diverse volte. Viviamo in un mondo in cui i giochi generalmente tendono a diventare sempre più grandi e più dispendiosi dal punto di vista del tempo richiesto. Se una compagnia riesce a dominare il nostro tempo, ne è entusiasta. Ma chi ha tutto questo tempo per dedicarsi a un solo gioco, specialmente quando ne escono tanti altri in un breve lasso di tempo? All'atto pratico è molto più verosimile che giochiamo per un po' ad un titolo e che poi lo abbandoniamo tutto a un tratto per giocare a qualche nuova uscita di successo. E poi vi capiterà di trovarvi nella mia stessa situazione.

Qui mi sento di proporre una soluzione davvero radicale al problema! Un contatore del tempo, o potete semplicemente chiamarlo orologio, se preferite. E quel che fa, è semplicemente contare quanto tempo siete stati via: se siete stati via oltre una data soglia di tempo, allora si avvia un processo di reinserimento.

So cosa sta pensando V: lei pensa 'mmmh come sono buoni questi noodle!'

Fate un bel respiro adesso. So che è una cosa grande ma nemmeno tanto, se ci pensate. Non sarebbe un cambiamento così radicale. Pensate alle serie TV e ai riassunti che ci vengono proposti. Sono parte dell'esperienza stessa, pensati per riportarci in carreggiata ogni volta che arriva un nuovo episodio. Perché dunque non possiamo avere un qualcosa di simile per i videogiochi? Gli RPG molto vasti ne beneficerebbero enormemente. Quante volte avete loggato semplicemente per leggere il questlog e avete pensato che fosse scritto in una lingua incomprensibile?

I videogiochi devono pensare di più a questo tema. Non si tratta solo della storia, che potete ricordare poco e male ritornando a giocare dopo un lungo periodo di pausa, ma piuttosto delle meccaniche di gioco. Ci potrebbero essere diverse tematiche che girano attorno a questo fattore. Prendete Cyberpunk 2077 come esempio: e se V proponesse un altro modulo di allenamento virtuale? Avrebbe molto senso e si potrebbe farlo passare come un modo per V di tenere a mente le sue abilità.

Non sarebbe difficile ipotizzare uno scenario simile che si adatti a ogni videogioco. Con uno sforzo congruo, il reinserimento potrebbe essere anche una cosa divertente per i giocatori, offrendo uno sguardo più ampio al mondo di gioco. Dopotutto, non si dovrebbero premiare i giocatori che ritornano a giocare invece di punirli per essersi allontanati per molto tempo?

C'è molta strada da fare. Mi rivolgo a Ubisoft, Bethesda e CD Projekt e atutti i grandi publisher. So che voi credete il pubblico giochi ai vostri giochi isolandosi da tutto il resto, ma la realtà è molto diversa. Tutti hanno altre cose da fare nella propria routine e anche altri giochi da giocare. Ma potrebbe venir voglia di ritornare a giocare a quei giochi lasciati in sospeso, e ci piacerebbe essere aiutati in questo processo di reinserimento. Perché non renderci quindi tutto più semplice?

A proposito dell'autore
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Robert Purchese

Senior Staff Writer

Bertie is senior staff writer and Eurogamer's Poland-and-dragons correspondent. He's part of the furniture here, a friendly chair, and reports on all kinds of things, the stranger the better.

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