Se clicchi sul link ed completi l'acquisto potremmo ricevere una commissione. Leggi la nostra policy editoriale.

Splatoon 3 è come una versione “Ultimate” e Nintendo dovrebbe produrne di più

Meglio la versione finale e definitiva di un videogioco o un nuovo capitolo numerato?

C'è una vecchia leggenda, confermata da uno dei diretti interessati, che è emersa dagli studi di sviluppo di Nintendo: poco prima di morire, il grande Satoru Iwata ebbe un incontro con Masahiro Sakurai – creatore di Kirby e della serie Super Smash Bros - durante il quale lo pregò di mettersi ancora una volta al servizio della Grande N al fine di dare i natali a una versione definitiva, next-gen, “Ultimate”, del famosissimo fighting-game a tema personaggi dei videogiochi.

Masahiro Sakurai, stanco dopo anni di lavoro su una serie di titoli tecnicamente faticosissimi, accettò comunque l'incarico, e in seguito alla morte di Iwata lo trasformò in una vera e propria missione: era determinato a creare la forma finale della sua opera, sia per accontentare milioni di appassionati che da anni la chiamavano a gran voce, sia soprattutto per onorare la volontà e la memoria del suo capo e mentore.

Da quella determinazione nacque Super Smash Bros Ultimate, un'opera eccezionale che, con quasi 30 milioni di copie piazzate, è diventata nel tempo la produzione del genere fighting più venduta di tutti i tempi, un esport di successo, un titolo adatto a tutti i palati, nonché una delle più grandi enciclopedie mai create a tema videogiochi. In caso voleste saperne di più, abbiamo realizzato un'analisi che mette nero su bianco i motivi per cui un fenomeno come Super Smash Bros Ultimate probabilmente non si verificherà mai più.

Splatoon 3 non è un more of the same, ma una versione Ultimate di Splatoon.

Ma ciò che ci interessa oggi è proprio la dicitura “Ultimate” che fu posta a chiusura del titolo dell'opera: un aggettivo che era perfettamente indicativo del progetto, perché oltre un tessuto di tecnica sopraffina si nascondeva una mole di contenuti senza precedenti. Tutti i personaggi mai apparsi nel roster sarebbero tornati sul palcoscenico, accompagnati da tantissimi nuovi arrivati, da dozzine di livelli iconici, da migliaia di colonne sonore originali pescate direttamente dai grandi capolavori del medium.

E qui si apre un inevitabile dibattito: che differenza c'è tra quello che viene definito “more of the same” e un'esperienza che potremmo definire “Ultimate”? Perché a volte la continuità di un progetto viene percepita come una mancanza, e in altri casi come il coronamento di un viaggio fantastico? Si potrebbero scrivere dozzine di articoli che analizzino la questione, studiando il modo in cui nuovi capitoli di determinate saghe vengano accolti dal pubblico, ma una cosa è certa: quando si tratta di esperienze story-driven – magari anche solo single-player – i videogiocatori sono molto insofferenti al “more of the same”.

Ma quando si tratta di videogiochi dall'impronta più arcade, la storia cambia completamente. Nei confini dei picchiaduro, dei racing, degli sparatutto arena, la mole di contenuti è determinante: gli appassionati vogliono tanto di tutto, dalle mappe fino alle armi passando per i personaggi per arrivare infine ai veicoli. Vogliono versioni onnicomprensive delle formule che hanno imparato ad amare, ed è proprio qui che entra in scena Splatoon 3.

Super Smash Bros. Ultimate ha segnato la forma finale dei franchise arcade di Nintendo.

Un titolo fantastico, Splatoon 3, che ha un solo piccolo difetto formale: avrebbe meritato di chiamarsi Splatoon Ultimate. Perché quel numerino accanto al titolo può ingannare, può far pensare a qualcosa di diverso, di distante dalla formula originale, quando Splatoon 3 non è altro che la formula definitiva alla base della saga di Splatoon, la massima espressione di ciò che si può raggiungere nelle colorate Mischie Mollusche.

Le 12 mappe, le 11 categorie di armi che si snodano lungo 53 singole bocche da fuoco, i 16 strumenti speciali e la quantità incalcolabile di opzioni di personalizzazione, ricalcano proprio la volontà di mettere in scena una versione definitiva; il che, a ben vedere, nel corso degli anni si è trasformato in un punto fermo della filosofia alla base di Switch, forse un riflesso della volontà di riportare alle vette che meritavano alcuni brand consolidatisi durante l'epoca di WiiU.

Mario Kart 8 Deluxe è l'esempio perfetto di questa categoria di titoli, perché nonostante l'8 che campeggia accanto al nome dell'iconico brand ha iniziato a mutare, a trasformarsi lentamente in un'edizione definitiva e onnicomprensiva di Mario Kart, mettendo in scena grandi circuiti del passato e valanghe di novità; oggi è talmente ricco dal risultare effettivamente un Mario Kart “Ultimate”, tanto che all'orizzonte è ancora impossibile individuare l'esordio di un suo possibile erede.

Tutte le armi, una dozzina di mappe, tre modalità principali: Splatoon è quella versione definitiva cui Nintendo dovrebbe ambire.

Forse è proprio questo il futuro che merita ciascuna epitome della produzione classica di Nintendo, che tradizionalmente è sempre stata vicina alle formule cosiddette arcade; i Mario Kart, i Mario Party, i Mario Strikers, gli Splatoon: è possibile che in un giorno non troppo lontano assumeranno tutti quanti la “formula Ultimate”, avvicinandosi allo stile dei giochi come servizi ma senza diventarlo completamente, assorbendo solamente ciò che di buono emerge dal videogioco come piattaforma.

In questo momento siamo nel pieno dell'era Splatoon 3, un'esperienza che sta dominando le classifiche di vendita di tutto il mondo ma che, talvolta, viene ancora tacciata di essere un evitabile more of the same. Ed è qui che sorge il problema: cosa deve fare un titolo legato all'ispirazione che definiamo impropriamente “arcade” per costruire un sequel di successo? Nelle situazioni in cui una formula è ancora pienamente efficace, le meccaniche sono giovani, il pubblico ha “fame”, come dovrebbero procedere gli sviluppatori?

Dovrebbero lavorare proprio come hanno fatto su Splatoon 3: limando la componente tecnica per aderire maggiormente al sottobosco degli esports e aumentare la profondità, migliorando l'esperienza visiva e la fluidità della messa in scena, integrando tutte le opzioni più amate dal pubblico e aggiungendone di nuove. E questa potrebbe sembrare un'operazione semplice, quasi ovvia, ma la verità è che è molto più complessa di quanto potrebbe apparire.

Con Mario Kart 8 Deluxe, Nintendo si è avvicinata pericolosamente alla formula Ultimate.

Proviamo a immaginare concretamente il prossimo capitolo di Mario Kart: se questo non ospitasse al suo interno un numero di circuiti paragonabile a quelli del predecessore, un numero di piloti, mezzi e strumenti equivalente - il tutto corredato da una corposa offerta originale e dalla volontà di espandere ulteriormente la formula - probabilmente non riuscirebbe a raccogliere quella corona che in questo momento ha concesso a Mario Kart 8 Deluxe di piazzare più di 46 milioni di copie solo su Nintendo Switch.

Siamo al weekend successivo al primo Splatfest di Splatoon 3, il primo assaggio del supporto post lancio per questo capitolo definitivo, ovvero all'inizio di una lungo cammino che, idealmente, porterà una delle opere più innovative di Nintendo a trascendere i suoi confini. Questo weekend, infatti, si terrà anche un maxi-torneo di Super Smash Bros Ultimate a San Antonio, in Texas; possibile che nel giro di qualche mese assisteremo a una simile esplosione anche nei confini delle Mischie Mollusche tra Inkling e Octoling?

A proposito dell'autore
Avatar di Lorenzo Mancosu

Lorenzo Mancosu

Editor-in-Chief

Cresciuto a pane, cultura nerd e videogiochi, i suoi primi ricordi d'infanzia sono tutti legati al Super Nintendo. Dopo aver lavorato dentro e fuori dall'industry, è finalmente riuscito ad allontanarsi dalle scartoffie legali e mettere la sua penna al servizio di Eurogamer.it.

Commenti